“Hamilton in McLaren era un uccello in gabbia”, parola di Hill

Formula 1: secondo Damon Hill, Lewis Hamilton ha lasciato la McLaren per passare alla Mercedes perché si sentiva come un uccello in gabbia

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    Captiamo e riportiamo le parole di Damon Hill sul clamoroso addio di Lewis Hamilton alla McLaren per intraprendere una nuova e rischiosa avventura in Mercedes. Il campione del mondo 1996, parla dall’Inghilterra dove si ha una visione più nitida del mondo che ha circondato il pilota anglocaraibico sin dal suo debutto nelle competizioni che contano. Secondo l’ex pilota di Williams, Arrows e Jordan, la scuderia di Woking non dava abbastanza libertà ad Hamilton:“Lewis alla McLaren era come un uccello in gabbia. Controllavano tutto quello che faceva sin da quando era bambino – ha dichiarato al Daily Mail - detto ciò, non sono affatto stupito che lui abbia sentito il bisogno di andarsene via”.

    Hamilton adesso deve spiegare le ali

    “E’ arrivato per lui il momento di spiegare la ali - ha proseguito Damon Hill - Certamente c’è un rischio in tutto ciò considerando che la Mercedes non ha il palmares della McLaren ma, parlando da pilota, devo far presente che a volte paga anche essere lungimiranti ed andare a pensare a quali siano gli scenari futuri. Le cose possono cambiare e migliorare”. Parole sante. Non sempre giuste ma condivisibili. Proprio Hill lasciò la potente Williams nel 1996 per passare alla pessima Arrows. Pensate un po’, però, cos’era la Red Bull 7 anni fa e cosa è adesso. Hamilton per Stoccarda può essere come Vettel per Milton Keynes o Schumacher per Maranello. Non ci sono dubbi al riguardo.

    McLaren: Hamilton ha fatto la sua scelta

    Che Damon Hill abbia centrato il bersaglio, lo dimostrano le parole di Martin Whitmarsh. Il team principal della McLaren conferma che Lewis Hamilton non ha lasciato Woking per sole questioni economiche:“Abbiamo discusso molto con lui e gli abbiamo sottoposto un’ottima offerta economica garantendogli anche una maggior libertà, ma alla fine ha preso questa decisione”, ha spiegato ai microfoni di Sky Sport. Se, da una parte, abbiamo un Whitmarsh che fatica ancora di dover fare a meno di quel talento fatto crescere con tante attenzioni sin da quando era 13enne, dall’altra parte della barricata c’è un Ross Brawn impaziente di cominciare questa nuova avventura. Parlando su Sky ai tifosi del pilota, scettici sulla scelta di passare ad un team meno forte dal punto di vista dei risultati, il tecnico britannico spiega:“Devono capire le ragioni che lo hanno portato a questa scelta e sostenerlo. E’ una persona veramente intelligente che ha preso una decisione sulla base di ciò che stiamo dimostrando di saper fare. Nelle stagioni a venire ci saranno alti e bassi ma noi siamo determinati a vincere e crediamo adesso di avere tutti gli ingredienti necessari per farlo”. Viste le ambizioni della casa di Stoccarda, in molti iniziano a fare il paragone tra l’arrivo di Schumacher in Ferrari nel 1996 e quello di Hamilton del 2013 in Mercedes per la costruzione di un ciclo di grandi successi. “Speriamo di ricreare qui tutti gli elementi che ci furono allora”, ha confermato Brawn. Il team principal, però, nega che stavolta ci sarà una prima ed una seconda guida:“Hamilton ci ha chiesto rassicurazioni sulla parità di trattamento ma non ha mai chiesto lo status di numero 1″.