I 10 record imbattibili in Formula 1

La storia della Formula 1 è ricca di record inarrivabili. Ecco quali sono i 10 record più strani e particolari della storia della Formula 1.

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    Formula 1 dei record

    Pochi record in Formula 1 sono veramente imbattibili: molti pensavano che il bottino di 65 pole position di Ayrton Senna fosse inespugnabile, ma Michael Schumacher lo conquistò, e molti di quelli che ora giurano che il record di 91 vittorie dello stesso Schumacher sia irraggiungibile sono gli stessi che prima pensavano lo stesso delle 51 vittorie di Alain Prost. Come dice un famoso detto, i record sono fatti per essere battuti; ce ne sono alcuni che però rimarranno veramente in eterno: dai ‘nonnini’ sul podio alla spartizione di un singolo punto tra sette piloti. Ecco i dieci record più significativi e particolari della storia della Formula 1. Sfogliate le pagine per scoprirli tutti. Ve li ricordavate tutti oppure alcuni di questi record non li avevate mai sentiti? Aspettiamo come sempre i Vostri commenti.

    10. Il vantaggio minimo per una pole

    Il Gran Premio d’Europa del 1997 vien principalmente ricordato per il tentativo, peraltro fallito, da parte di Schumacher di mettere KO il contendente al titolo Jacques Villeneuve. Ma i più attenti ricorderanno anche l’incredibile evento del sabato pomeriggio in cui, durante le qualifiche, tre piloti segnarono il loro giro veloce eguagliandosi al millesimo. Quel giorno a Jerez prima Villeneuve, poi Schumacher e infine Frentzen fermarono il cronometro sul tempo di 1’21.072’’. Sebbene in Formula 1, a differenza delle IndyCar, la visualizzazione del tempo si arresti alla terza cifra decimale questo record rimarrebbe valido addirittura al decimillesimo di secondo.

    9. Inizio anticipato

    Mentre ultimamente la stagione di Formula 1 scatta verso metà marzo, fino agli anni ’80 era consuetudine che iniziasse a Gennaio. In due edizioni particolari però (1965 e 1968) si decise di iniziare proprio il primo giorno dell’anno, per poi attendere anche quattro mesi prima di assistere al Gran Premio successivo. La prossima volta pensateci bene prima di giudicare troppo lunga la pausa estiva di “sole” quattro settimane.

    8. La gara più lunga

    Stiamo parlando del Gran Premio del Canada del 2011, quando dopo una partenza bagnata un tremendo scroscio di pioggia rese necessarie due ore di bandiera rossa. Una volta ristabilitesi le condizioni sufficienti a gareggiare in sicurezza, si ricominciò tenendo conto del programma originario che prevedeva la bellezza di 70 giri, conclusi 4 ore e 4 minuti dopo il via. Il vincitore fu Jenson Button che autore di una gara rocambolesca (incidente col team-mate Lewis Hamilton, conseguenti drive trought e rimonta dal fondo del gruppo) fu abile a cogliere nell’ultima tornata un errore di Sebastian Vettel, che di fatto gli consegnò la vittoria.

    7. Maggior numero di esclusioni

    Quando sul finire degli anni Ottanta le iscrizioni al mondiale si gonfiarono eccessivamente, ogni weekend si era soliti tenere una fase di pre-qualifica in modo da eliminare dalla lista le vetture più lente, per poi iniziare con la vera competizione. Il pilota che cadde il maggior numero di volte sotto questa ghigliottina fu senz’altro Gabriele Tarquini che, pur guidando per squallidissimi team (Coloni, AGS e Fondmental), fallì la qualificazione alle qualifiche-scusateci il gioco di parole, per ben 24 volte, senza contare le 16 qualifiche in cui non riuscì a stampare un tempo sufficiente ad ammetterlo alla gara. Visti i mutamenti dell’economia globale, una griglia talmente affollata da dover richiedere una scrematura preventiva pare ben lontana da realizzarsi: questo rende pressoché inossidabile il record del nostro Gabriele.

    6. Maggior numero di partecipanti

    Agli inizi degli anni ’50, per via dell’oggettiva difficoltà a procurarsi vetture da Formula 1, spesso venivano ammesse in griglia numerose vetture concepite come F2 ma riadattate alle esigenze della massima serie. Ciò portò, nel Gran Premio di Germania del 1953 svoltosi al Nurburgring, ad una lista di partenti che ammontava a 34, di cui 14 erano piloti sotto licenza di wild-card. L’attuale tappo imposto dalla FIA a 26 vetture schierate annovera il suddetto record tra gli imbattibili. Altri tempi.

    5. Podio più anziano

    Le caratteristiche delle moderne Formula 1 rendono particolarmente ardua l’impresa di rimanere al volante per gli ultraquarantenni, basti pensare che ultimamente l’unico in grado di correre a buoni livelli fu Michael Schumacher nel 2012 quando, a 43 anni suonati, disputò il suo ultimo GP. Al contrario, agli albori della Formula 1 gli under-30 sullo schieramento si contavano sulle dita di una mano, tanto che nel Gran Premio di Svizzera del 1950 sul podio si presentarono Giuseppe Farina, Luigi Fagioli e Louis Rosier. Età media? 46 anni e mezzo. Non abbiamo motivazioni scientifiche per assicurare che non verrà mai battuto, ma tenete conto che oggigiorno il nonnetto di turno è Kimi Raikkonen che ha appena compiuto 35 anni.

    4. Maggior numero di piazzamenti a podio in una stagione

    Grazie alla straripante superiorità della sua F2002, Michael Schumacher riuscì non solo a concludere tutte le 17 tappe di quel mondiale, ma riuscì a concluderle a podio tutte e 17 (senza calcolatrice: 100% ). Già di per sé impressionante, è il caso di ricordare che occupò l’umile terzo gradino del podio in una sola occasione, ovvero il GP della Malesia, quando un contatto al via con Montoya gli costò la perdita dell’alettone anteriore e una rimonta dal fondo. Anche qui, non vi garantiamo che non verrà mai battuto, ma il buonsenso ci obbliga ad annetterlo a questa prestigiosa classifica.

    3. Maggior percentuale di podi in carriera

    Il curioso caso di Dorino Serafini. Ecco, parafrasando un celebre film, un titolo alternativo a questa vicenda. Dorino partecipò al Gran Premio d’Italia del 1950 e riuscì a terminare sul podio quella che nella sua breve carriera fu l’unica gara disputata. Per di più, ne corse soltanto metà spartendosi il volante con Alberto Ascari come previsto dalle regole del tempo. Ormai son cambiate molte regole –per fortuna- dunque una curiosità simile ci pare tranquillamente irripetibile.

    2. Il più misero bottino di punti

    Negli anni Cinquanta era consuetudine assegnare un punto al pilota che avesse siglato il giro veloce in gara, nonostante sistemi di cronometraggio talmente rudimentali da approssimare il tempo al secondo pieno. Avvenne così che nel Gran Premio d’Inghilterra del 1954 ben 7 piloti fermarono le lancette sul minuto e cinquanta, conquistandosi di diritto un settimo di quel punto destinato al giro veloce. Sebbene alcuni di essi poterono contare anche sui punti derivanti dal piazzamento finale, tre di loro (Stirling Moss, Alberto Ascari e Jean Behra) se ne andarono dal circuito di Silverstone con la miseria di 0.14 punti. Inutile dire che cose del genere non accadranno mai più.

    1. Distacco più ampio dal secondo

    Avete presente le lotte serrate dei Gran Premi moderni (lasciamo perdere il 2014), dove autovetture progettate da disegnatori ingabbiati da rigidissime regole si sfidano sul decimo di distacco al giro? Bene, dimenticatevelo. Accadde infatti in passato che si presentassero nel regolamento buchi talmente ampi da scatenare follie e lampi di genio a dei formidabili progettisti, in grado di creare con la loro matita bolidi in grado di annichilire la concorrenza: una situazione del genere si ebbe durante il Gran Premio del Belgio del 1963. Jim Clark tagliò il traguardo del circuito delle Ardenne dopo una gara imperiosa che lo aveva portato dall’ottava posizone di partenza al trono di Spa. Tutto normale? Non proprio se pensate che il secondo classificato (Bruce McLaren, nemmeno l’ultimo arrivato) arrivò 4 minuti e 54 secondi dopo. Imbarazzante.

    MANUEL CASALI