I FALSI MITI del Motociclismo – Prima Parte

Una gustosa rassegna di alcuni famosi FALSI MITI del Motociclismo, di varie epoche ma tutti ampiamente diffusi

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    La Storia del Motociclismo, agonistico e non, come del resto tantissime altre realtà umane, a ben guardare risulta ahimè piena zeppa di FALSI MITI, presi per oro colato da una larga maggioranza di persone, non necessariamente del tutto ignoranti della materia in questione.

    Alcune sono BUFALE addirittura grottesche, ridicole ed assolutamente inverosimili, che pure serpeggiano ancora nell’ambiente, altre sono notizie quotidianamente ricorrenti, citate e ripetute ovunque, e dai più tranquillamente accettate come vere, tutte diffuse soprattutto dal web che, sappiatelo, è sì una miniera di preziose informazioni ma anche un veicolo di tantissime falsità clamorose, idiozie varie, ed errori grossolani.

    Un esempio classico è la famigerata Wikipedia, sedicente enciclopedia farlocca, letteralmente infarcita di emerite stupidaggini, strapiena di tantissimi errori marchiani, vero specchio della pochezza di chi la compila.

    Morale: NON fidatevi MAI di una notizia reperita sul Web, motociclistica e non, verificatela sempre, perchè non di rado alla fine risulterà del tutto od in parte FASULLA.

    Eccovi pertanto una gustosa rassegna di ALCUNI (ma potrei elencarne a decine) celebri FALSI MITI Motociclistici, ormai divenuti degli autentici classici, e presi purtroppo per veri da una larghissima maggioranza.

    MITO n°1

    Giacomo Agostini, finito a pari punti con Mike Hailwood, fu proclamato Campione del Mondo della Classe 500 nel 67 “solo perchè più giovane”.

    Questa colossale, incredibile, grottesca e sommamente RIDICOLA BUFALA si può leggere in diversi siti ancora presenti sul Web, e pure in diverse pseudobiografie del Campionissimo pubblicate su carta.

    FALSO!

    IN REALTA’ Ago vinse giustamente l’Iride 500 del 67 su Mike The Bike perchè pur a parità di punti (46) e di vittorie (5), VANTAVA PIU’ SECONDI POSTI del Genio di Oxford.

    I regolamenti erano questi, e non era assolutamente previsto un ex-aequo per l’assegnazione del Titolo.

    In un altrettanto famoso caso, il Titolo delle 250 del 68 tra Phil Read e Bill Ivy, entrambi “ufficiali” Yamaha in sella alla mitica RD05A, prevedeva addirittura l’assoluta parità di punti (46 anche qui), di vittorie (sempre 5) e PURE di piazzamenti tra i due contendenti: ebbene, in quel caso L’Iride fu assegnato a Read per il migliore, ovverosia minore tempo complessivo – conseguito nelle corse considerate valide per il punteggio – rispetto a Ivy, aggiungendo ex novo nella circostanza un nuovo comma al regolamento, che in effetti non prevedeva un caso simile, che in effetti mai prima di allora – nè, del resto, dopo – si era verificato.

    Come sappiamo, l’anno prima il Titolo 67 della stessa Classe 250 fu giustamente assegnato ad Hailwood proprio su Read in quanto, pur a parità di punti (50), Mike vantava una vittoria in più del rivale (5 contro 4).

    Una doverosa precisazione: il meccanismo di assegnazione dei punti in quegli anni ruggenti NON si può capire appieno se non si tiene conto della famosa Regola degli Scarti, che faceva sì che contassero, ai fini della assegnazione del Titolo, solo la metà più uno dei migliori risultati utili, scartando gli altri peggiori.

    Ciò per ovviare ai troppi ritiri dovuti alla scarsa affidabilità delle moto coeve. Per fare un esempio, in una tipica stagione di 12 gare, valevano solo i 7 migliori risultati (cioè la metà più uno), e quindi solo quelli venivano presi in considerazione per la Classifica finale.

    MITO n°2

    Jim Redman è Rhodesiano, e nato a Bulawayo in quel Paese, oggi detto Zimbabwe (un Paese che era allora notoriamente uno dei più ricchi del Pianeta, ed attualmente precipitato al ben poco invidiable primato di Nazione in assoluto più povera del Mondo, grazie alla bella gente nelle cui mani quel disgraziatissimo Paese è finito……..:)

    Questa emerita BUFALA si può leggere in molte vecchie biografie, ma anche in alcune piuttosto recenti del Grande Campione Inglese, SEI volte iridato, sempre con la Honda, DUE volte nella Classe 250 (62 e 63) e QUATTRO nella Classe 350 (62, 63, 64 e 65).

    Fu inoltre il PRIMO pilota di ogni tempo ad aver vinto TRE Classi di un Gp IN UN SOLO GIORNO (125, 250 e 350, Assen 64).

    Il suo splendido record complessivo annovera ben 98 podi (fra cui 45 vittorie, 6 delle quali allo IOM TT) su appena 121 Gp Mondiali disputati. Come Hailwood (ed i Beatles) fu nominato Baronetto, cioè MBE, Member of The Most Excellent Order of the British Empire.

    FALSO!

    IN REALTA’ il Grande James Arthur (detto Jim) Redman, con cui ho condiviso la pista in alcuni Shows d’Epoca, E’ – ed è SEMPRE STATO, perchè conservò sempre il passaporto e quindi la cittadinanza Britannici, che ovviamente vanta anche adesso – ovviamente INGLESE, e nato a Londra l’08/11/33.

    Emigrò in Rhodesia nei primi anni 50′ per motivi economici e soprattutto per sfuggire alla leva militare obbligatoria allora vigente in Gran Bretagna, dopo aver però iniziato la carriera motociclistica in Patria, prevalentemente in sella alle monociclindriche Norton Manx.

    E’ altresì vero che la Rhodesia, sotto la cui licenza agonistica vinse i suoi sei Titoli Mondiali, faceva allora parte del Commonwealth Britannico, per cui Jim rimase comunque motociclisticamente Britannico anche dopo la sua emigrazione. Infatti, tutti i cittadini del Commonwealth potevano partecipare ai Campionati Nazionali Britannici di Motocicismo, ed ovviamente anche vincerli come ad esempio capitò in 500 nel 64 al velocissimo Canadese Mike Duff su Matchless G50 500 monociclindrica.

    MITO n°3

    Gary Hocking era Rhodesiano, e nato in quel Paese.

    Quest’altra bufala “Rhodesiana” si legge tuttora ovunque, anche nel web.

    FALSO!

    IN REALTA’ il Grandissimo Gary Stuart Hocking, uno dei più devastanti talenti MAI apparsi sulle piste e strade del Mondiale Velocità, DUE volte Campione Mondiale nel 61 con la MV Agusta “Privat”, in 350 ed in 500, dopo essersi classificato Secondo Assoluto l’anno prima in ben TRE Classi (125, 250 e 350) sempre con la Casa di Cascina Costa, nonchè Secondo Assoluto in 250 anche nel 59 con la MZ, è nato Britannico, e precisamente GALLESE, a Caerleon il 30/09/37, South Wales, ed in Galles è infatti sepolto.

    Io stesso ho visitato la sua tomba – porgendo un devoto omaggio a quello che considero forse il più puro Talento MAI apparso in sella ad una moto da corsa, in Tutti i Tempi – nel cimitero della chiesa detta Christchurch, a Newport, vicino al suo villaggio natale.

    Anche un grandissimo Campione come Carlo Ubbiali (vedere le mie monografie storiche “MotoGp e la 250, la Classe degli Eroi” pubblicata il 2 Dicembre 2005 e “250, la VERA Classe Regina“, pubblicata il 13 Dicembre 2006), 9 volte Mondiale, che lo ebbe prima come avversario nel 59 e poi come compagno di squadra in MV nel 60, indica risolutamente nel gallese il più forte pilota MAI incontrato nel corso della sua lunga carriera.

    Purtroppo, Gary morì a soli 25 anni alla fine del 62, nelle prove del Gp di F1 del Sud Africa, dopo aver abbandonato per sempre le moto subito dopo la sua splendida vittoria con la MV 500 4 cilindri al Senior IOM TT nel Giugno dello stesso anno, prima prova iridata di quella stagione, battendo il compagno di squadra Hailwood in sella ad un mezzo identico, sconvolto per la morte dell’amico Tom Phillis occorsa in occasione dello Junior IOM TT (cioè la classe 350) disputato il giorno prima, in cui lo stesso Hocking giunse secondo.

    Alla fine della massacrante gara della Classe Regina, assolutamente indifferente alla sua trionfale vittoria, Gary appoggiò deciso ad una staccionata la sua gloriosa pluricilindrica, e NON salì MAI più su una moto da corsa, piantando in asso la Squadra e letteralmente buttando via altri due Titoli Iridati praticamente certi.

    Il giorno precedente, infatti, aveva risolutamente deciso di abbandonare per sempre le gare motociclistiche, e di passare quindi all’automobilismo, ritenendo le corse su due ruote troppo pericolose, compiendo in tal modo forse il solo grande errore di valutazione della sua vita. Proprio l’automobilismo, per cui peraltro dimostrò di avere un talento molto simile a quello geniale e letteralmente mostruoso sfoggiato sulle moto, gli sarebbe appunto stato fatale di lì a qualche mese.

    Emigrò in Rhodesia giovanissimo, iniziando a correre (all’inizio in gare sull’erba) anche in questo caso con la licenza agonistica di questo Paese, ma conservando sempre la cittadinanza Britannica. Per le considerazioni sul Commonwealth, vedi sopra.

    Dopo la spettacolare stagione 1960, per la quale fu chiamato in MV ad affiancare il Grande John Surtees (ben 7 Titoli per lui con la Casa Lombarda, quattro in 500 e tre in 350!) in 350 ed Ubbiali in 250 e 125 e culminata con i tre incredibili secondi posti di cui sopra, in seguito al contemporaneo ritiro sia del Campione Italiano – sconvolto per la morte del per lui insostituibile fratello che gli faceva da manager – che di quello Inglese al termine di quella stessa stagione 60′, Gary fu meritatamente nominato prima (ed inizialmente unica) guida della MV Agusta, cui regalò una fantastica doppietta nelle Classi 350 e 500 l’anno successivo, correndo da solo (infatti la MV, in seguito all’abbandono del prediletto Ubbiali, scelse di disertare da allora e per sempre la 250) tranne che negli ultimi TRE appuntamenti, in cui fu affiancato da un eccezionale compagno di squadra, ovvero il connazionale Mike Hailwood, fresco Campione del Mondo del 60 in 250 con la Honda (correndo praticamente da privato!) che fu ovviamente confermato pure nella seguente stagione 62, di cui il Campione Gallese corse appunto solo lo IOM TT.

    Come già accennato, nel 1961 la Casa di Cascina Costa scelse di correre in veste formalmente “privata” (ma la cosa ovviamente non ingannò proprio nessuno, ed in realtà tutto andò esattamente come prima) sotto la denominazione “MV Agusta Privat” per contenere al massimo i costi, appunto solo figurativamente.

    In realtà, quella fu la forma scelta dal dispotico e geniale Conte Domenico Agusta per manifestare il suo personalissimo “lutto” per aver perso, l’anno prima, sia il suo prediletto Carlo Ubbiali (mio abituale compagno di Rievocazioni Storiche, e che qui affettuosamente saluto, il cui ritiro determinò l’eterno abbandono da parte della MV della Classe 250, negli ultimi anni dominata dalla Casa Lombarda dopo il ritiro della NSU alla fine del 54 e di quello clamoroso e contemporaneo di Moto Guzzi e Mondial – assieme alla Gilera – alla fine del 57) che John Surtees.

    MITO n°4

    Mario Lega vinse il Campionato Mondiale della Classe 250 nel 77 senza vincere neppure una gara.

    Quest’altra emerita bufala si può leggere tutt’ora da varie parti, ed è così radicata che persino uno che pure dovrebbe intendersene parecchio di Motociclismo come Lucchinelli se ne dice convinto, nell’intervista rilasciata a Luca Delli Carri e pubblicata nel bellissimo libro di quest’ultimo Matti Dalle Gare.

    FALSO!

    IN REALTA’ Il Campione Romagnolo (nato a Lugo di Romagna) vinse l’Iride in questione trionfando al Gp di Yugoslavia nel pericolosissimo circuito stradale di Abbazia, ad Opatija.

    Nel 77 (anno in cui la Regola Degli Scarti per la prima volta NON fu applicata) il bravo Mario vinse infatti meritatatissimamente il Titolo per la sua splendida regolarità, pur dovendo affrontare peripezie infinite, e nonostante abbia iniziato la stagione da poverissimo privato, e per di più completamente appiedato, con una Yamaha TZ 250 C standard, generosamente regalatagli dal Boss motociclistico venezuelano Ippolito, organizzatore del circuito di Caracas in occasione del primo Gp della stagione, appunto in Venezuela, dove Mario si era recato, come detto SENZA assolutamente un mezzo per correre, dando fondo in questa trasferta a tutti i suoi risparmi di oscuro impiegato SIP.

    A proposito, qui si infrange un ALTRO MITO, questa volta diffuso tra gli ignoranti anglosassoni, perchè all’estero ci ostina a credere fermamente, chissà poi per quale motivo, che Mario fosse invece un postino (postman)!!

    Solo alla TERZA gara dell’anno della Classe 250 (dopo che addirittura la sua iscrizione alla seconda corsa mondiale delle 250 – e cioè il Gp di Germania, visto che al GP d’Austria del Saltzburgring questa Classe era assente – fu seccamente rifiutata, in quanto perfetto sconosciuto per gli organizzatori, cosa per un Campione del Mondo assolutamente senza precedenti in TUTTA la Storia del MotoMondiale! Infatti, a tutt’oggi questo resta l’UNICO, clamorosissimo caso di un pilota che sia risultato Campione del Mondo a fine stagione, la cui iscrizione ad una gara valevole per quello stesso Mondiale sia stata rifiutata) fu ingaggiato ufficialmente dalla Morbidelli, inizialmente a gettone per soli 4 Gp, per guidare la bicilindrica Ufficiale pesarese come rimpiazzo temporaneo, al posto dell’infortunato Paolo Pileri, debuttando dunque con la moto italiana solo al Gp d’Italia ad Imola, appunto quarto Gp della stagione, e terzo appuntamento per la Classe 250!

    Invece, un evento del genere si verificò molto dopo, ed esattamente nel 1999 quando un tizio spagnolo (che NON cito apposta, perchè assolutamente NON se lo merita) vinse – o meglio, rubò – il Titolo 125 SENZA VITTORIE, battendo di UN solo punto (e con dolo, fu infatti aiutato da un connazionale – il quale pure NON merita di essere nominato – che gli cedette il passo apposta in una gara risultata così decisiva, permettendogli di conquistare appunto quel pidocchioso punticino) Marco Melandri che pure poteva vantare ben CINQUE vittorie nella stagione.

    A tuttora è stata la SOLA volta che questo si sia verificato nel Mondiale Velocità, almeno parlando delle sole MOTO SCIOLTE.

    Nei SIDECAR, invece, sempre nel Mondiale Velocità FIM, il Britannico O’Dell (alternativamente in coppia con i connazionali Kenny Arthur e Cliff Holland) si aggiudicò effettivamente il Titolo Iridato della categoria nello stesso fatidico anno 77 SENZA VITTORIE, pilotando un tre ruote artigianale Seymaz-Windle motorizzato Yamaha.

    Anche Andrew Pitt si aggiudicò nel 2001 il Mondiale Supersport senza alcuna vittoria, ma questo campionato appunto NON c’entra un bel nulla col Mondiale Velocità FIM.

    MITO n°5

    La BMW si è aggiudicata TUTTI i Titoli Mondiali nella Classe Sidecar dal 55 al 74.

    Quest’altra tipica e diffisissima bufala motociclistica, o meglio sidecaristica, si può leggere praticamente dappertutto, nel web ed altrove.

    FALSO!

    IN REALTA’, il guaio di tutti codesti pseudoesperti di Motociclismo dei miei stivali è che si dimenticano sempre della artigianale URS di Helmut Fath, un geniale e valorosissimo tecnico-progettista-pilota che dopo essersi aggiudicato un primo Mondiale con la BMW nel 60 in coppia con Alfred Wohlgemuth, ben otto anni dopo, e cioè nel 68, vinse il suo secondo Titolo Iridato Sidecar - stavolta con Wolfgang Falauch – con un mezzo potenziato dal suo artigianale motore URS (che curiosamente prendeva il nome dal suo villaggio natale del canton Berna in Svizzera) 500 cc 4 cilindri 4 tempi bialbero – spezzando appunto in tal modo l’eterno dominio della Casa Bavarese – che in seguito tentò senza successo di far correre anche nella Classe Regina delle moto sciolte, montato su di un telaio di origine inglese, dapprima Seeley e successivamente Rickman Metisse.

    Il miglior risultato di questa splendida (anche esteticamente) moto, denominata per motivi di sponsorship Munch URS 500, fu comunque un ottimo secondo posto al Gp di Germania del 69 ad Hockenheim, seguito per importanza dal buon 4° posto sempre al Gp tedesco nello stesso circuito dell’anno seguente, in entrambi i casi pilotata dal Campione tedesco Karl Hoppe.

    Fath fallì poi di un soffio e per mera sfortuna la conquista del suo secondo Mondiale Sidecar consecutivo con la propria creatura appena l’anno dopo, nel 69, a causa di un maledetto incidente nel decisivo Gp di Finlandia ad Imatra, occorso quando si trovava ancora in testa alla Classifica Iridata, cosa che consentì al duo Enders-Engelhardt di aggiudicarsi il Titolo con la solita ciabatta motorizzata BMW, vincendo l’ultimo Gp della stagione, l’Ulster TT, dove Fath fu forzatamente assente.

    Successivamente Helmut abbandonò le amate unità a 4 tempi ormai in inferiorità tecnica e declino irreversibili, stanti i demenziali regolamenti FIM coevi – che in ultima analisi decretarono la morte e quindi la scomparsa del glorioso 4 tempi nelle competizioni del Mondiale Velocità per oltre UN TRENTENNIO – specializzandosi nella messa a punto e nella preparazione agonistica dei ben più competitivi motori motociclistici a due tempi, contribuendo ad esempio in modo decisivo, assieme a Ferry Brouwer, alla messa a punto della special Yamaha TD2b privata a leggerissimo telaio artigianale in tubi cromati Reynolds 531 con cui Phil Read battè ed umiliò clamorosamente nel 71, nella Classe 250, lo Squadrone “semiufficiale” Yamaha BV-Netherlands, composta da Rodney Gould (Campione Mondiale di questa Classe l’anno prima) e Kent Andersson.

    A proposito di questo grande pilota svedese, vedere la mia monografia storica “Ricordo di un Campione: Kent Andersson“, pubblicata in questo sito il 2 Ottobre 2006.

    FINE PRIMA PARTE

    DONOVAN

    Foto: Google.it