I FALSI MITI del Motociclismo – Seconda Parte

Seconda Parte dei FALSI MITI del Motociclismo, con nuove e gustose rivelazioni storiche su eminenti personaggi della Storia del Motomondiale, inclusi Agostini, Bang-Katayama, Rossi ed altri

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    I FALSI MITI del Motociclismo – Seconda Parte

    Dopo i primi CINQUE FALSI MITI del Motociclismo presentati nella Prima Parte, che sembra abbia incontrato il Vostro gradimento, eccoVi pertanto la seconda vagonata di emeritissime BUFALE motociclistiche che, ahimè, affliggono imperterrite sia il Web che la carta stampata di varie epoche, senza che mai qualcuno si sia preso la briga di smentirle. Come vedete, anche stavolta per qualcuna ha provveduto il sottoscritto.

    Buona lettura………..:)

    MITO n°6

    La Honda “inventò” i pistoni ovali con la sua fallimentare NR 500 da Gp, ovvero il PIU’ miserabile, patetico, completo, costoso ed inglorioso disastro motociclistico di Tutti I Tempi.

    Infatti, in oltre due anni e mezzo di penosissimi quanto assurdi tentativi, questo coacervo di ottuse stranezze volte a stupire a tutti i costi, codesto concentrato di idiozie tecniche e di strampalate innovazioni concepite male e realizzate peggio (vedere la mia monografia storica “Honda, la Marca Stupida”), nonostante fosse portata in gara da piloti come Mick Grant, Katayama e soprattutto “Fast” Freddie Spencer, NON conquistò MAI neppure UN punto Mondiale!

    Questo, quando sappiamo che anche marche del tutto sconosciute ai più come ad esempio le italiane Linto e Sanvenero abbiano non solo conquistato punti nel Mondiale 500 (per non parlare delle altre Classi, ovviamente), ma pure vinto almeno un GP Iridato!!

    Questa ennesima BUFALA (su quella altrettanto ENORME BUFALA che a sua volta fu la NR 500, sigla che subito diventò per antonomasia acronimo di “Never Ready” per gli Anglosassoni) tecnica si può leggere ovunque sul Web, ed è considerata oro colato anche da gente piuttosto esperta del ramo.

    FALSO!

    IN REALTA’ il cilindro ovale, inserito in un motore monociclindrico, fu inventato e realizzato GIA’ NEL 1924 da un inglese, tale RIDLEY, che costruì appunto una unità a quattro tempi con cilindro, pistone e segmenti OVALI, di forma, vedi caso, assolutamente identica a quelli poi realizzati dalla Honda. Anche se il motore di Ridley non ebbe seguito commerciale, forse perchè affetto dagli stessi gravi problemi di tenuta (e quindi di scarso rendimento termodinamico a lungo termine) che condannarono inesorabilmente il volubile quanto improbabile tentativo nipponico, LA PRIORITA’ TECNICA TUTTAVIA RESTA.

    La Honda dunque, ed assieme a lei Soichiro Irimajiri (proprio lo stesso ingegnere che a soli 24 anni realizzò le geniali ed invitte 6 cilindri 250/350 di Redman ed Hailwood) che della disgraziata NR fu il progettista – nonchè capro espiatorio finale di questo pazzesco progetto, visto che ne pagò di persona lo scontato e completo insuccesso perdendo il posto – NON possono in alcun modo vantarsi di avere inventato proprio alcunchè.

    Questa tanto decantata e strombazzata “invenzione” tecnica della Honda fu dunque in realtà soltanto un ripescaggio ed un aggiornamento di un antico progetto, così come, del resto, UNA ASSOLUTA COPIA SMACCATA dello schema delle DKW 350 da GP 3 cilindri 2 tempi a V degli anni 50′ fu alla base del progetto successivo alla disgraziatissima NR, quella NS 500 che debuttò già nel 1982 e che doveva poi conquistare il Titolo Piloti della Classe Regina (il PRIMO in assoluto della Honda in questa Classe, dopo il Titolo Marche del 66) già l’anno seguente con “Fast” Freddie Spencer, proprio col due tempi tanto detestato, vituperato, vilipeso, sempre fermamente combattuto ed esecrato dalla Casa dell’Ala Dorata, da sempre invece vessillo tecnico dell’odiata ed eterna rivale Yamaha.

    Per approfondire l’analisi tecnica e l’ingloriosa storia sportiva della folle NR 500, come detto sopra, consiglio di consultare la mia Monografia Storica

    “Honda, la Marca Stupida” del 23 Gennaio 2006.

    MITO n°7

    Giacomo Agostini è nato a Lovere, in provincia di Bergamo.

    La BUFALA del “Campionissimo di Lovere” è forse la più universalmente diffusa fra tutte le tarocche falsità motociclistiche, e viene quotidianamente citata ovunque, nel web come sulla carta stampata, alla radio, TV ed attraverso ogni altro organo mediatico immaginabile.

    FALSO!

    IN REALTA’ – e sarebbe ora che tutti finalmente lo sapessero – Giacomo Agostini, il più Titolato Campione di Tutti i Tempi, con all’attivo 15 Titoli Mondiali Velocità FIM (di cui otto in 500, e sette in 350), 123 (come puntigliosamente sottolinea lo stesso Mino, contando anche l’ultimo GP vinto nel Mondiale 750, nel 77 quando questo campionato aveva assoluta validità Iridata al pari con tutte le altre Classi, a differenza degli anni precedenti quando si chiamava Trofeo FIM 750) Gp Iridati, 160 podi Iridati, 311 vittorie in Gare Ufficiali e ben 18 Titoli Italiani in carriera, é ovviamente nato a BRESCIA, il 16 Giugno 1942.

    Oltre ai suoi tantissimi primati già noti, un’altro poco conosciuto è il fatto di essere il SOLO pilota motociclistico nella Storia ad avere vinto un numero di Titoli Iridati (15) maggiore delle Stagioni Mondiali disputate (14, dal 64 al 77).

    Ago detiene pure il record della miglior percentuale di podi iridati, ben 162 (di cui 123 vittorie) SU UN TOTALE DI APPENA 190 GP Mondiali disputati (Classe 750 del 77 ovviamente compresa, quando questa ottenne le perfette parità ed equiparazione – che fino al 76 incluso invece NON aveva – con le altre Classi Mondiali FIM), ed anche il primato storico del maggior numero di podi Mondiali consecutivi, ben 22, seguito a ruota dal Grande Max Biaggi con 21.

    Nella singola gara storicamente più importante di Tutti i Tempi, e cioè lo IOM TT, Mino detiene il record della miglior percentuale di vittorie, ben 10, sul numero totale delle partenze, appena 16. Se poi si tiene conto dei ritiri dovuti a guasti, si ricava che Ago vinse ben 10 (tra Senior e Junior, cioè 500 e 350) delle 13 gare che riuscì a finire sull’Isola. Le uniche tre prove che concluse NON vincendo, per inciso, sono due Secondi posti, ed un Terzo posto!!

    Ago è anche il pilota ad avere vinto più GP Mondiali in una sola Stagione, ben 19, Record che condivide con l’immenso Mike Hailwood.

    Altro suo straordinario Record fu l’avere vinto le 200 Miglia di Daytona ed Imola nello stesso anno (74) a distanza di pochi giorni, cavalcando la nuovissima Yamaha TZ 700 a 4 cilindri (su cui NON aveva prima MAI corso!), primato tal quale condiviso con il Grande Jarno Saarinen (73), cui resta l’imperitura gloria di averlo realizzato per primo, per di più a bordo di una 350 (però da GP) contro le grosse 750 di derivazione serie (del tutto equivalenti cioè alle attuali SBK).

    Sia Saarinen che Ago vinsero al loro debutto a Daytona, non avendoci MAI corso prima. Per entrambi, si trattava anche dell’esordio assoluto su piste con larghi tratti costituiti da bankings sopraelevati.

    Fu inoltre il PRIMO nella Storia a vincere l’Iride della 350 (nel 74) e della 500 (nel 75) su macchine A DUE TEMPI (Yamaha).

    Infine, fu l’ULTIMO della Storia ad aver vinto un Gp Iridato della Classe 500 su una macchina a QUATTRO TEMPI (MV Agusta, Gp di Germania, Nurburgring NordSchleife, 29 Agosto 1976).

    Da questi due ultimi straordinari primati si evince come, da un punto di vista anche squisitamente storico-tecnico, Ago risulti decisamente LA FIGURA CHIAVE, quella più grande MAI esistita del Motociclismo moderno, essendo non solo il pilota più vittorioso in assoluto, ma anche quello che seppe impersonificare un cambiamento epocale, riuscendo a vincere comunque a livello mondiale per un periodo lunghissimo, su macchine diversissime tra loro, a due e quattro tempi, da uno a quattro cilindri (a cominciare dalle Morini monociclindriche 4 tempi), su tracciati stradali e veri circuiti, contro Campioni di praticamente TRE generazioni.

    Ricordo inoltre come oltre ai ben noti 15 Titoli Iridati, Mino sia anche stato ben CINQUE VOLTE ViceCampione Mondiale, e per DUE VOLTE Terzo Assoluto.

    MITO n°8

    Il primo Pilota “Giapponese” della Storia ad aver vinto un Mondiale si chiama Takazumi Katayama, ed è appunto Nipponico.

    Codesta BUFALA estremo-orientale risulta universalmente accettata da tutto l’ambiente motociclistico, e troneggia perfino sui Records Ufficiali del Motomondiale. La verità è invece un’altra, qualcosa che BEN POCHI tutt’ora conoscono (ma in questa eletta ed esoterica minoranza VOI siete testè compresi, illuminati dal sottoscritto……..:).

    FALSO!

    IN REALTA’ il pilota in questione è COREANO, e di cognome si chiama BANG.

    Katayama è un pertanto un cognome adottato in seguito, soltanto per correre, ed a quanto risulta letteralmente INVENTATO. Sebbene nato per caso in Giappone, a Kobe il 16 Aprile 51, in quanto da genitori entrambi cittadini sudcoreani (appartenenti ad una delle più importanti famiglie di quel paese), il Sig. Bang è pertanto nato coreano. In seguito acquisì ANCHE la cittadinanza giapponese, aggiungendola a quella coreana, e si inventò un altro cognome, ma ESCLUSIVAMENTE per quanto riguarda le gare motociclistiche.

    Infatti, che ci tenesse proprio al suo VERO cognome, alla sua origine ed alla sua prima cittadinanza, che si sentisse sempre prima di tutto COREANO, è provato dal fatto che egli viaggiò SEMPRE in Europa con il proprio PASSAPORTO SUDCOREANO (pur avendo anche quello giapponese) e sotto il suo vero nome Bang, sebbene questo gli abbia provocato diverse noie, e gli abbia sempre impedito per esempio di essere ammesso ai Gp della Cecoslovacchia a Brno (nel senso che per molti anni non lo fecero proprio MAI entrare nel Paese), proprio a causa della sua cittadinanza SudCoreana.

    Il VERO MOTIVO che portò a correre sotto i colori Giapponesi questo autentico Coreano Doc è semplicemente dovuto a mere oppurtunità economiche, contrattuali e commerciali, in quanto il suo principale sponsor personale Sarome, una ditta di accendini nipponica, voleva assolutamente supportare un pilota giapponese!

    La sua vicenda sportiva richiama inevitabilmente alla mente il caso dei due maratoneti coreani che si piazzarono primo (Sohn Kee Chung) e terzo (Nam Sung Yong) ai Giochi Olimpici del 36 a Berlino, MA costretti a gareggiare sotto la bandiera del Sol Levante a causa della occupazione militare della Corea da parte del Giappone, e subito inglobata nel suo Impero, anche se le premesse sono ovviamente diverse, e Bang abbia volontariamente corso sotto licenza nipponica, anche se pure lui in un certo senso forzato, in questo caso da molto meno drammatici motivi commerciali e contrattuali.

    Attualmente il medagliere di Berlino è stato corretto, e le medaglie relative alla Maratona tolte al Giappone ed assegnate giustamente alla Corea (secondo si piazzò il Britannico Ernest Harper).

    Sohn Kee Chung fu come tutti ricordiamo il commosso e glorioso tedoforo allo Olimpiadi di Seul 1988, ben 52 anni dopo il suo Oro Olimpico.

    Quindi, alla luce dei puri fatti, si dovrebbero finalmente correggere ANCHE gli erronei dati ufficiali del MotoMondiale: il pilota in questione dunque NON è stato il primo Giapponese, bensì il primo (ed unico) COREANO – in quanto appunto prima di tutto cittadino della Corea del Sud – ad essersi aggiudicato un Titolo Iridato del Mondiale Velocità FIM, sebbene abbia corso con licenza giapponese, mentre l’onore di essere IL PRIMO VERO Campione del Mondo Nipponico passa di diritto a Tetsuya Harada, Iridato in 250 nel 93 (ben 16 anni dopo Bang-Katayama).

    Tra parentesi, Takazumi vinse il Mondiale delle 350 nel 77, più che per le sue qualità di pilota, grazie soprattutto all’idea di Kent Andersson, lo svedese due volte iridato in 125 (73 e 74) con la Yamaha, di costruire – con l’appoggio di Ferry Brouwer e della Yamaha NV Netherlands – una ibrida Yamaha 350 a tre cilindri partendo da un normale TZ 250 bicilindrico Yamaha: ne risultò una moto potentissima ed altrettanto inguidabile, che subito la Casa madre di Iwata sconfessò apertamente, e tentò in ogni modo di avversare!

    Questa moto – il cui telaio era opera dello specialista olandese Nico Bakker – con cui anche un Agostini a fine carriera provò a correre, e che poi rifiutò trovandola disgustosamente pericolosa ed inguidabile, era però talmente superiore per potenza (oltre 87 CV) rispetto alle bicilindriche (circa 70 CV) della stessa Casa, che anche un pilota tutto sommato mediocre come Bang-Katayama riuscì a portarla all’Iride, per la rabbia e lo sconcerto della Yamaha stessa.

    Bang-Katayama è anche famoso per aver investito ed ammazzato uno sventurato pompiere in occasione del GP di Spagna del 74.

    Già prima di questo triste episodio si fece fama di pilota-kamikaze per la sua condotta di gara sempre sconcertante, estremamente rischiosa e pericolosa per se è per gli altri, addirittura al limite della follia, senza dubbio quanto di più scorretto si sia mai visto nel Motomondiale, pari solo alle altrettanto infami gesta di Phil Read.

    Subito dopo una gara olandese non iridata ad Hengelo, nel 76, un gentleman assolutamente pacifico come Jack Findlay, prendendolo per il collo, sollevò di peso Bang, reo di averlo quasi ucciso compiendo un sorpasso criminale ed ultrascorretto ai suoi danni, intimandogli di non azzardarsi mai più a ripetere simili comportamenti. Il Campione australiano, tra l’altro, testualmente disse “Jack è morto, ed è molto arrabbiato”.

    “Da allora”, ammette ora Takazumi stesso, “mi detti una bella regolata”.

    Ovviamente, la sua pazzesca condotta di gara lo portò fatalmente ad una sequela infinita di cadute in prova ed in gara, e talvolta a seri infortuni.

    In ogni caso, la cosa per cui questo pilota divenne veramente celebre fu la sua famosissima quanto ridicolmente patologica scaramanzia.

    Codesto estroso cantante pop – famoso come tale solo in Giappone ovviamente, agli altri Paesi fortunatamente tale strazio fu risparmiato – prestato al motociclismo diventò, appunto per la sua assurda e folle scaramanzia, una autentica macchietta nel mondo dei piloti: usava infatti disseminare il telaio di ogni sua moto di numerose, misteriose “penne” (perchè tali davvero sembravano!) – talismano, assicurate con fascette alla struttura, e per di più facendo “benedire” la moto, prima di ogni uscita, da un altrettanto misterioso personaggio, definito variamente santone, stregone o guru, ma mai meglio identificato.

    Ovviamente, manco a dirlo, un tale ridicolo e grottesco spettacolo, che si rinnovava ad ogni Gran Premio fu, all’epoca (in quell’invero pazzesco Mondiale 1977 che vide tra l’altro, come detto diffusamente nella Prima Parte, la conquista del Titolo della 250 da parte del nostro bravo Mario Lega, che qui affettuosamente saluto), la barzelletta e la delizia di tutto il Circus mondiale!

    Oggigiorno, la sua eredità quale pilota piu ridicolmente e patologicamente scaramantico del Motomondiale è al sicuro, come tutti ben sappiamo, nelle mani di un certo signor Valentino Rossi………:)

    Bang-Katayama fu poi coinvolto, come ho ricordato precedentemente, nel disastroso progetto della Honda NR, la 500 NR Never Ready a pistoni ovali, di cui ho diffusamente parlato sopra, e soprattutto nel mio saggio storico “Honda, la Marca Stupida“, e ciò segnò virtualmente la fine della carriera di uno dei più originali, incredibili e folkloristici personaggi che mai abbiano frequentato le piste del Mondiale Velocità.

    MITO n°9

    Valentino Rossi (Lupus in Fabula) è nato a Pesaro.

    La Bufala del “Pesarese” e “Romagnolo” Rossi è talmente diffusa, nel web ed altrove, che non mi dilungo neppure a descriverla, tanto essa sia ben nota a chicchessia, sebbene risulti totalmente farlocca, come del resto, incidentalmente, quasi OGNI altra cosa riguardante il carattere e la personalità del soggetto in questione.

    FALSO!

    IN REALTA’ l’urbinate, come il sottoscritto del resto lo chiama sempre, è ovviamente nato ad URBINO, dunque NON essendo affatto Romagnolo, come invece sarebbe SE fosse effettivamente nato a Pesaro.

    Infatti, questa città, pur facendo attualmente parte delle Marche – anche se tra breve la sua popolazione sembra voterà in un referendum per passare in Romagna, esattamente come è già accaduto a SETTE Comuni (precisamente San Leo, Novafeltria, Pennabilli, Casteldelci, Maiolo, Sant’Agata Feltria, Talamello) ormai ex Marchigiani dell’alta Val Marecchia nel Montefeltro, che hanno già plebiscitariamente (con l’84% dei consensi) votato nel 2006 per essere ricongiunti alla loro vera Regione, e passati quindi in Romagna ai sensi dell’articolo 132, secondo comma della Costituzione Italiana – è geograficamente e storicamente parte effettiva della Romagna, esattamente come lo sono per esempio Argenta ed Imola, sebbene poste attualmente in Emilia.

    Per chi non lo sapesse, quindi, in virtù di questo referendum quasi tutto il Montefeltro appartiene adesso oltre che geograficamente e storicamente, anche ufficialmente alla Romagna, sebbene fosse stato posto, del tutto arbitrariamente, in gran parte nelle Marche al momento della creazione del Regno d’Italia nel 1861.

    Romagna solatia, dolce paese,

    cui regnarono Guidi e Malatesta;

    cui tenne pure il Passator cortese,

    re della strada, re della foresta.

    Giovanni Pascoli

    DONOVAN

    Foto: Google.it