I giorni in cui morì il Motociclismo: 20 Maggio 1973, la Tragedia di Monza (1°parte)

I giorni in cui morì il Motociclismo: 20 Maggio 1973, la Tragedia di Monza (1°parte)

La giornata della Tragedia di Monzia: 20 Maggio 1973

da in Moto2, MotoGP 2017, Piloti MotoGP 2017
Ultimo aggiornamento:

    Questa data, il 20 Maggio 1973, rappresenta forse il giorno più tragico in assoluto per il nostro sport, la tristissima, scioccante, dolorosa giornata in cui ci hanno lasciato per sempre, andandosene insieme, due dei più grandi piloti di Tutti i Tempi: Renzo Pasolini e Jarno Saarinen.
    E’ la data di quella che passò alla storia come la Tragedia di Monza.

    Non un semplice incidente, come tanti altri dolorosi avvenimenti di questo tipo che tante volte erano successi prima di questo, nelle strade trasformate in piste e nei circuiti di tutto il mondo, ma qualcosa di ben più sconvolgente, tremendo, quasi, nei resoconti affranti di chi vide e visse quei terribili istanti, una vera apocalisse in pista, un orrore mai visto prima.

    Vorrei qui provare a dare un idea di quella terribile giornata, a ricostruire finalmente ed il più esattamente possibile (anche usando le parole di chi vide tutto dal vero a pochi metri, anzi a pochi centimetri) quello che realmente accadde, facendo piazza pulita di tante falsità, inesattezze, depistaggi e silenzi che hanno infangato la memoria dei due grandi caduti, ed indignato la coscienza sportiva (ma, prima ancora, civile) di tutti noi: in poche parole, raccontare la VERITA’.

    Purtroppo (o per fortuna, perchè quella giornata, come vedremo, lasciò un marchio indelebile in tutti coloro che la vissero e videro dal vivo), quel giorno non fui personalmente presente a Monza. Di solito, riuscivo a farmi portare a tutte le corse importanti In Italia, ma in occasione di quel Gran Premio delle Nazioni – che ritornava a Monza dopo la parentesi del 72 ad Imola, dove invece andai – per circostanze che non ricordo non mi fu possibile andare a veder correre i miei eroi, ammirati comunque dal vero appena un mese prima alla 200 Miglia del 73 sempre ad Imola (dove mi entusiasmai assistendo al trionfo di Jarno che battè le grosse 750 derivate dalla serie in sella alla sua piccola ed agilissima Yamaha TZ 350 A da Gp, troppo superiore alle pesanti avversarie, replicando l’impresa di Daytona di pochi giorni prima).

    Ero però, ovviamente, incollato al televisore, che trasmetteva romantiche immagini old style in bianco e nero, commentate come sempre con competenza e sobrietà da Mario Poltronieri.

    Il Gp di Monza era stato preceduto da molte polemiche, Ago si era ancora una volta lamentato per gli assurdi e pericolosissimi guardrails a bordo pista, malamente coperti da antiquate balle di paglia – disposte pure male, come vedremo – mentre Jarno ed altri piloti avevano fatto notare agli organizzatori, senza alcun risultato, la presenza di un malfatto rattoppo sull’asfalto proprio all’inizio del Curvone (appunto il teatro della tragedia) dove le moto, lanciate ad oltre 240km/h, tendevano a sbandare vistosamente. Questo famoso punto del percorso (detto anche Curva Grande) di Monza infatti è una curva destrorsa anomala, piuttosto dolce, praticamente un tratto di rettilineo appena piegato, che si affrontava, provenendo lanciatissimi dalla zona del traguardo, in sesta ed a pieno gas!

    Prima della fatale gara delle 250 c’era stata quella della 350, vinta da Agostini, in cui la moto di Walter Villa, una Benelli a 4 cilindri (che Saarinen stesso aveva portato alla vittoria l’anno prima al circuito di Pesaro-Villa Fastiggi, in una trionfale giornata in cui l’asso finlandese aveva battuto Ago con le rinnovate, debuttanti – e da Jarno mai viste prima – Benelli 350 e 500 4 cilindri, dopo aver vinto pure la 250 con la fida Yamaha!) aveva sparso almeno DUE LITRI e forse più d’olio in vari punti della pista, proprio lungo la traiettoria ideale, soprattutto al Curvone, il punto più pericoloso, cosa che causò molte paurose sbandate negli ultimi giri della 350.

    Vista la situazione, vari piloti che avevano preso parte alla corsa, tra cui Dodds e Kent Andersson, che mostrò il suo casco imbrattato d’olio, assieme anche ad alcuni giornalisti, si erano precipitati in Direzione corsa per far notare la pericolosissima presenza dell’olio, e per chiedere che la pista fosse pulita. Ebbene, tutti questi prestigiosi personaggi NON furono neanche ascoltati, ma anzi minacciati di arresto, o di non potere prendere parte alla successiva gara delle 250, e letteralmente spintonati fuori!

    I piloti, tuttavia, dettero almeno l’allarme ai colleghi e sparsero la voce circa la presenza di olio in pista, ed E’ CERTO che Saarinen, che non aveva preso parte alla 350 – la sua iscrizione a quella gara era stata rifiutata perchè giunta fuori tempo massimo – ne fu informato dal compagno di squadra Kanaya, da Andersson e dall’amico Lansivuori.
    Borje Jansson riferisce come Villa (che ascoltava lì vicino), mentre Dodds lo informava dell’accaduto, guardasse quest’ultimo in malo modo!

    Pasolini invece, che si era ritirato a tre giri dalla fine per grippaggio - con conseguente “dritto” alla Parabolica – proprio mentre era al comando della 350, ed era poi provvisoriamente sparito dai paddocks arrabbiatissimo, NON si rese conto della presenza dell’olio in pista proprio perchè si ritirò prima che questo fosse sparso lungo il tracciato, e NEPPURE fu informato successivamente del pericolo, con le fatali conseguenze che vedremo.

    Siamo alla partenza della 250.
    Incredibilmente, lo start viene dato SENZA il giro di ricognizione, che, SE effettuato, avrebbe molto probabilmente dato modo a tutti i piloti di rendersi conto dello stato effettivo del circuito, e determinare un rinvio della corsa per far pulire la pista, evitando così la tragedia!

    A questo proposito, vien proprio da pensare che il giro di ricognizione sia stato eliminato, criminalmente ed a bella posta dalla Direzione corsa, proprio per evitare che i corridori – molti dei quali comunque lo sapevano già bene, come spiegato prima – si accorgessero meglio dell’olio in pista, scongiurando così un possibile rinvio della corsa!
    SE la mia supposizione fosse (come credo fermamente) esatta – ma senza questo dolo, proprio NON si spiega assolutamente la mancanza dell’importantissimo giro di ricognizione – si sarebbe alla presenza di un’impresa da perfetti criminali, ovvero, un vero e proprio tentato (poi purtroppo riuscito) omicidio, il tutto solo per evitare qualche minuto di ritardo nel programma, ovvero il mero tempo materiale di pulire la pista!
    Vi rendete conto??

    Jarno è in pole, ed in prima fila accanto a lui ci sono Kanaya, Pasolini, Lansivuori e Braun.
    Il più lesto ad avviarsi (occorre ricordare che allora si partiva a spinta, col motore spento) è appunto quest’ultimo, ovvero il tedesco Dieter Braun, proprio colui che doveva approfittare della morte di Saarinen diventando quell’anno Campione del Mondo della 250, che sfruttando le sue lunghe leve – Dieter è alto due metri – spinge la sua Yamaha bianco-azzurra numero 38 con più forza di tutti, e schizza al comando. Dietro di lui, all’inseguimento si pongono Renzo e pochi metri più indietro Saarinen e Kanaya, quasi appaiati.

    MARIO LEGA, il bravo Campione di Lugo di Romagna, con la Yamaha numero 21 della Scuderia Diemme, appena al terzo Gp della carriera e partito dalla seconda fila, è in quinta posizione appena dietro di loro, e sarà il nostro KEY WITNESS, il testimone chiave, perchè è L’UNICO a vedere bene e chiaramente, a pochissimi metri, COSA accade veramente quel maledetto giorno.

    Dirà poi Braun: “Sono partito bene e mi sono portato subito in testa. SAPEVO dell’olio perche avevo appena preso parte alla gara delle 350, dove avevo appunto rischiato diverse volte di cadere, ed in vari punti della pista proprio per quel motivo!
    Avevo dunque deciso di usare traiettorie diverse dal solito, visto che le chiazze d’olio erano tutte lungo la traiettoria ideale della pista, e di affrontare il Curvone in quinta anzichè in sesta, quindi a circa 200 Km/h invece che a 240. Forse a questo devo la vita”.

    Dieter ovviamente NON può dirci nulla di quanto avviene pochi metri dietro le sue spalle, continua a correre fino a che, ripassando al secondo giro sul luogo dell’incidente, si accorge dell’accaduto attraversando un inferno di fuoco, di moto distrutte, di corpi riversi a terra, di piloti che scappano in tutte le direzioni per mettersi in salvo. Spinto dall’abbrivio, e confuso dalla assoluta mancanza di segnalazioni da parte dei commissari di gara, si fermerà, assieme a Mario ed a Roberto Gallina, solo a metà del terzo giro!

    Braun imbocca dunque il Curvone in testa.

    Anche percorrendolo in quinta, ha troppo vantaggio rispetto agli inseguitori.
    Qualche metro dietro di lui, all’improvviso, quasi a metà del Curvone stesso, la ruota ANTERIORE (cosa importantissima, come vedremo) della Aermacchi HD numero 2 di Renzo perde aderenza, scivolando certamente su una macchia d’olio.
    Pasolini non può far nulla per evitare la caduta, e lui e la moto si infilano di punta contro il guardrail, malamente coperto da una singola fila di balle di paglia disposte assurdamente a spina di pesce, cosicchè queste vengono facilmente sfondate da pilota e moto che, senza che la loro corsa venga minimamamente frenata, cozzano con un urto violentissimo contro la lama d’acciaio.

    Renzo sbatte contro il guardrail con il capo ed il viso (lo dimostreranno le sue ferite e lo stato del suo casco: il fatto che indossi un jet invece di un integrale certo non lo aiuta!) e muore praticamente sul colpo, vale a dire che fu dichiarato ufficialmente morto pochi minuti dopo, nonostante i disperati e prolungati tentativi del Dottor Costa di rianimarlo (Claudio riferirà poi di aver continuato a farlo finchè le forze lo sostennero), a causa del tremendo urto.

    La sua moto, però, dopo aver cozzato contro il rigidissimo ostacolo si impenna, rimbalza, prende il volo e RITORNA INDIETRO verso la pista, vomitando dal serbatoio una cascata di miscela che istantaneamente prende fuoco e incendia la paglia, proprio mentre sta sopraggiungendo Jarno, che viene INVESTITO IN PIENO dal bolide impazzito di Pasolini.

    Kanaya, che segue il suo caposquadra a meno di due metri, riesce miracolosamente ad evitare Jarno (che sta volando in aria), e le due moto che carambolano sulla pista, passando appena sulla destra, all’interno, poi però chiude subito troppo verso l’esterno, come ignorando la curva, forse colpito dai detriti che schizzano in tutte le direzioni, urta le balle di paglia, quindi ovviamente il guardrail e cade a sua volta!

    Dirà in seguito Hideo: “Subito prima della partenza Andersson venne ad informare me e Jarno che c’era molto olio in vari punti della pista. Sono partito bene e poco prima del curvone ero quasi appaiato a Jarno, mentre Renzo ci precedeva di pochissimo.

    Nell’impostare la curva eravamo uno dietro l’altro, quando improvvisamente ho visto la Aermacchi HD scivolare di sotto a Renzo, andando via con L’ANTERIORE.
    Jarno non ha potuto far nulla ed è caduto, investito in pieno dalla moto di Pasolini rimbalzata in pista, mentre io sono riuscito a passare appena alla sua destra. Poi, però, mi sono allargato troppo a sinistra, verso il lato esterno della curva, sbattendo violentemente contro le balle di paglia che già avevano preso fuoco.

    Ho visto Jarno cadere A SINISTRA, in seguito però il suo corpo giaceva a pancia in giù sul lato DESTRO della curva, cioè lungo il bordo interno. Sono tornato il giorno dopo sul luogo dell’incidente ed ho visto le tracce d’olio“.

    Appena due/tre metri dietro Kanaya c’è MARIO LEGA, ben più spostato però verso l’interno della pista, in una posizione unica e privilegiata che gli consentirà non solo di VEDERE TUTTO, ma anche di attraversare quasi indenne (Mario viene però colpito alla spalla sinistra da alcuni rottami vaganti) quell’inferno di fiamme, fumo e moto sventrate: come detto, è appunto LA SUA TESTIMONIANZA quella di gran lunga PIU’ IMPORTANTE e significativa per far luce, per quanto possibile, su questo terribile incidente.

    Continua nella Seconda Parte

    Foto: Google.it

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