I Giorni in cui morì il Motociclismo: 20 Maggio 1973, la Tragedia di Monza ( 2° Parte )

Premessa: gli interventi che seguono sono ricostruzioni, basate talvolta su più interviste, rilasciate dallo stesso testimone, anche in tempi diversi, su questo medesimo argomento

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    I Giorni in cui morì il Motociclismo: 20 Maggio 1973, la Tragedia di Monza ( 2° Parte )

    Premessa: gli interventi che seguono sono ricostruzioni, basate talvolta su più interviste, rilasciate dallo stesso testimone, anche in tempi diversi, su questo medesimo argomento. Essendo tali dichiarazioni ormai da molti anni di dominio pubblico, mi sono permesso di riunirle qui in una sintesi, che spero essere la più accurata possibile.

    Questa Seconda Parte è ovviamente la continuazione della Prima parte, edita su questo sito il 20 Maggio 2006.

    Ancora adesso, ad oltre trent’anni dagli avvenimenti di Monza, Mario Lega ricorda tutto con una chiarezza incredibile.

    “Per noi, il Curvone rappresentava un problema psicologico. La fitta vegetazione ai bordi lo faceva apparire ben più stretto di quello che realmente fosse e questo, dapprima, metteva a disagio. Sapevi che dovevi tenere il gas tutto aperto, ma allo stesso tempo l’istinto ti diceva di non farlo. Poi, prendendo i giusti punti di riferimento si acquistava confidenza e ci si rendeva conto come il temuto Curvone non fosse altro che un tratto di rettilineo che andava affrontato piegandosi, tutto qui. Una cosa facile e difficile al tempo stesso. Sembrava un budello stretto, poi ti ci trovavi in mezzo alla massima velocità e ti sembrava una strada larga come un deserto!

    Dopo la partenza, mi accorgo che avrei la velocità per passare Kanaya all’interno, ma all’ultimo istante cambio idea e decido di aspettare. Dunque rallento un pò e mi riaccodo, ed è questo a salvarmi la vita. Infatti, un attimo dopo, al centro del Curvone, vedo Renzo che scivola via.

    Attenzione è l’ANTERIORE a scivolare, NON il posteriore! Chi dopo ha detto che la caduta avvenne a causa di un grippaggio, ha torto marcio. Infatti, la moto di Renzo parte davanti, e non fa alcuna virgola col posteriore! SE grippagggio ci fu, assolutamente NON fu quella la vera causa. Io olio in pista non ne ho visto, per me non ce n’era, ma tanti altri testimoni di quel giorno giurano invece che ce ne fosse in quantità.

    Dunque Renzo fu vittima di una perdita di aderenza dell’anteriore, causata forse dalla gomma fredda, data la mancanza del giro di ricognizione, oppure, come del resto accadde quel giorno a tanti altri piloti, da una chiazza d’olio.

    Ricordo tutto come se lo vedessi adesso. Dopo il tremendo urto contro il guardrail, la moto di Renzo rimbalza a mezza altezza, si impenna, ritorna in pista, volando dritta verso di noi. Io e Kanaya istintivamente ci alziamo dalla carena proprio quando la HD di Pasolini colpisce Jarno in piena faccia, con una violenza incredibile. Anche lui si è purtroppo alzato per istinto dalla carena per vedere meglio quanto sta accadendo davanti a lui, e perciò viene investito in pieno. Ho la prontezza di riflessi di tenere la corda della curva, e ci resto. In quei momenti, la bravura è non toccare i freni!

    Non so come, riesco a passare indenne. Noi due ci apriamo a ventaglio, io a destra all’interno, con Gallina dietro di me, mentre alla spalla sinistra vengo colpito da alcuni detriti vaganti, Hideo a sinistra, all’esterno. Capisco subito che Jarno è messo male, ma al momento prevale la foga di inseguire Braun che guida la corsa.

    Kanaya è scomparso: è caduto urtando il guardrail, allargandosi troppo dalla parte sbagliata! Forse, Hideo cade perchè passa sul corpo del povero Renzo. Ripassando nella zona dell’incidente, al secondo giro, tengo la traiettoria interna che mi aveva permesso di salvarmi, e passo attraverso un inferno di fiamme, corpi riversi a terra e moto distrutte. Vedo il casco bianco di Villa tra la paglia: quando poco dopo mi fermo, sulle prime corre voce che pure Walter sia morto!”

    Mario è stato il primo, fin da allora, a parlare di un “Marchio di Monza 73″, di un qualcosa che ha segnato per sempre almeno due generazioni di piloti che furono presenti in pista quel maledetto giorno, e diretti testimoni della tragedia. Testimoni incompleti, suggerisce Lega. Perchè definirli così? Il Campione lughese continua a ricordare per noi.

    “Monza 73 è strana, crudele, obliqua, doppia.

    Chi vide, come me e Kanaya, la dinamica dell’incidente, è poi sfilato via e non ha visto, non ha percepito in diretta quasi nulla delle conseguenze.

    Invece chi ha visto ed ha vissuto sulla sua pelle quelle stesse terribili conseguenze, cioè tutto quello che accadde alle nostre spalle, ha subìto questa cosa senza neppure rendersi conto delle cause, dell’innesco dell’incidente. Così i primi hanno visto tutto ma non hanno quasi fatto in tempo ad aver paura, i secondi hanno vissuto il terrore, l’apocalisse senza sapere il perchè. Quindi a ciascuno manca un pezzo fondamentale per poter capire, dunque anche per poter elaborare, metabolizzare e superare questa tragedia.

    Tutti noi reduci di Monza abbiamo sofferto troppo, ma nello stesso tempo sentiamo che ci manca qualcosa, una parte essenziale per poter ricostruire l’interezza di ciò che accadde. Questo tremendo senso di vuoto, la sensazione di una verità che sfugge sempre, che non riesci ad afferrare intera, quell’orrore da incubo, il silenzio funereo, macabro che aleggiava sulla pista: tutto questo è il Marchio di Monza“.

    Un marchio, aggiungo, che da quella infausta ora, le 15 e 17 precise del 20 Maggio 1973, è rimasto un pò anche in me: mi rivedo ragazzino, chiuso nella mia angoscia muta, incredulo davanti al televisore, a guardare quella pista vuota, mentre anche la familiare voce di Mario Poltronieri taceva, non sapendo più cosa dire. Ricordo quei lunghissimi minuti di drammatica incertezza, di spaventoso silenzio, mentre sentivo che qualcosa di terribile era avvenuto, con un senso di infinita tristezza, ed insieme di grande commozione. Anche in pista gli altoparlanti tacquero sempre, senza mai dare notizie, aumentando a dismisura quella tensione già altissima, insopportabile.

    Oltre a Renzo, Jarno e Hideo, cadono successivamente nel corso del primo giro non meno di altri 12 piloti. Alcuni a causa di altre chiazze d’olio, altri per le disperate manovre e frenate scomposte messe in atto per evitare gli ostacoli, altri ancora sicuramente perchè incocciarono, loro malgrado, appunto nei relitti delle due moto di Renzo e Jarno, e sui loro stessi corpi.

    Infatti, se Pasolini rimase praticamente ucciso sul colpo dal tremendo urto contro il guardrail, è provato che Saarinen morì perchè investito da uno o più corridori, tanto è vero che il suo corpo, che dapprima (appena sbalzato di sella dall’urto contro la moto di Renzo) capitombolava sul bordo esterno, cioè sinistro della pista, viene ritrovato una manciata di secondi dopo esattamente nella parte opposta della carreggiata, vale a dire a destra, sul ciglio interno, per metà sul prato, e senza più il casco che pure indossava un istante prima.

    Da alcune celebri foto scattate quel giorno, possiamo cercare di ricostruire, almeno in parte, quello che accadde alle spalle di Mario Lega. Jansson cade, a suo dire, perchè colpito in pieno da un serbatoio, magari quello della moto di Pasolini, che nella quarta foto della famosa sequenza di Bacchi e Piazza (che trovate nella fotogallery, dove Kanaya si riconosce dal numero 5, Lega, col ginocchio in fuori, dal numero 21, e Braun dal 38) si vede volare a mezz’aria.

    O forse quella è la sella della moto di Renzo, trovata poi anch’essa staccata dalla moto? Nella terza foto della sequenza, si vede anche un corpo bianco volare, probabilmente il serbatoio (appunto verniciato di bianco) della moto di Jarno.

    Nella stessa foto, tra Kanaya e Lega, accanto e sotto al guardrail, si intravede qualcosa di indistinto, che potrebbe anche essere il corpo di Pasolini. Se fosse così, Hideo, che si trova già oltre, non può averlo investito.

    Nell’altra famosa foto di Christian Janin si può vedere l’apocalittica situazione al Curvone un attimo dopo la caduta di Renzo e Jarno, in cui si vede bene chi è ancora in sella e chi è già caduto.

    Si può notare ad esempio che Zera, all’estrema sinistra del fotogramma, col numero 34, finisce nel prato per non investire il corpo esanime di Jarno, senza più il casco, ben riconoscibile per la tuta bianca e rossa. In mezzo alla pista, Mortimer, in tuta chiara, e Giansanti, in tuta scura, già caduti, cercano la salvezza correndo verso l’esterno, mentre Kanaya in direzione opposta ha già raggiunto il prato all’interno. Davanti a Torelli (numero 53) c’è qualcosa di tondeggiante, probabilmente una delle due metà del casco di Saarinen.

    Col numero 55 si può vedere Emanuele Maugliani, che purtroppo perirà appena una settimana dopo, ovvero il 27 Maggio, in Yugoslavia, in una oscura gara nel circuito stradale di Skofja Loka, nella Classe 350, uccidendo con la sua Yamaha TR3, oltre a sè stesso, ben cinque spettatori, tra cui una donna anziana e due bambini di 7 e 4 anni, fratello e sorella!

    Questo tremenda sciagura è passata alla Storia come il più sanguinoso incidente di moto coinvolgente il pubblico da oltre cent’anni a questa parte.

    Curiosamente, la sua moto uscirà praticamente intatta da questo terribile scontro, e sarà ancora spesso portata in gara in seguito.

    Grant, col numero 69, sta frenando per non investire il pilota, non identificato, a terra di fronte a lui. Villa non si vede, perchè è già caduto all’esterno, e si trova sotto le balle di paglia, accanto al guardrail, vicino al corpo di Renzo. John Dodds parte male, è attardato e quando arriva al Curvone vede il corpo di Jarno già riverso sul bordo interno della curva. Riesce a frenare in tempo, si ferma, torna indietro e segnala a Braun, che nel frattempo ha già completato il primo giro, di rallentare.

    Allora, potremmo chiederci: CHI HA INVESTITO SAARINEN?

    QUESTO, INFATTI, E’ IL PRINCIPALE MISTERO, TUTTORA IRRISOLTO, DI MONZA ’73.

    Andando per esclusione, e premesso che la verità assoluta sia pressochè impossibile da ricostruire, molto probabilmente chi investe (o meglio, ben più facilmente, COLORO che investono) il Campione finlandese va ricercato tra Villa, Mortimer, Giansanti, Jansson e Palomo.

    WALTER VILLA, perchè cade proprio sul lato esterno della curva, per essere con ogni probabilità passato sul corpo di Jarno, che appunto si trovava dapprima proprio lì. Verosimilmente, poi, una volta già a terra travolge anche Renzo, nell’abbrivio della caduta (Walter si risveglia solo dopo circa un’ora di coma, e da allora dichiarerà sempre di non ricordare nulla dell’incidente)!

    CHAS MORTIMER, grande amico di Jarno, perchè anche lui cade quasi nello stesso punto, e perchè viene trovato in un pianto disperato, dirotto ed irrefrenabile, che troverebbe valida giustificazione se davvero avesse investito l’amico finlandese……oppure è in quello stato per averne visto il corpo?

    FOSCO GIANSANTI, perchè cade anche lui circa nello stesso istante e nello stesso punto.

    BORJE JANSSON, altro grande amico del Finlandese, poichè anche lui è già caduto, secondo il suo racconto perchè, come già detto, centrato da un serbatoio vagante: resta il fatto come anche lui venga ritrovato ferito ma soprattutto sconvolto, piangente, in uno stato psicologicamente pietoso.

    VICTOR PALOMO, perchè pure lui è già appiedato, nella foto di Janin lo si vede, quasi come in uno stato di trance, in tuta chiara al centro della pista: secondo il suo racconto, cade a causa di una chiazza d’olio.

    Praticamente TUTTI gli altri cadono DOPO, in un punto successivo rispetto al luogo in cui si trovano i corpi e le moto a terra: se avessero investito i relitti delle moto, oppure Jarno o Renzo, sarebbero caduti prima, proprio a causa di questo.

    Infatti, se un pilota su una moto di appena 100 kg e lanciata ad oltre 200 Km/h sbatte su un mezzo simile a terra, oppure su un corpo umano, in piedi o disteso sulla pista, la sua caduta è certa ed assolutamente inevitabile, chi va su due ruote lo sa bene: basta un urto con un corpo di massa anche molto inferiore a quella di una moto o di un uomo adulto, per cadere sicuramente a quella velocità, specie se si è piegati in curva!

    In seguito a forse due/tre investimenti, il corpo di Saarinen viene trascinato dall’estremo esterno della curva all’estremo interno, come si vede nella foto di Janin. Mentre sta cadendo, Jarno indossa ovviamente ancora il casco, come del resto si vede nelle foto, ma poi il suo cadavere, che giace a pancia in giù, orribilmente straziato, sul bordo interno della curva, ne è ritrovato PRIVO.

    Il BoeriSport bianco e rosso (che sembra fosse in realtà un Bell coi marchi Boeri) di Saarinen viene letteralmente spaccato in due da una o più moto che lo investono, e ne verranno ritrovate le due metà in un punto posto più in avanti rispetto al corpo, per effetto del trascinamento delle moto investitrici.

    Secondo me, ed anche secondo l’autopsia, sono questi investimenti che ne determinano la morte, per lesioni interne da schiacciamento: Jarno è sicuramente vivo dopo l’urto con la HD di Renzo, che lo sbalza di sella! Lo si vede chiaramente nella sequenza di foto della sua caduta: l’atteggiamento della sua figura nel volo non è quello di un corpo esanime, bensì quello di una persona viva e cosciente, tonica, che tenta di reagire alla caduta.

    Quindi, ricapitolando, quali furono le VERE CAUSE dell’incidente? Sicuramente, la causa principale è da attribuirsi all’OLIO sparso in pista dalla Benelli di Villa, poi ovviamente alla presenza dei pericolosissimi GUARDRAILS, allora voluti dai piloti di F1 per le corse automobilistiche, ma assurdi per le gare di moto!

    Una inchiesta, svolta molto frettolosamente subito dopo il Gp, attribuì tutto ad un presunto grippaggio della moto di Pasolini. Con ciò, si tentò evidentemente di sviare dai veri responsabili le colpe per questa Tragedia.

    FALSO! FALSO! FALSO!

    Quella perizia, seppure firmata da un personaggio certamente rispettabile, risulta decisamente molto, troppo “comoda”, quasi provvidenziale, perchè scarica chiunque da OGNI responsabilità nella morte dei due piloti, mette tutto a posto…….ma puzza di FALSO da lontano un chilometro!

    A mio giudizio, visto che contrasta completamente con TUTTE le testimonianze dirette di quel giorno, essa appare FASULLA, o quantomeno palesemente sospetta, come fosse scritta ad arte, forse non in malafede, magari Obtorto Collo, dietro enormi pressioni di qualcuno molto in alto. Comunque, ripeto, anche se per caso fosse genuina, per le ragioni di seguito esposte, ciò NON proverebbe affatto che la caduta di Renzo sia dovuta alla causa individuata da questa perizia.

    Se pure grippaggio ci fu, infatti, assolutamente NON fu quella la causa della caduta di Renzo, come abbiamo appurato dalle testimonianze dirette. Ammesso e NON concesso che un segno di grippaggio ci fosse davvero, prima di tutto poteva ben trattarsi della traccia di un grippaggio precedente, poi riparato (la moto di Paso aveva appunto, vedi caso, dei segni di riparazione di grippaggi precedenti!), inoltre l’aver visto anche un vero inizio di grippaggio in un cilindro della sua moto NON prova assolutamente NULLA!!

    Tale ipotetico grippaggio, infatti, può benissimo essersi prodotto SUCCESSIVAMENTE alla caduta, per l’improvviso fuorigiri causato dalla ruota che si libera violentemente dal contatto con l’asfalto!

    Poi, bisogna notare come un grippaggio NON avvenga praticamente MAI a pochi secondi dall’inizio di una corsa, bensì capiti sempre in seguito, per eccessivo surriscaldamento, o per insufficente lubrificazione, o per le due cose combinate. Inoltre, un pilota espertissimo duetempista come Renzo avrebbe tirato subito la frizione per tempo, come del resto fece pochi minuti prima, al culmine della gara della 350.

    PERCHE’ NON SAREBBE STATO IN GRADO DI RIFARLO?

    Inoltre, ad ulteriore riprova, NON si è mai trovata una strisciata di gomma (che in un grippaggio si produce per forza, visto il fulmineo bloccaggio della ruota posteriore) sicuramente attribuibile alla moto di Pasolini, nè tanto meno, sul pneumatico posteriore stesso della Aermacchi HD del Campione Riminese, una zona di usura in un punto preciso, sicuro indizio di un repentino bloccaggio.

    Sentite a questo proposito il risoluto commento di Agostini: “Certo che c’era olio in pista! Purtroppo non vidi Pasolini dopo la fine della corsa delle 350, e non potei informarlo. Negli ultimi due giri della 350, appena dopo il ritiro di Renzo, ho fatto due sbandate paurose al Curvone e sono rimasto in piedi per puro miracolo. Pasolini evidentemente non sapeva che la pista fosse scivolosa, nella 350 lui non è incappato nell’olio, visto che la Benelli di Villa ha iniziato a perderlo quando lui era già fuori gara, e quindi all’inizio della 250 ha seguito la traiettoria ideale.

    Non posso dire per certo che la sua HD sia volata sull’olio, non avendolo visto di persona, ma ci arrivo per ovvia deduzione, scartando prima di tutto un errore di guida, poi un grippaggio assolutamente improbabile appena partiti, ed a cui comunque Renzo avrebbe saputo reagire, ed infine un eccesso di foga per superare Braun”.

    Anche il mio amico Kent Andersson è d’accordo:” Penso che Pasolini NON sapesse nulla dell’olio perchè si era appena ritirato quando la moto di Villa ha iniziato a spargerlo per tutta la pista”.

    Infatti, anche secondo me, Renzo fu praticamente IL SOLO pilota della 350 a NON essersi accorto dell’olio sull’asfalto, proprio perchè si dovette fermare ad almeno tre giri dalla fine, quando ancora NON ce n’era alcuna traccia, esattamente come esposto da Kent e da Agostini!

    Pasolini, dopo il “dritto” alla Parabolica (accaduto proprio quando era appena passato al comando della corsa, dopo una rimonta incredibile, assolutamente fantastica su Agostini), era arrabbiatissimo per questo ennesimo colpo di sfortuna e si rese irreperibile, dunque nessun amico potè avvertirlo della presenza dell’olio in pista!

    IO SO esattamente (e questo viene rivelato per la prima volta QUI, in ESCLUSIVA MONDIALE!) COSA fece in quei minuti - i suoi ultimi – che lo separavano dalla gara successiva: il mio buon amico Gianni Perrone afferma che Renzo li passò appartato in sua compagnia, cercando di calmarsi giocando con Amedeo, il figlio di Gianni che allora aveva solo sei anni.

    Detto tutto questo, A CHI, in ultima analisi, VANNO ATTRIBUITE LE RESPONSABILITA’ DELL’INCIDENTE?

    1 ) In primo luogo, AL CRIMINALE ATTEGGIAMENTO DEGLI ORGANIZZATORI E DELLA DIREZIONE CORSA, i quali non solo NON SI ACCORSERO DELL’ OLIO in pista, ma, cosa ancor più grave, NON tennero in alcun conto, ed anzi disprezzarono e contrastarono addirittura le disperate proteste e segnalazioni dei piloti e dei giornalisti (cioè di chi invece se ne era almeno accorto in tempo!) circa la presenza dell’olio stesso. Furono tutti minacciati di arresto!

    Gli organizzatori furono poi responsabili anche – e soprattutto! – DI NON AVER RIMOSSO I GUARDRAILS, secondo le pressanti ed insistenti richieste dei piloti.

    Non parliamo poi della esasperante inadeguatezza e lentezza dei soccorsi: la prima ambulanza, con una sola barella, giunse sul luogo dell’incidente DOPO OLTRE 15 MINUTI!!

    2 ) AI RESPONSABILI DELLA SQUADRA BENELLI, che invece di fermare subito Villa, che quasi alla fine della gara della 350 stava per prendere al penultimo giro la via dei paddocks, intendendo ritirarsi, lo incitarono invece (e quindi in un certo senso lo forzarono) con ampi gesti a rimanere in pista a tutti i costi, alla caccia di uno stupido piazzamento, mettendo così a repentaglio la vita dei piloti!

    A CHE SCOPO, POI? Tutto per una posizione di rincalzo, che in effetti Walter poi alla fine ottenne? Quel piazzamento (un quinto posto, ad oltre 43 secondi dal vincitore Agostini: secondo arriva Lansivuori, terzo Andersson, con Dodds quarto) maledetto costò qualcosa come LA VITA DI RENZO e JARNO!

    La quantità di olio rilasciata in pista da Villa può ben ammontare a DUE LITRI buoni, visto che la coppa della sua moto teneva oltre 3,5 litri, e quando fu vuotata ne uscirono molto meno di 2!

    Kent Andersson e John Dodds, che erano dietro a Villa (per poi superarlo agevolmente nel finale), riferiscono come la Benelli fumasse come una ciminiera, rilasciando letteralmente una scia di lubrificante proprio lungo la traiettoria ideale della pista, e come Walter non potesse neppure piegare in curva, tanto la sua ruota posteriore era imbrattata d’olio!!

    3 ) A VILLA STESSO, che DOVEVA fermarsi e ritirarsi subito, di propria iniziativa, appena accortosi dell’olio che la sua moto stava spargendo in pista, senza subire gli scriteriati ordini di scuderia della Benelli, ed essere invece conscio, come esperto pilota, delle disastrose conseguenze possibili continuando la corsa in quelle assurde condizioni!

    Purtroppo, mi spiace dirlo, tutto l’atteggiamento di Villa, sia durante che dopo la corsa, fa nettamente pensare che egli sia stato complice, e NON già vittima, degli ordini della sua squadra.

    Pertanto, le responsabilità di Walter nell’innesco della Tragedia di Monza, almeno secondo me, sono precise e pesantissime.

    E’ stata senza dubbio provvidenziale, e certo a lui molto utile, la sua totale amnesia per quanto concerne questo tragico episodio! Come già detto, Walter dichiarerà sempre, fin da allora, ed anche poco prima della sua scomparsa, di non ricordare NULLA dell’incidente, dall’ingresso del Curvone fino al risveglio in clinica. Per citare le sue stesse parole: “Non sono mai riuscito ad illuminare questo angolo buio”.

    Lo stesso Villa, però, in una intervista TV a “Sfide” di cui sono in possesso, sposa la mia stessa tesi, dichiarando testualmente: “Che la moto di Pasolini abbia avuto un grippaggio, è una cosa risaputa, e sembra sia stata accertata….. ma che LA CAUSA della caduta di Pasolini sia dovuta al grippaggio, questo NON è stato ancora appurato. Io personalmente NON credo che la causa della caduta sia dovuta ad un grippaggio, credo anzi che Renzo abbia tirato la frizione per tempo…….” e prosegue dicendo che secondo lui Renzo abbia soltanto rallentato a causa di questo, e che quindi sia stato tamponato da Saarinen, secondo una tesi che godette di un certo credito nei giorni successivi all’incidente, ma che sappiamo essere in realtà NON vera, dalle testimonianze oculari dirette, quelle di Mario Lega e di Kanaya in primis.

    Walter prosegue individuando correttamente nella presenza del GUARDRAIL la VERA CAUSA della tragedia, affermando che senza di esso, con uno spazio di fuga adeguato, tutto si sarebbe risolto in una banalissima scivolata di Renzo, del tutto innocua, e che sia stato il guardrail stesso (cosa che invece sappiamo essere perfettamente VERA) a ributtare il pista la moto di Renzo. Villa per la verità dice “le moto”, riferendosi anche a quella di Jarno.

    Io ho una teoria sul perchè Walter abbia detto questo.

    Secondo me, Villa SAPEVA perfettamente, in cuor suo, come Renzo in realtà fosse caduto proprio a causa dell’olio sparso da lui stesso, e che pertanto abbia voluto dire che, in fondo, anche se ciò lo avesse fatto cadere, la causa ultima della morte di Pasolini e Jarno andasse COMUNQUE identificata nella presenza del guardrail, cosa (e scusa) ovviamente ASSURDA, perchè tutti sapevano come il guardrail ci fosse, e dunque bisognasse in ogni caso tenerne conto!

    Forse ci sarebbe MOLTO altro da aggiungere, spero però di aver dato una esauriente descrizione degli avvenimenti, secondo le autorevoli testimonianze dei protagonisti di quel tragico giorno. Quanto alle conclusioni da me tratte, sono ovviamente discutibili come ogni altra opinione, ma resta il fatto come esse siano basate su fatti, testimonianze e prove fotografiche (quelle poche conosciute) NON contestabili.

    Lungi da me, comunque, voler sputare sentenze irrevocabili. Questa lunga monografia non va certo letta come qualcosa di definitivo, tutt’altro: non un punto di arrivo, dunque, quanto piuttosto uno spunto di partenza, per aprire un dibattito serio su questa Tragedia, della quale rimangono tutt’ora innumerevoli lati oscuri, e su cui ancora tanto resta da dire. Chissà, magari un giorno verranno fuori altre prove o documenti, su cui adesso non possiamo basarci.

    Voglio concludere ricordando che appena un mese e mezzo dopo la PRIMA, e più famosa, in data 8 Luglio 1973 avvenne purtroppo la SECONDA Tragedia di Monza. In una gara Juniores classe 500 morirono, esattamente nello STESSO identico punto del Curvone, e SEMPRE PER COLPA DEI MALEDETTI GUARDRAILS - che ASSURDAMENTE, anche dopo il sacrificio di Renzo e Jarno, ci si guardò bene dal rimuovere!! – Carlo Chionio, Renato Galtrucco e Renzo Colombini. La dinamica fu, appunto, per ironia della sorte, esattamente LA STESSA: Colombini cade, la sua moto esce di strada, va contro il guardrail, rimbalza su di esso, ritorna in pista, e fa cadere gli altri piloti!

    Oggi nessuno più si ricorda di questi bravi corridori, di età tra loro eterogenee (Galtrucco aveva 35 anni, Colombini 30 e Chionio 25), la cui vita fu stroncata dalla criminale stupidità di chi, dopo la prima tragedia, NON fece nulla per cercare di evitarne altre.

    IO voglio ricordarli, nella ostinata attesa che anche qualcun altro, più in alto di me, lo faccia, recuperando i loro nomi da un oblio ingiusto, e che siano CHIARITE ED ATTRIBUITE una volta per tutte LE RESPONSABILITA’ che causarono la loro morte, e quella dei loro più illustri colleghi. A quando qualcosa di dedicato a loro? Comunque, i loro nomi, assieme ai loro volti (nella triste pagina di Motociclismo, listata a lutto), fin da allora, sono per sempre scolpiti nella mia mente, assieme a quelli del mio amico Renzo Pasolini e di Jarno Saarinen, a loro eternamente accumunati da un tragico, identico destino.

    Mi piace pensarli, assieme a Renzo e Jarno, ed a tutti gli altri corridori che ci hanno lasciato, nell’Eden immaginato proprio da Mario Lega in una intervista: il Paradiso dei Piloti, dove esiste una meravigliosa pista infinita, variabile a piacimento, velocissima e piena di curve, dove non si cade mai.

    Foto: Google.it

    DONOVAN

    Scritto, assieme alla Prima Parte, il 20 Maggio 2006.