I piloti con più grand chelem nella storia della Formula 1, la classifica

La classifica con i piloti che hanno conquistato più grand Chelem in carriera. Lewis Hamilton sta scalando la classifica e potrebbe diventare presto il numero uno in questa speciale graduatoria.

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    I piloti con più grand chelem nella storia della Formula 1, la classifica

    Negli ultimi anni sta andando molto di moda nella Formula 1 il “Gran Chelem“. Ma cosa si intende con questo termine? il “Gran Chelem” si raggiunge con la vittoria, la pole position, il giro più veloce e gara disputata in testa dal primo all’ultimo giro della corsa. Un weekend perfetto in poche parole, il sogno di qualsiasi pilota. Molti sono riusciti a cogliere in carriera l’ Hattrick ovvero la vittoria della gara, la pole position al sabato e il giro veloce in gara, ma in pochi hanno anche condotto, dall’inizio alla fine l’intera corsa. Ecco di seguito i campionissimi che hanno saputo conquistare più Gran Chelem della storia della Formula 1.

    Jim Clark – 8 volte

    A sorpresa non c’è Schumacher in testa a questa classifica, bensì l’indimenticato pilota scozzese che, come i più attenti avran notato, non ha mai realizzato un hat trick senza che fosse un grand-chelem. Di nobile estrazione sociale, nel corso della sua troppo breve carriera in Formula 1 fu al volante della sola Lotus, scuderia in cui venne lanciato nel 1960 dallo stesso Colin Chapman. Fin dal 1961 si fece notare per la propria sensibilità di guida talmente leggendaria da fruttargli il soprannome di Jim25, nato dall’unione tra il nome del pilota e quello della macchina (Lotus 25), arrivando a sfiorare il titolo nel 1962. La sua carriera sbocciò nel 1963 grazie a sette vittorie su dieci gare ma, soprattutto, alla conquista del titolo col massimo punteggio conseguibile grazie al sistema degli scarti che vigeva ai tempi; pur dovendosi accontentare del ruolo di pretendente nella stagione successiva, bissò l’en-plein nel 1965 e trionfò pure nella 500 Miglia di Indianapolis, record tuttora ineguagliato. Dal 1966 la Lotus fu una delle vittime più illustri del cambio regolamentare, con problemi connessi al motore che perdurarono fino al 1967 consentendogli di raccogliere non più di qualche vittoria; nel 1968 sembrò che la musica fosse finalmente tornata melodiosa per il team di Chapman, ma dopo il primo successo stagionale il trentaduenne Clark morì in seguito ad un terribile incidente durante il Gp di Hockenheim di Formula 2.

    Lewis Hamilton – 5 volte

    Lewis Hamilton, da un po’ di anni a questa parte, è entrato in praticamente tutte le classifiche dei record della Formula 1. Il suo primo “Grand Chelem” è datato nel 2014 nel Gran Premio della Malesia. L’inglese si è ripetuto nel 2015 a Monza. Nel 2017 ha finora piazzato tre “zampate” fantastiche in Cina, Canada e Gran Bretagna. Il numero potrebbe presto aumentare e il record di Jim Clark potrebbe presto sgretolarsi.

    Michael Schumacher – 5 volte

    Ma come, così pochi? direte voi. In effetti quel numero è in contrasto con l’immagine da cannibale che il Kaiser ha lasciato nei nostri ricordi di quando era in Ferrari; eppure nonostante le innumerevoli gare dominate, in occasione dei rifornimenti si ritrovò spesso a cedere per qualche giro la testa della corsa (la stragrande maggioranza delle volte a Rubens Barrichello), andando a compromettere un probabile grand-chelem. Debuttò a Spa nell’agosto del 1991 su una Jordan grazie alla scaltrezza del suo manager, che per appoggiarne la candidatura sostenne che il giovane tedesco conoscesse la pista: in realtà Michael su quella pista non aveva mai messo ruota, ma già in qualifica riuscì a dare paga a parecchi pilastri di questo sport. Passato alla Benetton nel 1992, sotto la guida di Flavio Briatore fu protagonista di una rapida ascesa fino al 1994, anno in cui tra squalifiche, penalità e sportellate si portò a casa il primo Mondiale. Dopo essersi ripetuto nell’anno successivo decise di accettare la scommessa Ferrari, colori con i quali vinse l’inimmaginabile: dopo un paio di stagioni sfortunate, nel 2000 riportò il titolo iridato a Maranello dopo 21 anni dopo Jody Scheckter. Gli anni successivi (2001-2004) furono sostanzialmente un monologo rosso, senza dimenticare l’annata 2006 in cui una prima parte di stagione fallace (e molta sfortuna nel proseguo) gli impedirono di ipotecare anche l’ottavo mondiale. Ritiratosi a fine anno, fece rientro nel circus nel 2010 coi colori della Mercedes, scuderia che però non seppe dargli una vettura adeguata e con cui, nei tre anni di rientro, non ottenne nulla di rilevante se non una bellissima Pole nel Gp di Monaco del 2012.

    Alberto Ascari – 5 volte

    Condivide la seconda piazza di Schumacher (pur avendo disputato all’incirca un decimo delle sue gare) e, considerando le sue tredici vittorie, dà l’idea del dominio che impresse nel picco della sua carriera. Figlio di un pilota, esordì nel mondo delle due ruote per poi trasferirsi all’automobilismo soltanto nel dopoguerra. Le sue grandi doti gli permisero da subito di lottare con Juan Manuel Fangio e, nonostante un infortunio che avrebbe potuto minare la sua carriera, si rese protagonista di una rapida ascesa che culminò con i due allori consecutivi nel 1952-53, a bordo della Ferrari. Nel 1954, coronato ormai il proprio sogno, decise di sposare la scommessa Lancia, la cui vettura da Gran Premio non era però ancora pronta: le vetture della casa torinese si mostrarono presto veloci ma fragili, suscitando amarezza in un Ascari che pur lottando per le posizioni di vertice vedeva spesso concludersi anzitempo le proprie gare. Nel 1955 pareva delinearsi nuovamente un duello con Fangio ma, il 26 maggio, il destino beffardo scelse dei test informali per stroncare la sua vita sul circuito di Monza: durante l’ultimo passaggio prima della pausa pranzo, la sua Ferrari sbandò rovinosamente poco prima della chicane che tutt’oggi gli è intitolata, schiacciandolo e uccidendolo sul colpo.

    Ayrton Senna – 4 volte

    Un mostro da qualifica (65 partenze al palo, ricordiamo), che però in gara non amava il rischio inutile, come testimoniano i suoi soli 19 giri veloci. Sbarcò in Formula 1 nel 1984 con la Toleman e si distinse subito per talento e sensibilità di guida, tanto che con la modesta vettura che guidava riuscì a sfiorare la vittoria in occasione del tempestoso GP di Monaco e ad ottenere altri due podi nel corso della stagione. Ingaggiato dalla Lotus per l’anno successivo, sotto il diluvio dell’Estoril compì la prima delle sue imprese: partito dalla pole non si fece più vedere dagli avversari, come testimonia il suo giro veloce inferiore di sette decimi rispetto ad Alboreto e Prost e di oltre un secondo rispetto a tutti gli altri. Gli altri tre grand-chelem li conquistò in McLaren,scuderia in cui passò nel 1988-portando in dote i motori Honda –in cui divampò la rivalità col più esperto compagno di squadra Prost che dovette soccombere alla bravura di Senna, capace dunque di aggiudicarsi il titolo alla prima occasione utile. Il duello col compagno si ripropose senza sorpresa anche nel 1989, però con esito molto meno diolomatico;giunti alla penultima uscita stagionale a Suzuka Senna si ritrovò con l’assoluta esigenza di vincere entrambe le gare restanti e tento’ dunque un affondo a Prost alla chicane del triangolino: il francese chiuse la traiettoria e, per via del contatto che ne scaturì, fu costretto al ritiro mentre il rivale brasiliano, grazie all’aiuto dei commissari, riuscì a ripartire tagliando la chicane. Prost non gradì affatto la mossa e sporse reclamo contro la condotta dell’ormai odiato compagno, vincendolo e, congiuntamente, garantendosi il mondiale; l’epilogo della stagione lo spinge comunque ad abbandonare la McLaren per la meno competitiva Ferrari con cui, inaspettatamente, fu protagonista di un bel testa a testa ancora con Senna e, ancora una volta, i giochi si decisero a Suzuka. Senna conquistò la pole ma, per un magheggio dell’antisportivo Balestre (francese come Prost) , fu forzato a partire dal lato sporco della pista venendo pesantemente penalizzato nei primi metri di gara;se ne avvantaggio’ proprio il francese che alla prima curva aveva già sopravanzato Senna con mezza vettura: fu al quel punto che egli decide di vendicarsi dell’anno precedente andando a speronare Prost causando il ritiro di entrambi e, in definitiva,riprendendosi il maltolto, ovvero il proprio secondo mondiale. Il 1991 rappresentò invece un anno di incrocio di valori in campo: la Ferrari precipitò, la Williams si trovava nella fase iniziale di un processo di risalita e la McLaren, a sua volta, stava testando il nuovo V12. Senna si aggiudicò il titolo grazie ad una prima parte di stagione da protagonista mentre, come previsto, nella seconda metà iniziò a materializzarsi la supremazia Williams che rese di fatto impossibile ripetersi nel 1992. Il 1993 vide il progressivo logorarsi del rapporto col team che comunque si risolse bene : Senna riuscì a vincere il quinto GP di fila a Monaco e a conquistare le ultime due vittorie della stagione (nonché della propria vita); va ricordato come in occasione del GP d’Australia abbia invitato Prost-giunto secondo ma campione del mondo- a festeggiare con lui sul gradino più altro. L’anno successivo poté accasarsi in Williams grazie al ritiro dalle corse del francese, ma l’avvio fu tutt’altro che idilliaco, come era stato invece pronosticato: la Benetton di Schumacher si aggiudicò tutte le prime uscite, tra cui il GP di San Marino in cui Ayrton perse la vita.

    Sebastian Vettel – 4 volte

    Figli dell’era Red Bull, trovano giustificazione del valore risicato considerando il grande divario tra le sue vittorie (41) e i giri veloci in gara (24). Debuttò nel GP di Indianapolis del 2007 per sostituire l’infortunato Kubica facendosi notare per il miglior tempo nelle libere, tanto da essere chiamato dalla Toro Rosso per concludere la stagione e per militare con loro nel 2008, anno in cui si impose sotto il diluvio di Monza dopo una pole position e una gara impressionante, pur con una vettura modesta. Come prevedibile l’anno seguente venne promosso nel team ufficiale, cogliendo in Cina (ancora una volta sotto il diluvio) la prima vittoria della stagione che non fosse targata Brawn GP e fu l’unico a tener aperto il mondiale contro una macchina, ricordiamolo, irregolare. Nel 2010 disputò una stagione costellata di errori e incidenti più che evitabili fino alla terzultima gara in cui, a conti fatti, sembrava tagliato fuori dalla corsa per il titolo; grazie ad una vittoria nell’ultimo appuntamento di Abu Dhabi e al simultaneo harakiri della Ferrari riuscì a sopravanzare Alonso di soli 4 punti,sufficienti però per garantirsi il mondiale a soli 23 anni, diventando dunque il più giovane campione del mondo della storia della Formula 1. Per curiosità, fu tra i privilegiati che non s’erano mai trovati in testa al mondiale fino alla conquista del titolo. È però a partire dal 2011 che iniziò la vera era di Vettel e della Red Bull, un aeroplano a quattro ruote che, grazie al genio del progettista Newey, si dimostrò imbattibile in gran parte dei tracciati del pianeta; il mondiale arrivò anche nel 2012 nonostante un inizio decisamente al di sotto delle aspettative e un’ultima gara al cardiopalma: sotto pressione, la sua partenza fu fallace e nelle prime fasi di gara un arrembante Bruno Senna centro’ la sua Red Bull che, incredibilmente, resse l’impatto e gli consentì di giungere sesto, piazzamento che gli valse tre punti di vantaggio su Alonso e il terzo alloro. Il 2013 fu il suo anno d’oro grazie ad una formidabile ultima parte della stagione in cui conquistò nove vittorie in altrettante gare, che gli consentirono di eguagliare il record di vittorie stagionali (13) che era un’esclusiva di Schumacher dal lontano 2004 e di portare a casa il quarto mondiale consecutivo, ponendosi tra i più grandi della storia della Formula1. Il rimescolamento dei valori in campo dettato dalle regole 2014 ha disintegrato la supremazia della casa austriaca e esaltato il talento del suo giovane compagno di squadra Ricciardo da cui, a conti fatti, é stato surclassato; queste e altre ragioni (una su tutte il sogno mai nascosto di correre con la Ferrari nell’arco della propria carriera) han portato al matrimonio con la Rossa a partire da questa stagione tutt’altro che parca di soddisfazioni, come sarebbe invece stato lecito aspettarsi. Ha rischiato di eguagliare Ascari e Schumacher nello scorso Gp di Singapore, ma si è lasciato sfuggire il giro veloce in gara per pochi centesimi.

    Nigel Mansell – 4 volte

    Detto “il Leone d’Inghilterra” per la sua guida aggressiva e tutt’altro che risparmiosa, vanta un curriculum molto bilanciato: 31 vittorie, 32 pole e 30 giri veloci. Fece qualche sporadica comparsa nel 1980 a bordo della Lotus, scuderia per la quale faceva il collaudatore, senza ottenere alcun punto, collezionando anzi due ritiri e una non qualificazione. Promosso a titolare nel 1981, cominciò a farsi notare conseguendo il primo podio e tenendo testa al compianto Elio De Angelis, con cui condivise la casacca fino al 1984; la rivoluzione tecnina-unita all’improvvisa morte di Colin Chapman-lo costrinsero a vivere stagioni tormentate in cui incidenti suoi e di colleghi rischiarono di strappare molte vite alla Formula 1. Appiedato dallo scaltro Peter Warr, nel 1985 passò alla corte di Sir Frank Williams con l’incognita dei potenti ma inaffidabili motori Honda, che gli consentirono di dare una svolta alla propria carriera e di ottenere le sue due prime vittorie, tanto che l’anno seguente-impegnato nella lotta iridata col nuovo compagno Nelson Piquet-sfoderò una grinta tale da impressionare gli addetti ai lavori: la foga e la mancanza di visione strategica costarono care alla Williams, che proprio all’ultimo appuntamento di quel 1986 si fece soffiare il titolo consegnandolo nelle mani di Alain Prost. La Dea Bendata lo punì anche nel 1987, quando si dimostrò nettamente superiore al compagno nella lotta titolo, ma un pauroso incidente nelle prove libere del penultimo Gp della stagione lo costrinsero a desistere anzitempo; l’anno successivo rimase invece a bocca asciutta per colpa della mancata competitività della vettura, che lo spinse ad accasarsi in Ferrari nel 1989 in cui debutto nel modo migliore, ovvero vincendo alla prima uscita stagionale. Si trattò di un fuoco di paglia che non rese possibile alcuna ispirazione iridata e che nel 1990 lo vide soccombere alla superiorità tecnica e psicologica del neo-compagno Prost. Rimpatriò dunque in Williams nel 1991 con ottime speranze, che si concretizzarono non prima del 1992, ultima vera annata del grande Nigel, coronata dalla tanto attesa vittoria del titolo mondiale. “Ritiratosi” nel 1993 (anno in cui corse e vinse nel campionato CART) , tornò nella seconda metà del 1994 per sostituire Ayrton Senna, ottenendo la sua ultima pole e il suo ultimo successo nel gp conclusivo ad Adelaide.