Incidente Bianchi: quanti errori (in tv)! Quel che non ha funzionato a Suzuka

Dopo l'incidente di Jules Bianchi nel Gran premio del Giappone a Suzuka, tante inesattezze e disinformazione hanno messo la Formula 1 sul banco degli imputati

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    Formula 1, Gp Giappone 2014: la Gara

    L’incidente di Jules Bianchi a Suzuka, come spesso accade, ha dato fiato alle trombe di quanti si sono prontamente lanciati nello sfoggio del miglior repertorio di inesattezze, moralismi e poesia utile a riempire i servizi dei tg, quelli che in tutti i modi cavalcano l’onda tragica senza trasmettere un’informazione corretta che sia una.

    Andrebbero messi alcuni punti fermi sul Gran premio del Giappone 2014, un’analisi obiettiva, che in parte abbiamo realizzato, seppur a caldo, nell’imminenza dei fatti. Proviamo ad andare oltre, capire se e cosa doveva essere fatto diversamente a Suzuka.

    L’orario di partenza

    Iniziamo dalla gara bagnata. Si sono levate numerose voci, tutte a dire come fosse inaccettabile correre con il meteo presente domenica. Se da un lato c’è una verità innegabile, ovvero, si poteva anticipare la corsa di un paio d’ore, con buona pace del pubblico di massa europeo – a dire il vero nemmeno troppo ansioso di seguire il mondiale -: avremmo evitato la partenza dietro safety car e i frangenti con maggior acqua in pista. Ma chi detiene i diritti commerciali, al pari della Honda, non hanno inteso anticipare la gara. Il risultato: due giri dietro safety car, poi bandiera rossa, nuovo stop, ripartenza dietro vettura di sicurezza e 10 giri dei 53 in programma sfumati.

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    Pista bagnata ma praticabile

    Quando si è iniziato a correre, il circuito era in condizioni assolutamente idonee per disputare la gara. Moralismi, parole vuote e retorica, ecco cosa sono le “indignazioni” di chi ritiene non si dovesse correre. Quando in Malesia non si gareggia per le piogge monsoniche, tutti a criticare piloti e federazione perché “femminucce”, poi se si parte in Giappone – che nonostante la pioggia consistente era ben lontano dalle condizioni tipiche di Sepang – la critica opposta.

    Come ogni cosa, prima di esprimere un parere, si dovrebbe conoscere quel di cui si parla. Ma il pubblico e i media vogliono cose rapide, veloci, semplificate: una Formula 1 con precisi particolari tecnici, potenzialmente bagagliaio di informazioni e “cultura” non frega niente a tanti, da Ecclestone in giù, fino alle televisioni.

    Si parte, dopo che Hamilton esorta Whiting via radio a dare il via, seguito da Vergne, che certo non era tra i primi. L’unico problema al decimo giro di gara era nella visibilità dei piloti che non si trovavano nelle prime 3 posizioni. Ma signori, se vogliamo correre sul bagnato, è qualcosa che ha sempre fatto parte del gioco, viceversa, diciamo che si gareggia solo su asciutto o umido.

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    “Gara da sospendere! L’elicottero non poteva volare”

    La corsa si svolge normalmente, tanto da portare i piloti a montare le intermedie, via via che progrediscono le condizioni di aderenza in pista. Inseriamo la “variabile elicottero”, quella che quasi con sdegno alcuni giornalisti della domenica hanno sollevato quando, senza ascoltare bene le parole di Matteo Bonciani, si è saputo del trasferimento di Bianchi in ospedale. «Viene trasportato in ospedale in ambulanza, per le sue condizioni di salute non può volare in aereo», dirà l’uomo della comunicazione Fia. Se le parole hanno un senso e si conosce appena un po’ il regolamento, non serviva scomodare il tifone e indignarsi dicendo che la gara non si sarebbe dovuta correre senza un elicottero in grado di volare. Balle, in quest’ultimo caso non si sarebbe gareggiato dal principio o sarebbe stata interrotta la gara. Austin, 2013, prove libere: non gira una monoposto finché la nebbia non si dirada e l’elicottero può volare. Poi, manca un elicottero, nuovo stop finché non ce n’è un altro pronto in circuito. Questa è la verità.

    | IL PROCESSO AL GRAN PREMIO |

    Poca luce in pista

    Arriviamo all’incidente di Bianchi. Adrian Sutil esce di pista perché non vede una pozza d’acqua, va in aquaplaning e scivola sulle barriere della curva Dunlop: sono quasi le 17:00 in Giappone, la pioggia torna a cadere con maggior insistenza, ma i tempi non dicono che si deve passare alle full wet, segno che il problema principale, come detto anche da Sutil, era la visibilità. E questo è diretta conseguenza dell’orario di partenza.

    Commissari lenti e impreparati

    Il dramma si costruisce nelle battute immediatamente successive: i commissari devono comunicare a Charlie Whiting se la vettura è in posizione pericolosa e necessita l’ingresso della safety car o se può rimuoversi in sicurezza. Hanno sottovalutato l’uscita cieca della Dunlop Curve, perché è facile dare addosso a un uomo, un singolo responsabile, ma l’assunzione di colpe è collettiva: portare un trattore nella via di fuga in quel punto è folle. Si sarebbe dovuto comunicare a Whiting la necessità della SC. Non è stato fatto.

    C’è stato anche chi si è “scandalizzato” dell’esposizione della bandiera verde subito dopo la curva. Qui torna in mente il caso di Vettel a Interlagos nel 2012, quando venne accusato di aver sorpassato in regime di bandiere gialle. Leggere il regolamento, ancora una volta, così come la disposizione delle postazioni e la suddivisione di ogni settore in sotto-settori, avrebbe evitato figuracce tv, perché la verde è data nel settore successivo, correttamente con le doppie bandiere gialle esposte alla Dunlop. Doppie bandiere gialle che, ricordiamo OBBLIGANO a rallentare e potenzialmente essere pronti a fermarsi, non è vero che la bandiera gialla inibisca semplicemente i sorpassi.

    Adesso è facile pontificare e fare la morale alla Formula 1. Si dovrà intervenire e il modo più semplice per mettere in sicurezza le operazioni di recupero delle monoposto – laddove non sia possibile usare dei bracci con mezzi fuori dal circuito – è costituito dalla creazione di trattori o mezzi con delle protezioni uniformi sui quattro lati, evitando che la monoposto possa andare a infilarsi sotto. Le strutture di assorbimento ai lati della scocca avrebbero protetto Bianchi se anziché finire sotto al trattore ci fosse stata una paratia rigida sulla quale impattare.

    Una soluzione relativamente semplice, senza dover invocare rivoluzioni, safety car a ogni auto ferma nella via di fuga e altre intuizioni che, seppur legittime, sono influenzate dal momento e dal pensiero che un giovane pilota di 25 lotta per la vita.

    Fabiano Polimeni