Jenson Button, campione con le medaglie

Se la pazza idea di Bernie Ecclestone che voleva far diventare campione del mondo di Formula 1 il pilota che avesse vinto più gare fosse passata, adesso avremmo già Jenson Button con le mani sul titolo iridato

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    Button F1 World Champion 2009. A dare retta alla pazza idea di Bernie Ecclestone di far diventare campione del mondo il pilota che avesse ottenuto più medaglie d’oro, leggi vittorie, sarebbe già realtà.

    JENSON BUTTON. Il pilota inglese ha raccolto ben 6 successi nelle prime 7 gare. Grazie a questo bottino, gli unici due che erano rimasti in grado di batterlo (solo per la matematica), vale a dire Barrichello e Vettel, hanno visto azzerare le loro chance con il successo di Hamilton. Con 3 gare da disputare e due vittorie ciascuno, i giochi made in Ecclestone si sarebbero chiusi a Singapore. Fa piacere vedere che il campione del mondo delle medaglie e quello della classifica finiranno con il corrispondere. Ma dà ancor di più gusto avere la consapevolezza che questa follia del boss FOM non ha avuto seguito. Con le già citate 6 vittorie nelle prime 7 gare, infatti, Jenson Button avrebbe – se non matematicamente almeno virtualmente – chiuso il mondiale a meno di metà stagione.

    REGOLAMENTO F1. Quello che sarebbe successo con Jenson Button e la Brawn GP è solo uno dei “bug” che infarciscono l’idea di Ecclestone. Adesso che il pericolo è scampato, vogliamo tornarci sopra per analizzare altre possibili problematiche attorno ad una proposta che temiamo possa nuovamente affacciarsi all’orizzonte delle Formula 1. Anche in caso di campionato combattuto e con tanti piloti a salire sul gradino più alto del podio, infatti, potremmo trovarci con un campione del mondo a sorpresa. E molte perplessità. Vediamo alcuni esempi, strampalati sì, ma ripercorrendo l’assurdo andamento di questa stagione 2009, neanche più di tanto. Aggiungo che tutte le considerazioni a seguire, partono da un assunto: dato l’equilibrio dei valori in campo che ci sarà nel 2010, arrivare a 5 vittorie vuol dire avere già in tasca il titolo mondiale. Anzi, probabilmente ne basteranno appena 4.

    • Macchina da bagnato: realizzare una vettura esclusivamente adatta per il bagnato che, su piste da basso carico e, più in generale, su piste asciutte fatica ad entrare nella top ten ma in condizioni, per gli altri, di scarsa aderenza fa la differenza. Qualora capitasse una stagione bagnata come le ultime, quindi, si potrebbe pensare di raccimolare 4-5 vittorie e poi sperare che gli altri si portino via successi a vicenda.
    • Macchina da circuiti cittadini: analogamente al ragionamento precedente, potrebbe essere un azzardo valido quello di progettare una macchina che vada benissimo sui circuiti cittadini che, ad oggi, salgono a quota 5 nel calendario mondiale. Normalmente i team vanno a correre in luoghi come Melbourne, Montecarlo, Valencia, Singapore ed Abu Dhabi cercando di adattare al meglio le loro vetture. Ma se una Force India qualunque progettasse una vettura capace di essere imbattibile tra i tombini… cosa succederebbe a fine stagione? Nel 2009 gli indiani hanno puntato sui circuiti veloci ed a Spa-Francorchamps e Monza hanno fatto tremare tutti.
    • Cambiare sempre motore: Molte gare saranno decise dai dettagli. Una squadra, quindi, potrebbe decidere di andare sempre con un motore nuovo, più potente per trarre sempre il massimo vantaggio dai rivali. Così facendo, partirà ad handicap in metà delle gare, ma nell’altra metà potrà spingere a fondo senza pensieri. In caso di campionato molto equilibrato, una mossa del genere potrebbe rivelarsi l’aiuto decisivo per conquistare le vittorie necessarie per essere primi in classifica.
    • Due piloti per due obiettivi: un team potrebbe pensare di prendere un pilota molto veloce, dargli i gradi di prima guida e mandarlo sempre e comunque all’attacco per vincere. Un secondo pilota, meno brillante, invece, andrebbe a creare scompiglio tra i rivali, sempre nei limiti della correttezza, in modo che – qualora il proprio capo squadra non riuscisse a vincere – le vittorie sarebbero spartite tra più contendenti possibili.

    FINTO PROBLEMA. Sparate lì alcune possibilità “creative” per fregare Ecclestone e tutto il mondo della F1, concludo questo intervento ricordando che, a differenza di quanto discusso nei mesi passati, il problema del sistema a medaglie non è tanto il rischio di vedere il titolo iridato assegnato dopo sole 9 gare (questo è successo anche con i punteggi 10-8-6-5-4-3-2-1, vedi 2004). Il problema sta nel capire se chi vincerà il mondiale (dopo sole 9 gare o all’ultimo giro dell’ultima curva) se lo sarà meritato o meno. Quindi, la domanda da porci è la più semplice di tutte: è giusto che diventi campione del mondo chi ha vinto più gare?

    Se si guarda la storia di questo sport, troviamo poche eccezioni in cui il vincitore finale ha collezionato meno vittorie del secondo. E’ una questione di paradigma. Fino ad ora abbiamo ragionato in termini di punti. Ma chi l’ha detto che i punti siano la cosa più giusta? Faccio l’avvocato del diavolo: ci sono delle gare da disputare e da dare il premio a chi ne ha vinte di più. Where is the problem? Paradossalmente la proposta di Ecclestone è la cosa più naturale, semplice, scontata ed ovvia che ci sia. Forse persino la più giusta.

    Di contro va detto che talvolta le gare vengono vinte anche per fortuna. Come nel calcio si può vincere per un fuorigioco o un gol fantasma, nella F1 basta una safety car, un doppiato, uno scroscio di pioggia per dare IL PUNTO della vittoria a chi non lo avrebbe meritato sulla carta e lasciare quello arrivato secondo e più meritevole con un bello ed inutile ZERO. Almeno gli 8 punti del secondo posto, limano l’ingiustizia.

    IN CONCLUSIONE, appurato che spesso il vincitore di Ecclestone ed il vincitore alla classica maniera hanno coinciso, resta da capire da che parte stare: premiare il più regolare, quello tanto veloce quanto freddo e calcolatore o premiare il talento puro, l’istinto che spesso si sposano con l’incostanza? Onestamente, messa da parte la delusione per i modi autoritari con cui la FIA si vuole imporre nei confronti del pubblico, ritengo sia solo… questione di gusti!

    A voi l’ultima parola.

    Foto: www.gpupdate.net