La Formula 1 si converte all’Halo: era davvero necessario?

Nel 2018 le Formula 1 dovranno montare obbligatoriamente l'Halo. Gli interrogativi su un dispositivo che snatura le monoposto

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    La Formula 1 si converte all’Halo: era davvero necessario?

    E’ stato il dispositivo testato più a lungo e, come già era stato previsto lo scorso anno – in termini generici, di un sistema di protezione della testa del pilota – nel 2018 le Formula 1 monteranno l’Halo. E’ la decisione scaturita dallo Strategy Group di luglio, non senza la previsione di ulteriori modifiche alla struttura aperta di protezione dall’impatto con oggetti di grandi dimensioni.

    Subito scartato lo Shield, sono bastati poco meno di 6 chilometri per metterlo nel cassetto delle cose sbagliate. Così, ci apprestiamo a vivere una rivoluzione del concetto di monoposto per come l’abbiamo sempre conosciuto. L’interrogativo è se sia una scelta corretta o un eccessivo rincorrere la sicurezza assoluta che mai ci sarà nelle corse. Il rischio è una componente intrinseca del motorsport e le fatalità possono sempre accadere. Per un Halo che andrà a ridurre i rischi in caso di impatti con ruote o parti di monoposto che dovessero staccarsi, eventi altamente improbabili eppure verificatisi in passato, c’è la garanzia di un aspetto irrimediabilmente rovinato.

    Tanto lavoro per arrivare alle attuali monoposto, aggressive, spettacolari nelle forme, con le gomme larghe e poi… l’Halo! E’ giusto che ci sia il partito dei favorevoli, perché la sicurezza viene prima di ogni altra cosa, a ben vedere, però, si tratta di un provvedimento molto diverso da quelli presi in passato. C’era l’epoca in cui era il fuoco il grande nemico dei piloti, poi si scoprì la necessità di migliorare le strutture di sicurezza sul telaio, migliorare enormemente i circuiti, tutte misure quelle sì imprescindibili, perché per troppo tempo la Formula 1 ha corso in barba anche al buonsenso.

    Immaginate di correre, oggi, sulla Nordschleife: impensabile. Era fondamentale anche intervenire con i cavi di ritenzione delle ruote per evitare si staccassero a ogni minimo impatto. Eppure nonostante i continui interventi le tragedie si sono sviluppate ugualmente, pur in numero enormemente inferiore. Se tra gli anni Sessanta e Settanta quasi non passava una stagione senza che vi fosse un morto, tra l’ultima grande tragedia, il maggio di Imola 1994, e il dramma di Jules Bianchi a Suzuka nel 2014, sono trascorsi 20 anni. Anni di botti paurosi risolti senza quasi conseguenze, vedi Kubica in Canada.

    Interventi alle Formula 1 che non hanno snaturato l’essenza della monoposto, quella che viene fortemente intaccata con l’Halo. Sarebbe stato utile nell’incidente di Felipe Massa in Ungheria nel 2009? Quasi sicuramente no, perché la molla si sarebbe in qualche modo incuneata tra la struttura. Sarebbe servito a salvare Bianchi? Certamente no. I rischi corsi sono stati tanti, ricordiamo il botto in partenza nel 2012 a Spa, quando Grosjean volò sulla Ferrari di Alonso passando a pochi centimetri dal casco con il fondo della Lotus.

    L’Halo sarebbe tornato utile a Justin Wilson, nell’incidente in Indycar, colpito da un pezzo del musetto vagante. L’opposizione di tanti piloti, il favore di tanti altri: pronunciarsi sull’Halo e la sua opportunità è di fatto una visione delle corse in macchina. L’avremmo immaginato sulle categorie minori, in Formula 4 e Formula 3, ad esempio, primi passi dei giovani piloti in monoposto e sovente acerbi. Sorprende, semmai, come una Formula 1 così solerte nel voler introdurre l’Halo non abbia ancora sviluppato un dispositivo molto meno invasivo quale quello che impedisce l’aggancio tra due macchine, ruota su ruota con garantito effetto decollo. Da anni ormai è presente in Indycar e sarebbe stato molto più utile introdurre tale sistema.

    L’Halo è stato sottoposto a innumerevoli prove, dovrebbe assicurare la stessa sicurezza di un cockpit aperto nel caso di necessità di uscita immediata dall’abitacolo, operazione che, oggi, i piloti devono compiere in 5″. L’augurio è di non dover scoprire nella casistica infinita degli incidenti, un giorno, che proprio la struttura di sicurezza abbia rappresentato un ostacolo all’uscita o anche solo l’estrazione da parte dei commissari del pilota. Gli interrogativi sono tanti: utilità, adeguatezza alla storia delle corse in monoposto, risvolti sulle operazioni di soccorso. La FIA ha deciso, Halo obbligatorio. E la Formula 1 si appresta all’ennesima trasformazione, la più radicale dai tempi dell’introduzione delle ali e lo sviluppo dell’aerodinamica per come inciderà sull’aspetto delle monoposto.