La morte di Simoncelli può insegnare alla F1

Morte Simoncelli: nel tragico momento dell'incidente durante il Gran Premio di Sepang, la Dorna decide di interrompere prima e cancellare poi la corsa

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    Di fronte ad una morte assurda, tragica ed inaspettata come quella di Marco Simoncelli, una delle poche armi di difesa che abbiamo è quella di sperare che serva a qualcosa. Non a caso il padre, pur se distrutto dal dolore, ha trovato la forza per chiedere un eventuale espianto degli organi. Non a caso, gli esperti di moto, si sono immediatamente interrogati su cosa si potesse fare per evitare in futuro tragedie simili. Risposte ne arrivano poche. Diciamo che in questi casi è quantomeno utile, per chi resta su questa terra, farsi le domande. C’è una cosa, però, che la morte di Simoncelli ha insegnato. La corsa è stata immediatamente interrotta dalla Dorna. Poi cancellata. Mi chiedo se in Formula 1 sarebbe successa la stessa cosa. E ripenso ad Ayrton Senna e Roland Ratzenberger.

    FORMULA 1 E MOTO GP. Impossibile paragonare quanto accaduto con la Formula 1 nel 1994 ad Imola con Ayrton Senna e Roland Ratzenberger rispetto a quello che è successo ieri a Marco Simoncelli in MotoGP a Sepang. Assurdo anche perché nel 2003 con la morte di Dajiro Kato e un anno fa con quella di Tomizawa, il Motomondiale ha fatto sfoggio del medesimo cinismo della discipline a quattro ruote. Faccio un passo indietro. Formula 1: nel 1994 ad Imola, durante le prove del sabato, muore Roland Ratzenberger. Il paddock è sotto shock. Ma il carrozzone prosegue. Il giorno dopo, domenica, durante le prime fasi del Gran Premio di San Marino, Ayrton Senna esce di pista, viene operato d’urgenza mentre è ancora steso sull’asfalto e viene trasportato all’ospedale in fin di vita. La gara va avanti. L’ufficialità della morte del campione brasiliano arriva qualche ora dopo. Fortunatamente, da allora, incidenti mortali non ce ne sono più stati nella massima categoria automobilistica. Il Motomondiale non è stato da meno. Nel 2003 c’era un Kato in fin di vita, ma tutto proseguì senza tentennamenti. Nel 2010 non bastò la morte in pista di Tomizawa durante la Moto2 per bloccare la partenza della MotoGP. Qualcuno sospetta persino che il povero giapponese fu “fintamente” tenuto in vita solo per avere una scusa. Quanto successo a Sepang con Marco Simoncelli, invece, porta ad altre riflessioni. La Dorna non ha esitato a bloccare la gara ed a cancellarla. Questa circostanza, ancor prima della brutale dichiarazione del medico sul decesso del pilota italiano, aveva fatto intendere che c’era da aspettarsi il peggio. Inutile correre in certe condizioni. Pregando che non ce ne sia mai bisogno, speriamo che anche la Formula 1 impari.

    MARCO SIMONCELLI. Molti personaggi della Formula 1 hanno mandato un affettuoso saluto a Marco Simoncelli ed alla sua famiglia. Tra i più toccanti citiamo quello del presidente della Ferrari Luca di Montezemolo:“Mi aveva molto impressionato per la velocità, il talento e la grinta che aveva dimostrato quest’anno: per queste qualità mi ricordava Gilles Villeneuve ma il destino ha voluto accomunarli in un una maniera così tragica. A nome di tutta la Ferrari voglio esprimere alla famiglia di Marco tutto il nostro cordoglio per la perdita del figlio.” Anche Stefano Domenicali ha espresso le sue condoglianze:“Eventi come questo e come l’altrettanto tragico incidente che, appena otto giorni fa, ha visto morire Dan Wheldon nella gara di Las Vegas della Indy Car ci ricordano sempre come tutti i piloti che si cimentano nel motorismo sportivo siano sempre esposti al rischio. Non bisogna mai abbassare la guardia ma dobbiamo sempre essere consapevoli che contro la fatalità non si può nulla”. Un particolare pensiero del team principal del Cavallino va a Fausto Gresini:“Un caro amico della mia città, Imola, che sta vivendo un momento particolarmente drammatico.”