La seconda vita degli ex piloti di Formula 1: chi ha avuto più successo?

Le 10 avventure più bizzarre intraprese da piloti della Formula 1 nel post carriera. I 10 casi più curiosi di ex piloti finiti a fare altri mestieri con successo.

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    Si sa, prima o poi per ogni pilota arriva il momento di lasciare la Formula 1. Staccarsi dalle corse non è un passo semplice ma prima o poi bisogna farlo. C’è chi intraprende nuove esperienze motoristiche, c’è chi appende definitivamente il casco al chiodo, c’è chi rimane nell’ambiente del Circus come commentarore o per ricoprire qualche carica di prestigio. C’è anche qualcuno che, invece, decide di cominciare una nuova vita, totalmente diversa da quella agonistica: ecco le 10 avventure post-Formula 1 più bizzarre intraprese dai campioni delle quattro ruote. Sfogliate le pagine per scoprire che vita hanno deciso di intraprendere i vari Fangio, Pique e Ribeiro. Alcuni di questi ex pilota stanno vivendo una vita completamente differente rispetto a quella intrapresa ad inizio carriera. Ora non Vi resta che cliccare per scoprire queste nuove e particolari professioni intraprese dalle leggende dalla Formula 1.

    10. Il venditore di auto – Juan Manuel Fangio

    Il rapporto tra Fangio e la Mercedes (con cui aveva vinto due dei suoi cinque allori) andò ben oltre i confini della Formula 1. Egli decise infatti di aprire una concessionaria nrella sua città natia, tanto che nel 1974 venne nominato direttore della Mercedes-Benz in Argentina. Analoga decisione venne presa da Tony Brooks, uno dei rivali dello stesso campione argentino.

    9. Il venditore di aeroplani – Thierry Boutsen

    Vincitore di tre Gran Premi, quando si ritirò a fine 1993 decise però di non concludere la sua avventura a stretto contatto con macchinari tecnologicamente all’avanguardia: dopo aver venduto e comprato aerei lungo tutta la sua carriera nel 1997 decise di fondare assieme alla moglie la propri compagnia aerea, la Boutsen Aviation. Da allora essi han venduto più di 250 aeromobili, tra cui elicotteri, con un fatturato complessivo che va ben oltre il miliardo di dollari; piccola curiosità: parte dei suoi clienti furono colleghi con cui era stato a stretto contatto nel Circus: Hakkinen, Frentzen, Rosberg senior…

    8. Venditore di pasta – Paolo Barilla

    Quando la sua carriera in Formula 1 terminò con l’interruzione del contratto con la Minardi, il futuro di Paolo Barilla era già ben delineato: divenne infatti il vicepresidente della famosissima azienda, i cui profitti gli avevano consentito di essere assunto come test driver nel 1989 e promosso a pilota ufficiale nella stagione successiva. Una stagione deludente, condita da svariate eliminazioni durante le qualifiche e la netta predominanza del compagno Pierluigi Martini portarono allo scioglimento del contratto. A differenza di quanto può sembrare, egli non fu un semplice pilota pagante: nel 1985 era riuscito a vincere la prestigiosissima 24H di Le Mans. In seguito si accordò con Alessandro Zanardi per concedergli la sponsorizzazione Barilla.

    7. Imprenditore – Nelson Piquet

    Il tre volte campione del mondo è un personaggio certamente discutibile, ma non si può negare che possedesse un gran fiuto per gli affari. Dopo essersi ritirato dalla Formula 1 a fine 1991 e dalle competizioni in generale nel 1992 (dopo un tremendo incidente), il suo più grande successo fu AutoTrac, un’azienda che produce navigatori satellitari e sistemi di monitoraggio per i camion brasiliani adibiti al trasporto delle merci. Fondata nel 1994 si è enormemente espansa nel corso degli anni e lo stesso Piquet detiene una quota azionaria. Oltre a questa e altre avventure finanziarie ha gestito la carriera agonistica del figlio, per cui fondò la Piquet Sports, e recentemente ha pure partecipato ad una campagna pubblicitaria automobilistica affiancando il vecchio nemico Nigel Mansell.

    6. Predicatore del Vangelo – Alex Ribeiro

    La sua carriera fece cilecca: si qualificò soltanto a 10 gare sui 20 eventi a cui partecipò a fine anni Settanta e non conquistò nemmeno un punto. Profondamente religioso, correva con lo slogan “Salva Cristo” (qualcosa di simile a “Gesù è la Salvezza”) dipinto sulla tuta e talvolta anche sulla macchina stessa. La sua missione di evangelizzazione subì una netta accelerazione quando, dopo essersi ritirato dalla Formula 1 mentre si apprestava a svolgere degli scavi nei pressi della sua fattoria, si imbattè in una rana albina. Questo episodio lo spinse a sposare la causa di un’associazione brasiliana che si prefigge come scopo il portare la parola di Cristo tra gli atleti.

    5. Pilota Safety car – Alex Ribeiro

    Proprio lui, di nuovo. Non soddisfatto dall’attività di evangelizzazione si riavvicinò al mondo della Formula 1 nel 1999 quando gli venne offerta la possibilità di guidare la Safety Car, ma non andò affatto bene: a Monaco, nel 2000, durante l’esercitazione prima delle prove libere del sabato mattina stampò la Mercedes contro le barriere alla curva del tabaccaio. Ne uscì illeso, ma non si può dire altrettanto del medico FIA Sid Watkins che gli viaggiava accanto,cui vennero diagnosticate tre costole rotte. Tra parentesi, la macchina era da buttare. Due anni dopo la Safety Car guidata da Ribeiro ebbe un altro incidente durante il warm up, ma questa volta egli non aveva colpa: poco dopo aver parcheggiato la sua auto nei pressi dei rottami dell’auto di Bernoldi, l’auto di Heidfeld ,fuori controllo, tranciò la portiera che egli aveva appena aperto, con gran spavento di tutti gli interessati. Se il tedesco fosse sopraggiunto solo un paio di secondi dopo il bilancio avrebbe potuto essere terribilmente più grave.

    4. Politico – Carlos Reutmann

    Uno dei più forti piloti a non esser mai riusciti a conquistare il titolo mondiale, è principalmente ricordato per la disastrosa gara del 1981 quando consegnò l’iride a Piquet. L’esperienza lo amareggiò talmente tanto da indurlo al ritiro dopo le prime due gare del 1982. Sfruttando la popolarità acquisita in Argentina dopo molti anni al vertice della Formula 1, decise di intraprendere la carriera politica che lo elesse a Governatore della provincia di Santa Fe per due mandati di quattro anni ciascuno. Voci di corridoio insinuavano addirittura una sua imminente candidatura alla guida del Paese, eventualità che però non si manifestò mai in realtà.

    3. Fattore – Jody Scheckter

    Dopo aver vinto il titolo piloti nel 1979, l’anno successivo abbandonò il mondo delle corse pur avendo soltanto 30 anni. Egli ha comunque trovato il modo di occupare il tempo da allora: ha infatti comprato e investito milioni di dollari nel Laverstoke Park Farm nel sud dell’Inghilterra, da dove vende e distribuisce i suoi pluririconosciuti composti organici. Tuttavia Jody non ha mai reciso del tutto i ponti che lo legavano alla Formula 1: nel garage di proprietà conserva un esemplare di pressoché tutte le auto con cui ha corso durante la sua carriera,inclusa la Ferrari 312T4 con cui vinse il titolo.

    2. Proprietario di una compagnia di energy drink – Bertrand Gachot

    Mai quanto oggi le sponsorizzazioni di energy drink in Formula 1 sono state attuali. Il belga,noto per la lite con un tassista che spalancò di fatto le porte del Circus a Michael Schumacher, non brillò granchè durante la sua carriera: mise insieme soltanto 5 punti e fallì la qualificazione a quasi metà dei GP cui prese parte. Dopo un’avventura durata due anni nelle serie giapponesi, Bertrand si diede all’imprenditoria investendo nella HYPE, il cui logo giallo comparve sulle Williams negli anni Novanta.

    1. Capo della F1 – Bernie Ecclestone

    “Capo” non è il termine più adatto, ma la vicenda e la storia di Bernie Ecclestone è difficilmente inquadrabile in un esempio passato. Sebbene il termine di “pilota” non gli si addica un granchè, spiaccò per le sue grandi capacità di team manager, tanto da fondare nel 1974 la Formula One Constructors Association e si aggiudicò la gestione degli introiti derivanti dai diritti TV. Per quanto le ultime vicende abbiano messo in discussione il suo operato, risulta difficile immaginare la Formula 1 senza Ecclestone alla sua guida.

    MANUEL CASALI