La Storia del Motociclismo. La “Sfida” di Giacomo Agostini [parte III]

La Storia del Motociclismo. La “Sfida” di Giacomo Agostini [parte III]

La Storia del Motociclismo

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    La Storia del Motociclismo. La “Sfida” di Giacomo Agostini [parte III]

    Il tre è il numero della perfezione, ed ecco quindi la terza parte della Storia del Motociclismo relativa a Giacomo Agostini.
    Del resto, per chi ha nel cuore solo le moto, la perfezione è ad un passo.

    Non c’era nessuno in casa che praticava questo sport, eppure dentro di me, avevo la voglia irrefrenabile di correre. – racconta Ago – A 11 anni avevo un motorino che andava molto a quei tempi, un “Aquilotto”, e mi divertivo a scorrazzare in giro. Avevo dentro quella passione, non so spiegarmi perché. La sentivo e basta”.

    Fulgida espressione di ciò che viene definito come “fuoco sacro”.

    Il grande Ago continua: “Mio padre e mia madre volevano che studiassi, ma io non ho mai pensato, in cuor mio, di fare ciò. Per me esistevano solo le moto e le corse. Non poteva esserci altro. Per questo a chi mi chiede cosa avrei fatto se non avessi corso, rispondo che non lo so: io non vedevo altro al di fuori delle due ruote”.

    Non si può che credergli considerata la determinazione con cui il grande pilota di Lovere passò dalla Moto Morini all’Agusta e, poi, alla Yamaha.

    Ero molto affezionato a quei colori sociali ma passai alla Mv nel 66′ perché alla Morini non disputavano i campionati del mondo. Non ce la facevano perché era una piccola casa e i costi economici erano notevoli. Non avevano la forza per i mondiali.
    Ero giovane e sognavo le gare. Tutto a un tratto divenni campione del mondo: una cosa incredibile, non mi sembrava vero
    “.

    Il giovane Agostini era “programmato per vincere” e, ad un certo punto della sua carriera, anche l’Agusta iniziò a stargli stretta. Da lì a poco, il passaggio in Yamaha. La new entry nipponica, nelle vesti della Yamaha, stava facendo vedere grandi cose e Agostini intuì subito il potenziale del due tempi che stava per sorgere (e dominare per il ventennio successivo)

    Andai in Giappone per 15 giorni e provai a tutte le ore del giorno e della notte. Alla fine decisi che valeva la pena di accettare anche quella sfida, e arrivarono altre soddisfazioni.

    Nella vita ho avuto tanto, devo dire solo grazie e accontentarmi di quello che è stato“.

    Anche perchè quello che è stato, è veramente molto.
    Tante lusinghe e adulazioni, anche questa volta dal mondo delle 4 ruote. Canti di sirene che il nostro Ago ascoltò, senza rispondere mai:”Si fece avanti Ferrari. Provai anche a correre con le monoposto, ma poi mi chiesi perché dovevo lasciare le moto che erano sempre state la mia vita. Così rinunciai a questa idea.
    In quel periodo non sapevo che cosa significasse “essere Agostini”, davvero. Leggevo le tante cose belle che scrivevano su di me ma non ho mai pensato di essere un mito. Mi sentivo solo una persona normale che amava correre in moto ed era riuscita a farlo.
    Il prezzo da pagare… non saprei. Rinunciavo ad andare a ballare, a uscire la notte e ad altre cose che erano normali per un giovane. Ma io volevo correre e vincere e per questo quelle rinunce non mi pesavano. Era la mia vita, quella che volevo“.

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