Le 7 frasi più celebri di Gilles Villeneuve

Gilles Villeneuve è stato uno dei personaggi più amati della storia della Formula 1. Una raccolta delle sue frasi più celebri che hanno reso immortale il pilota.

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    Gilles Villeneuve in pista

    35 anni scompariva Gilles Villeneuve. Definirlo uno dei piloti della F1 moderna più amati in assoluto dai tifosi non è un’esagerazione. Gilles ha lasciato un ricordo indelebile nella storia della Formula 1, eppure ha vinto pochissimo, figurarsi un titolo mondiale: non ne ha avuto il tempo. Ricordarlo per le imprese in pista sarebbe oltremodo scontato; più interessante scoprire il personaggio che forse non tutti conoscono, o hanno conosciuto, quello raccontato dalle frasi celebri, sue e di chi ha vissuto al suo fianco. Si scopre l’essenza di Gilles, probabilmente la spiegazione del suo essere.

    Una macchina al posto della casa

    La scena è tutta da immaginare e la racconta la moglie Joann Villeneuve. Arrivò a casa e disse: «Ho venduto la casa per comprare una macchina». Probabilmente il 99% delle donne lo avrebbe lasciato e ricoperto di insulti. E’ un indizio forse di come qualunque mezzo a motore desse a Gilles la vera sensazione di sentirsi vivo, lui che iniziò a correre con le motoslitte ed era quanto di più distante si potesse intendere dai piloti calcolatori. Una frase interessante per spiegare l’emozionalità del canadese, la stessa che sapeva trasmettere ai tifosi.

    Brividi in auto

    villeneuve frasi celebri

    Il ricordo è di Mauro Forghieri, rievocando l’incidente di Zolder e come fosse nel giro di rientro ai box quando volò sulla macchina di Mass, senza quindi motivo di andare a tutta. «Lui voleva correre. Correva sempre. Gli dava piacere fisico farlo. Ovunque, comunque… Lo ricordo dopo le qualifiche di Anderstorp 1978. Eravamo in macchina io e lui. Per arrivare all’albergo dovevamo attraversare un bosco di betulle e inscenò una sorta di prova speciale di un rally: sempre in controsterzo a 180 orari: io avevo una fifa boia mentre lui sorrideva». Sempre l’ingegner Forghieri rievoca quando arrivava a Fiorano per i test, con i tifosi ad attenderlo e lui a “salutarli” con sgommate e tondi con l’auto stradale.

    Premonitore

    Letta dopo la morte, potrebbe sembrare quasi una profezia, ma non va intesa in questo modo. «So bene che un giorno o l’altro finirò per avere un tremendo incidente», disse Gilles.

    Se i tifosi lo osannavano per lo spettacolo che sapeva regalare, in molti all’interno del Circus erano tutt’altro che contenti della sua “spericolatezza”. Fece botti paurosi, dai quali uscì sempre vivo, come quello di Imola, quando andò a sbattere sul muro prima della Tosa, la variante che oggi porta il suo nome e allora era un curvone in pieno dopo il dritto in uscita dal Tamburello. Non era un incosciente, Villeneuve. Piuttosto, la frase rivela la consapevolezza di correre rischi enormi, come tutti gli altri, per il fatto di essere in Formula 1, rischio che si innalza quando sei perennemente sul limite e cerchi di oltrepassarlo. Ma è la capacità innata dei campioni, là dove i buoni piloti si limitano a tirare fuori il 90% del mezzo.

    Poi, quella che in fondo è la normalità per un pilota, specialmente negli anni in cui corse Gilles: «Non penso alla morte, ma accetto il fatto che sia parte del gioco». Se ci pensi, vai piano. Se non la consideri, sei un pericolo per te e gli altri. Lui sintetizzò al meglio: c’è, è presente, ma non puoi pensarci mentre corri.

    Un dogma: andare a tutta

    «Non puoi staccare il piede dall’acceleratore mentre stai correndo veloce. L’unica speranza è che l’altro pilota ti stia guardando nello specchietto retrovisore». Poche settimane prima dell’incidente di Zolder, Gilles spiega il suo modo di vivere. E’ la non-accettazione di compromessi, se corri devi andare a tutta, a meno di non voler aspettare regali altrui, più impegnati a guardare dietro che su se stessi e la ricerca del limite.

    Un buon banco di prova

    enzo ferrari e gilles villeneuve

    E’ la frase-ricordo forse più toccante tra tutte, quella di Enzo Ferrari. Due parti, la prima:«Con la sua capacità distruttiva che macinava semiassi, cambi, frizioni, freni ci insegnava anche cosa fare perché un pilota potesse difendersi in un momento di necessità». Nei primi anni in Ferrari, furono tante le critiche per lo stile di guida distruttivo di Villeneuve, alle quali Gilles rispondeva dicendo «Quando faccio un incidente, per i giornali, la televisione o per quello che immagina la gente, è come se io avessi fatto cinque incidenti». Non solo doveva fare macchine veloci la Ferrari, ma anche resistenti e affidabili, perché il concetto del risparmio del mezzo non era tra i vocaboli del dizionario Villeneuve. In realtà, lo stesso Gilles spiegò più volte come nel momento in cui la monoposto fosse stata competitiva e in grado di assicurargli la vittoria, avrebbe saputo anche controllare le gare.

    Poi, sempre Ferrari: «È stato un campione di combattività, ha aggiunto notorietà a quella che la Ferrari già aveva, gli volevo bene». Quel “gli volevo bene”, detto da un personaggio che rappresentava egli stesso una leggenda, svela il lato più umano del Drake, nel cui cuore era riuscito a far breccia un canadese minuto e dannatamente veloce.