Le pagelle di Paolo Zermiani: Gran Premio d’Australia F1 2009

Pagelle del Gran Premio d'Australia di Formula 1 a cura di Paolo Zermiani

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    Gran Premio d’Australia di Formula 1 2009, prima gara del calendario. Il nuovo ordine della F1 si chiama Brawn GP e si esprime al meglio sotto l’etichetta del verginello Jenson Button. Come un nuovo Damon Hill o un ritrovato Mika Hakkinen, il pilota inglese rispolvera uno stile che da qualche anno non si vedeva (e del quale, francamente, si poteva fare tranquillamente a meno). Vale a dire: prendi un pilota normale e fallo diventare fenomeno su una macchina da urlo!

    BUTTON. Voto 6,5. E che diamine. Ho letto dei 10 in giro. Quando si danno i voti, si gioca al lotto? Qualcuno mi spieghi cosa ha fatto di sensazionale ‘sto ragazzo! Fa meglio di Barrichello in qualifica grazie ad una vettura leggermente più leggera. Poi guida in scioltezza fino alla fine contro nessuno poiché l’unico in grado di impensierirlo si addormenta sulla griglia di partenza. La commissione gara gli dà persino un aiutone con la safety car, facendola entrare non prima ma subito dopo aver rifornito ed essere rientrato in pista ancora in prima posizione. Nel finale, a gomme stramaledette, rischia addirittura il ritorno di Robert Kubica. Aggiungo: spero di non aver scandalizzato nessuno nel definire Button un pilota normale: ricordo che il miracolato ha preso in passato delle belle paghe da varia gente tra cui Ralf Schumacher, Jarno Trulli e Giancarlo Fisichella.

    BARRICHELLO. Rubens è uno che va forte. Se, però, tira fuori ancora una volta la storia che in Ferrari non vinceva perché c’era una cospirazione italo-franco-tedesca che lo obbligava ad andare piano per lasciare la vittoria a Schumacher, allora si merita di partire sempre con la retro ingranata. Ingrato. Quest’anno vivrà la stagione più importante della sua carriera. Potrà giocarsi il titolo con un avversario VERAMENTE alla sua portata (altro che Schumacher). Voto 6+. Con un po’ di fortuna e altrettanta tenacia si riprende dal pessimo avvio. La Brawn GP lo aiuta molto.

    HAMILTON. Ha ragione quando sostiene di aver disputato una delle sue migliori gare. Di lui si diceva: rovina le gomme; non sa stare nella bagarre; tamponerà sicuramente qualcuno al via; etc. Invece, il campione del mondo porta avanti la gara che scappa dalle mani di Alonso. Sta lontano dai guai, spinge per quanto possibile e alla fine raccoglie, raccoglie, raccoglie, tra squalifiche e detriti in pista, un risultato ben al di sopra delle potenzialità del suo mezzo. In un solo concetto: corre da campione del mondo. Voto 8

    GLOCK. Anche stavolta finisce dietro ad Hamilton. Ed a Trulli.Quello che più interessa della sua gara è il commento finale nel quale ammette di aver avuto difficoltà a passare Alonso per colpa del Kers montato sulla Renault che faceva allontanare sempre lo spagnolo quando sembrava averlo finalmente messo nel mirino. Voto 6.

    ALONSO. Non gli basta il solo Kers per tenersi dietro Glock fino alla bandiera a scacchi. Lo spagnolo lotta con una macchina che non va e vede la sua corsa in salita sin dal via dove resta condizionato dal contatto tra Webber, Barrichello e Heidfeld. Capito l’andazzo, punta tutto sulla solidità e la fortuna fa sì che la trasferta australiana non sia stata vana. Anzi, se non arriva una svolta, questo rischia di essere uno dei suoi miglior risultati stagionali. Voto 6,5

    ROSBERG. Protagonista non mancato, ma sottovalutato. Il giro più veloce in gara dimostra che il buon Nico avrebbe potuto fare grandi cose. Peccato che la sua Williams è una di quelle vetture che interpretano in modo peggiore il rapporto con le gomme e il tedesco – gasato a mille per la competitività persino inattesa della FW31 – ha un andamento da montagne russe. Probabilmente, infatti, se ci fosse una classifica dei peggior tempi, sarebbe primo anche lì. Voto 7

    BUEMI E BOURDAIS. Parlare di esordio in gara per Buemi è giusto. Dire “debutto” in F1 è eccessivo dato che lo svizzero ha già una bella esperienza come tester alla Red Bull. Voto 7,5. Fatto sta che si mostra nell’intero weekend più in palla del già rodato compagno Bourdais. Voto 6-

    HEIDFELD. Nel momento in cui si trova con una vettura danneggiata alla prima curva, non può far altro che mettercela tutta per vedere la bandiera a scacchi ed incrementare il suo record di GP conclusi consecutivamente. Da una BMW dotata di Kers, però ci si aspettava di più e Kubica ha dimostrato che le potenzialità c’erano. Voto 5-

    FISICHELLA. Imperdonabile errore al pit stop per il pilota italiano che fino a quel momento era stato superbo. La zona punti era ad un passo. Non sempre capiterà una così ghiotta occasione. L’impressione è che per Fisico valgano le stesse considerazioni di Barrichello. Delusione. Voto 4,5

    TRULLI. Terzo, quarto, ultimo o sesto cambia poco. Jarno Trulli parte dai box e riesce a fare un grandissimo lavoro con la sua Toyota. La lista dei “se” e dei “ma” ignoriamola. Voto 7,5

    KUBICA. E’ grandissima, eccezionale, strepitosa e fortunata (fino a 2 giri dalla fine) la prestazione del polacco. Senza la prima safety car, infatti, con gome morbide avrebbe accumulato un distacco da Button, incolmabile. Per sua fortuna Nakajima impatta e, a fine gara, si trova con le gomme giuste al posto giusto. Una volta annusato il colpaccio ci si butta dentro a capofitto. Forse non ce l’avrebbe fatta. Forse poteva accontentarsi di qualche punto. Ma se il discorso vale per Vettel che era in crisi di gomme esattamente come Button, non si può dire per Kubica. Lui ha fatto moralmente bene a spingere come un forsennato. Voto 8. E solo nel caso in cui gli dovessero mancare 6-8 punti a fine stagione potrà avere qualche rimpianto.

    VETTEL. Esiste qualche pilota che ammette l’errore. Uno che si definisce “un idiota” dovevo ancora vederlo. L’ammissione di colpa e la penalità in griglia a Sepang (persino eccessiva) riabilitano completamente Vettel che si candida a protagonista assoluto della stagione. Fino a due giri dalla fine il suo voto era 8. Più che l’errore di valutazione nel contatto, dispiace che il tedeschino non abbia saputo accontentarsi di un eventuale terzo posto. Lascia Melbourne comunque con un 6. Che certe stupidaggini non siano nel suo DNA, infatti, l’ha già dimostrato in passato.

    MASSA. Non mi è dispiaciuto. E’ stato preciso e grintoso in gara. Ha dato il massimo in qualifica. Sempre davanti a Raikkonen. La strategia non l’ha decisa lui. E, sempre non per colpa sua, la gara di Melbourne finisce a mani vuote. Voto 6.

    RAIKKONEN. All’opposto di Massa. Per lui il tempo è rimasto al 2008. Altro che risveglio o nuova stagione. Sta dietro al brasiliano e sbatte contro le barriere nella seconda parte del GP. Voto 3. Per avere certe prestazioni, onestamente, preferisco Nakajima.

    VOTO ZERO. Evitando di fare ulteriore polemica sull’imbarazzante e ridicolo operato della Federazione, dei giudici di gara e tutto ciò che ha che fare con la FIA, il VOTO ZERO di questo GP d’Australia spetta ad un paio di personaggi che hanno in testa più soldi che amore per la F1. ZERO a Bernie Ecclestone che fa correre le macchine alle 17 e ci fa passare la seconda parte della gara con più di mezza pista all’ombra. Non so voi, ma io talvolta faticavo a riconoscere le vetture. VOTO ZERO a Richard Branson: è arrivato da UN (1) giorno e già comanda lui. Abbassare la cresta, please e prendere lezioni di stile da Ross Brawn che resta impassibile persino in occasione della pole position di Button. VOTO ZERO ad honorem , infine, a Gianfranco Mazzoni che non solo non si smentisce ma stavolta sbaglia persino più del solito. Al di là degli errori (che ci possono stare) dispiace constatare che non ha ancora imparato a leggere la corsa e che per lui, ad esempio, è perfettamente normale che Kimi Raikkonen faccia due soste nel giro di 5 minuti “sì, ecco Kimi Raikkonen che fa il suo normale pit stop…”. Accorgersi delle inesattezze dette e cavarsela con un “chiedo scusa ai telespettatori” lo si può fare una volta ogni tanto, ma usarlo come congiunzione tra una frase e l’altra è un po’ troppo.

    Foto: www.motorsport.com