Le Pagelle di Paolo Zermiani: Gran Premio del Brasile 2008

pagelle di paolo zermiani dal gran premio del brasile di formula 1 edizione 2008 che ha visto hamilton vincere il titolo mondiale nonostante abbia corso un grandissimo rischio fino all'ultimo giro

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    Capperi come scottano queste Pagelle del Gran Premio del Brasile! Sul banco degli imputati, infatti, ci finisce proprio lui: Lewis Hamilton. Il pilota della McLaren perde incredibilmente per il secondo anno consecutivo il titolo mondiale all’ultima gara nonostante si sia presentato al via con ben 7 punti di vantaggio su quella mezza calzetta di Felipe Massa.

    Come dite? Premessa sbagliata? All’ultima curva dell’ultimo giro Hamilton ha superato un certo Timo Glock, andato in crisi con le sue gomme da asciutto ed è arrivato a prendersi quel quinto posto che vale il primo titolo mondiale in Formula 1? E c’è di più: Massa non è per niente una mezza calzetta ed ha fatto una gara strepitosa? Caspita, è proprio vero!

    HAMILTON. Va bene, va bene. Quando daremo i voti riepilogativi della stagione 2008, ci ricorderemo che è stato lui il vincitore. La sostanza di questa gara, sulla quale stiamo ragionando, invece, dice che quel pazzo scatenato di Ron Dennis a furia di tenere calmo il suo pilota ha finito con l’anestetizzarlo completamente. Vedendo Vettel che lo passa senza problemi e capendo che nell’ultimo giro si giocava la vita o la morte, mi aspettavo un sussulto d’orgoglio, un qualche numero da fenomeno. Niente. Hamilton se ne sta lì dietro al tedesco della Toro Rosso buono buono mentre il film del suo fallimento planetario scorre davanti agli occhi di quasi 1 miliardo di persone. il problema, però, è come sempre un altro. E’ alla base: Hamilton non doveva trovarsi in quella condizione così rischiosa. Punto e basta. E’ tutt’ora inspiegabile come diavolo abbia fatto uno bravissimo a guidare in condizioni incerte e con una macchina che, a differenza della Ferrari, si esalta sull’umidiccio, a non essere mai in gara. Non dico che dovesse fare a sportellate con Massa, ma almeno restare in scia a Raikkonen… Voto 4. Non siamo più pesanti perché crediamo che una parte della colpa sia nella squadra.

    MASSA. Pole, vittoria e giro più veloce. Il pilota Ferrari fa il suo in una di quelle pista come Bahrain e Turchia dove non si può proprio battere. E’ strepitoso come tenga il sangue freddo fino all’ultimo e come abbia voglia di ruggire sul podio nonostante tutto. Barrichello a quest’ora stava ancora affogando tra le lacrime. La sua giornata di grazia stava per concludersi nel migliore dei modi, ma sarebbe forse stato chieder troppo. Guai a dire che non ha avuto avversari. Semplicemente non ne avevano abbastanza per stargli davanti. Voto 9

    ALONSO. Indovina la strategia giusta dopo pochi giri e salta qualche posizione. Il merito dell’impresa sta anche in una partenza tutta grinta dove, tanto per cambiare, ridicolizza quel Kovalainen suo successore in McLaren. Di più per vincere non ne aveva, c’è da scommetterci, altrimenti sai cosa gliene sarebbe fregato di Felipe Massa. Lo avrebbe distrutto. Voto 8

    RAIKKONEN. Avesse dovuto giocarsi lui il titolo l’avremmo certamente visto più tonico. Non potendo fare molto per aiutare Massa, si limita a fare tutto. Cioè a stare tra lui ed Hamilton arrivando al traguardo senza rischi e portando punti importanti per i costruttori. Voto 6

    VETTEL. Cosa avrà pensato mentre superava Hamilton e lo metteva in sesta posizione non lo raccontera per davvero mai a nessuno. Ufficialmente, tanto per non farsi nemici, ha persino dichiarato di non essersene reso conto. Come le condizioni tendono al molle, tra lui e la Toro Rosso si crea una sinergia stupefacente che a Monza ha conosciuto il picco più alto. Benone. Voto 8+

    GLOCK. Fa una corsa interessantissima fino a quando un pit stop più lungo del normale lo fa piombare in dodicesima posizione. Lì perde probabilmente quei secondi che nel finale gli mancano per mantenere la quarta posizione. Viene passato da Vettel e poi da Hamilton. Non oppone resistenza ma da fare c’era ben poco. C’è da dire che se l’ultimo pit stop non gli fosse andato male, forse sarebbe rientrato insieme agli altri a montare gomme intermedie. C’ha provato. E non gli è andata neanche troppo male. Sesto. Voto 7,5

    KOVALAINEN. L’esperienza insegna che a volte il miglior compagno di squadra non è quello che ti protegge le spalle ma quello che NON ti dà mai nessun grattacapo. Così la pensava anche Schumacher. Così sta imparando che è bene Lewis Hamilton. Se Zerbino Kovalainen non si dà una svegliata, però, rischia di diventare un caso. Nel 2009. Voto 4,5.

    TRULLI. Doveva spaccare il mondo ma riesce solo a non spaccare la sua Toyota quando si trova nei pasticci alla “S” Senna. Perde lì le posizioni giuste ed il treno buono per pensare in grande. Normalmente granitico. Stavolta si scioglie come argilla. Voto 5-

    KUBICA. Conclude malamente una stagione vissuta da involontario protagonista. La ciliegina di plastica sulla tortaccia avariata che gli hanno servito quelli della BMW per il GP del Brasile sta nell’esser partito con gomme da asciutto quando la pista era decisamente bagnata. Altre volte gli era andata bene. Voto 5,5. Doverosamente di stima.

    BARRICHELLO E COULTHARD. La festa dell’addio era tutta per Coulthard che chiude la sua esperienza in F1 in linea con la sua carriera: invisibile nonostante abbia guidato macchine dall’eccellente potenziale, celebre più per qualche suo botto che per i suoi successi. Sulla stessa linea dell’impalpabilità ci passa Barrichello che, a differenza dello scozzese, pensa di poter avere ancora qualche chance. Glielo auguriamo perché il buon Rubinho ci piace. Soprattutto perché sa cosa vuol dire essere sfigati: come chiamare altrimenti uno che va a correre in casa sua e non si becca neanche una festa d’addio? Anzi, ora che il Brasile ha trovato in Massa un idolo vero e che dà un’idea di essere vincente, per lui arrivano pure gli sfotto’. Senza voto: non infieriamo sugli anziani.

    Foto: gpupdate