Le peggiori scuderie della storia della Formula 1, la classifica [FOTO]

La storia della F1 è ricca di scuderie pessime che sono state delle meteore nel Circus. Ecco quali sono stati i peggiori team negli anni della F1.

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    Vediamo oggi le peggiori scuderie della storia della F1. La Formula 1, si sa, é un ambiente per pochi eletti talmente prestigioso che c’è chi farebbe fuoco e fiamme per entrarci ed imporsi. Peccato che spesso queste nuove avventure si risolvano con clamorosi flop in mondovisione. Ma quali sono stati i peggiori team della storia della Formula 1? Abbiamo sfogliato gli almanacchi per cercare, numeri alla mano, quali sono state le scuderie che hanno avuto meno fortuna nella categoria. La presenza in questa classifica è tutt’altro che invidiabile, ma non nascondiamo un certo orgoglio nel ravvisare numerosi imprenditori italiani tra questi coraggiosi che han tentato la scalata nella categoria regina del motorsport: sfogliate le pagine per leggere le sei avventure che abbiam selezionato per voi.

    Aston Martin 1959/1960

    È l’esempio più eloquente di quanto sia difficile emergere nel mondo della Formula 1 pur essendo un costruttore blasonato con immagine e capitali rilevanti. Progettata a fine ’57 con una buona dose di competitività, si preferì fare tutto con calma e posticipare il debutto della monoposto del Biscione nel 1959; mai ritardo fu più funesto:la rivoluzione del ’58 (con conseguente spostamento dei motori al posteriore) annullo’ ogni genere di potenzialità degli inglesi, ritrovatisi in fondo allo schieramento. Terminata la stagione, in un mix di orgoglio e ottusità, i progettisti britannici confermarono il posizionamento del motore all’anteriore con evidenti svantaggi in termini di potenza e agilità: fortunatamente, dopo soli due appuntamenti decisero di metter fine a quel calvario ritirandosi dal mondo della Formula 1.

    ARTURO MERZARIO: 1977-1979

    Dopo una breve e incolore carriera da pilota, fu il primo dei nostri imprenditori vittima dei budget folli in Formula 1. Nel ’77 la macchina (una vecchia March riadattata) è riuscita a qualificarsi in solo 4 occasioni e ha visto il traguardo in una sola occasione: il GP del Belgio, a cinque giri dal vincitore. Nonostante ciò vien confermata la presenza al mondiale 1978 con la A1 di propria fabbricazione che lascia ben sperare all’inizio ma i risultati latitano anche per colpa di sponsor che subentrano ed escono in continuazione, impedendo una base solida su cui lavorare. Nel ’79 Merzario tenta il tutto per tutto acquistando un telaio tedesco ma, complice forse la sponsorizzazione di un’ impresa di Pompe Funebri, non vede mai il traguardo; per Merzario fu la fine di una sentita ma infruttuosa passione per la Formula 1.

    COLONI:1987-1991

    La sua presenza in questa classifica é ancor più sensazionale ragionando sulla durata (ben quattro anni e mezzo!) di questa piccola scuderia nel circus. Dopo un paio di apparizioni nel 1987, l’anno successivo fu quello del vero debutto, fu l’anno in cui era lecito non aspettarsi chissaché ma paradossalmente fu il “migliore” a livello di risultati. Nell’89 la lievitazione dei partecipanti rese meno agevole il superamento delle pre-qualifiche che la Coloni, pur disponendo finalmente di due vetture, superò soltanto in 5 occasioni, senza comunque mai giungere a traguardo. Nel 1990 si tentò allora una promettente sponsorship con la Subaru il cui motore si dimostra talmente scarso da essere rimpiazzato a metà stagione col vecchio Ford. Il 1991 con le sue pre-qualifiche tutte fallite non ha purtroppo nulla da aggiungere alla storia di questa tenace scuderia: più che un addio fu però un’arrivederci grazie al passaggio di testimone alla Andrea Moda di cui vi narreremo in seguito.

    EUROBRUN: 1988-1990

    Fondata sulle ambizioni del discutibile talento dell’argentino Lallauri, questa bomba a quattro ruote fu vittima della sua stessa improvvisazione. Al debutto impressionò positivamente per la qualificazione di entrambi i piloti, ed é triste pensare che il meglio era già passato: la monoposto, non troppo lenta, aveva la pessima tendenza a disintegrare le parti meccaniche in una manciata di giri, rendendo una vera e propria impresa l’arrivo a traguardo. A fronte di prestazioni scadenti lo stesso Larrauri viene allontanato dalla monoposto per poi essere clamorosamente richiamato quando ci si accorge che il sostituto Denner nella monoposto non riuscì nemmeno ad entrarci. Il 1989 fu ancora peggio con 15 pre-qualifiche mancate su 16 appuntamenti. E la sedicesima? Indovinate un po’, rimandò semplicemente la ghigliottina alla manche seguente: in tutto l’anno, il team non arrivò mai alla domenica. Meglio andò nel ’90,quando Moreno riuscì a prendere il via del GP di San Marino; fu l’ ultimo segno di vita di una scuderia ormai agonizzante.

    LIFE: 1990

    Supportata ancora una volta dall’intraprendenza di un italiano, nacque dal collage di alcuni progetti accantonati. Il fatto che fossero accantonati avrebbe dovuto far suonare qualche campanello d’allarme: la macchina é una vera e propria roulette russa incapace di percorrere qualche centinaia di metri prima di imbattersi in noie meccaniche. Su 14 GP cui di presentò, non riuscì mai nemmeno a superare lo scoglio delle pre-qualifiche : la “migliore” di queste, al GP di San Marino, le valse la 32°posizione su 34 solo perché le due AGS Ford non scesero nemmeno in pista. Per curiosità, il tempo sul giro sforava abbondantemente i 7 minuti, ovvero a 6 minuti pieni dalla pole position. A fine stagione si tentò l’inversione di rotta sostituendo il proprio “visionario” V12 con un più convenzionale V8 che non lascia chiudere il cofano. Forse per decenza, il team si ritirò con due gare di anticipo. Dubitiamo che qualcuno ne abbia mai sentito la mancanza.

    ANDREA MODA FORMULA: 1992

    L’emblema della disorganizzazione: così potremmo descrivere questo team -non ci azzardiamo a chiamarlo Scuderia- nato dalle ceneri della Coloni per volontà di Sassetti, impresario italiano determinato a sponsorizzare nel mondo la propria azienda stilistica. Reggetevi forte, perché la sua breve storia ha dell’incredibile. Non ammessi in pista al primo GP per un contenzioso sulle tasse d’iscrizione al mondiale, al secondo GP scoprono di non poter scendere in pista con materiale ideato e progettato da altri: la disperazione li porta dunque a disegnare da zero una “monoposto” in tre settimane. Al terzo GP ci son tutte le carte in regola, ma manca ciò che é più importante: le vetture, non pervenute sul circuito per colpa di una logistica quantomeno indecente; i piloti alzano la voce, e perdono il posto. Dei due loro sostituti solo uno riesce a scendere in pista subito, mentre l’altro ha dei problemi ad ottenere la superlicenza: vien licenziato, ma solo ora Sassetti viene informato di non poter più modificare la line-up. A fronte di un budget ridicolo, l’unica soddisfazione fu la riuscita partecipazione alla gara di Monaco, ovviamente terminata dopo una manciata di giri. In Belgio si sprofonda nell’incredibile: Sassetti viene arrestato dalle autorità giudiziarie per frode fiscale e lascia il team allo sbando, tanto che per motivi di immagine vennero cacciati dal paddock di Monza cui avevano (udite udite) osato presentarsi. Fu la fine di un’era, quella dei piccoli team improvvisati, che la FIA decise di eliminare per sempre dal circus.