Lewis Hamilton, campione del mondo 2008

storia foto e biografia di lewis hamilton, il più giovane campione del mondo della storia della formula 1

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    Campione del mondo della Formula 1 2008. Campione di guida da sempre. Lewis Hamilton raggiunge l’Olimpo degli sport motoristici al suo secondo tentativo, a soli 23 anni. Tra gli uomini fuori dall’ordinario che l’hanno preceduto c’è chi ha avuto come miglior dote la freddezza, chi la capacità di calcolo, chi la messa a punto della macchina, chi la passione e chi il cuore. Lui ha messo in luce quella più pura e cristallina di tutte: quella dote che si chiama talento. Altrimenti noto come sensibilità di guida.

    GRAZIE LEWIS. Iniziamo così, ringraziando questo ragazzotto, amato ed odiato neanche fosse un Veltrusconi qualunque, capace di dare spettacolo e di lasciarci attaccati alla visione di questo film che è la Formula 1 senza voler cambiare canale, fino all’ultimo respiro. Inutile nasconderlo. Parlando da sportivi, ci piace Hamilton. Ci piace perché è un fenomeno e perché non fa calcoli. Due doti che rarissimamente abbiamo trovato in un pilota vincente. Piena è la storia di talenti inconcludenti così come di campioni invisibili. Lewis è diverso. Unico. Anche per questo lo ringraziamo e gli chiediamo di restare così com’è. Gli perdoniamo questo GP del Brasile flaccido, convinti che sia stato costretto dalla sua squadra, minacciato pesantemente in caso di fallimento, soprattutto alla luce di quanto accaduto nel 2007. Liberato da ogni maledizione, però, adesso speriamo di ritrovarlo rampante, brillante, sprezzante, casinista, fenomenale e spettacolare in una stagione 2009 che si preannuncia perfetta per chi abbia delle doti e voglia esaltarsi alla guida.

    OLTRE IL LIMITE. Il ragazzo che vince oggi non è solo un pilota. E’ un modello. Nuovo. E’ un prototipo di sportivo diverso che irrompe in questa Formula 1 narcotizzata dallo stile Schumacher. Il tedesco ha fatto un’epoca ed è normale che vanti numerosi tentativi di imitazione tra i quali annoveriamo anche Fernando Alonso e Kimi Raikkonen. Per quel tipo di Formula 1, tutta tecnologia e precisione, ci voleva un pilota infallibile, capace di inanellare giri veloci per tutti e 300 e passa chilometri di gara. Con Hamilton e grazie ad una Formula 1 che torna rapidamente al passato, il pilota non è più il semplice esecutore di una sinfonia scritta da un team di ingegneri con le palle quadrate,il pilota è colui il quale scende in pista e s’inventa la giocata che risolve la corsa. E’ quello che non sta più ad aspettare il pit stop per stampare un giro più veloce dell’avversario e metterselo dietro. E’ quello che, porca miseria, stacca a ruote fumanti in fondo al rettilineo alla “vada come deve andare”. Massa l’ha capito e, non a caso, è stato l’ultimo rivale a piegarsi. Tale genere di attitudine ha anche un rovescio della medaglia. Le controindicazioni sono molte ma, per chi osserva dall’esterno, tutte positive. Hamilton è una mina vagante nel bene e nel male, suo e degli altri. Sopravvalutarsi fa parte del proprio mestiere ma porta anche ad errori clamorosi che abbiamo già avuto modo di elencare più volte. Viaggiare oltre il limite vuol dire andare così: incapaci spesso di giudicare se giusto o sbagliato. Capaci sempre di esaltarsi, entusiasmarsi per un 23enne venuto dall’inimmaginabile e che ha cambiato la storia della Formula 1.

    IL PELO NELL’UOVO. Che il ragazzo avesse qualcosa dentro se ne sono accorti tutti. Dalla prima volta che ha messo il sedere su un kart ed ha cominciato a portare quel casco giallo davanti a tutti. Già allora non faceva calcoli. Pestava forte ed andava il doppio dei suoi rivali. Essere notato da qualche vecchia volpe del paddock è stata la sua fortuna. Secondo altri, il suo handicap. Un talento del genere sarebbe emerso anche senza il supporto di una grossa casa come la McLaren-Mercedes di Ron Dennis e, se il giovanotto molleggiato come si dice in questi casi “si fosse fatto da solo”, adesso raccoglierebbe i medesimi risultati ma con ancor più consenso. A cercare il pelo nell’uomo, a differenza di Senna, Schumacher o Alonso, a lui è mancato quel catorcio da prendere e portare costantemente dieci/quindici posizioni avanti rispetto al suo compagno di squadra. Ma di fronte a certi numeri, intesi come magie in pista, c’è poco da controbattere. I numeri della statistica, poi, l’abbiamo già detto per gente come Schumacher, Senna o Prost, arrivati a questi livelli non possono mentire. E allora, complimenti. E grazie ancora Lewis.

    I NUMERI DI LEWIS HAMILTON DOPO DUE STAGIONI IN F1.

    • Nato il: 7 gennaio 1985
    • A: Hertfordshire, England
    • Altezza: 174 cm
    • Peso: 67 kg
    • Esordio: 2007
    • Stagioni: 2007-2008
    • Scuderie: McLaren
    • Mondiali vinti: 1 (2008)
    • Miglior risultato finale: 1° (2008)
    • GP disputati: 35
    • GP vinti: 9
    • Podi: 22
    • Pole position: 13
    • Punti ottenuti: 207
    • Giri veloci: 3

    Foto: hamilton-fr.com