Lewis Hamilton e la sua gara più difficile: essere amato

Lewis Hamilton e la sua gara più difficile: essere amato

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    Lewis Hamilton e la sua gara più difficile: essere amato

    La voglia di avere il mondo ai propri piedi è innata nell’uomo. La sentono persone di ogni età e di ogni campo. Dallo sport, alla politica, alla scienza. Figuriamoci se questo sentimento non balena nella mente pure di Lewis Hamilton che ha 22 anni, sa di essere il migliore e sicuramente vuole che il mondo riconosca il suo grande talento.

    Errore o non errore in Brasile, la sua stagione è stata comunque incredbile. Non perfetta, di più. Per trovare qualcosa che assomiglie al suo esordio, si tira in ballo Jacques Villeneuve nel 1996 ma, con tutto il rispetto, tra Fernando Alonso e Damon Hill c’è un abisso.

    Ad Hamilton, paradossalmente, la sconfitta gli va pure meglio perché dimostra quanto sia in ogni caso difficile vincere e quindi, anche arrivare ad un passo dal farlo.

    Per lui che ha ormai raggiunto il suo obiettivo di saper guidare alla grande in F1, quindi, c’è una nuova strada davanti. Farsi amare da tutti e non solo dai suoi “fratelli”.

    Sarà dura per lui. Sarà dura perché il suo modo di fare, per come lo vogliono dipingere e, soprattutto, perché ha rotto il giocattolo.

    Tutti, addetti ai lavori e tifosi, prendono la F1 come una cosa tremenda seria. Lui, con un atteggiamento spigliato, camminata molleggiata e sorriso facile, ha vinto, convinto e dominato con una semplicità talmente imbarazzante da riuscire a ridimensionare non solo l’eletta schiera dei 21 suoi colleghi 2007 ma persino tutti quelli che dall’invenzione del motore ad oggi sono saliti su una macchina da corsa.

    Verrebbe da dire per paradosso: la persona sbagliata nel posto sbagliato al momento sbagliato. Tempo per vincere ne avrà ancora molto. Gli sarebbe convenuto trovarsi su una McLaren del 2006, fare i numeri ma non pestare i piedi a nessno. Oppure esordire su una Williams o una Spyker: prendete Rosberg, probabilmente stessa stoffa ma meno fortuna col mezzo meccanico. Piace a tutti.

    Il fatto che abbia perso ha fatto tirare un sospiro di sollievo all’intero mondo dei motori. Ora i vecchi, cioè tutti quelli che hanno più di 22 anni, potranno continuare a sostenere che “la Formula 1 è una cosa seria”.

    Giornali, giornalisti, opinionisti e addetti ai lavori potranno continuare a sostenere che non si vince così facilmente.

    I mass media e gli uomini del Circus, quindi, sconfitto il nemico, chissà che dal prossimo anno non comincino a trattare meglio il fenomeno. Nel dubbio, Lewis farà bene a metterci molto del suo per vincere questa nuova sfida dalla quale, per natura umana, non può esimersi: essere amato.

    Fuori dal Regno Unito, s’intende.