Lewis Hamilton tra ansia e confusione. Vincere o correre contro Alonso? Questo è il dilemma

Lewis Hamilton sembra un po’ troppo confuso sulla strategia migliore da adottare ad Interlagos

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    Lewis Hamilton tra ansia e confusione. Cosa combinerà in Brasile?

    Prima della Cina già parlava da campione del mondo. Adesso non ha cambiato tono e questo potrebbe essere un bene per scongiurare una sconveniente ansia da prestazioni.

    Il problema, però, è che Lewis Hamilton sembra un po’ troppo confuso sulla strategia migliore da adottare ad Interlagos. Vincere o puntare ad un comodo piazzamento? Questo è il dilemma

    Ad Hamilton è sufficiente arrivare subito dietro ad Alonso. O, in caso di vittoria Ferrari, con un quinto posto sarebbe già tranquillo.

    Lui lo sa e dichiara:“Guiderò sereno perché so che posso accontentarmi di un bel piazzamento”.

    Nella stessa intervista, però, Hamilton va in contraddizione:“Voglio puntare a vincere. Farò tutto come sempre e il mio approccio al weekend, qualifiche e gara comprese, non sarà diverso. Andrò lì per battere tutti”.

    Il ragazzo, insomma, non sembra avere una strategie chiara in testa. Come si dice in questi casi: molte idee ma confuse. Lo diciamo, perché ci fa un po’ senso vedere che il suo atteggiamento da “già” campione lo porti un po’ troppo in là con la testa. Contro ogni consuetudine del team di Woking (non dà mai i trofei originali ai suoi piloti, ma solo una copia), alla vigilia di Shangai già chiedeva a Dennis di regalargli il trofeo del GP della Cina. Doveva essere il ricordo della vittoria del mondiale ma sul podio neanche c’è salito.

    Ora parla così:“Dopo la corsa potrò rilassarmi. Credo che resterò per qualche giorno in più dopo la gara ed andrò a rendere tributo alla tomba di Ayrton Senna. Alla faccia di chi sostiene che sono sempre i giornalisti a tirar fuori il nome del compianto fuoriclasse carioca a sproposito.

    Quando Senna ci ha lasciati, Hamilton aveva appnea 9 anni. I duelli con Prost e quel branco di colleghi scalmanati tipo Mansell e Piquet, li avrà rivisti in DVD. Lewis c’è mancato poco che fosse troppo giovane persino per i VHS…

    Se vuole rendere merito ad un grande della sua infanzia, vada a stringere la mano a Schumi. Lo stesso Schumi che, su consiglio del suo Anthony Hamilton (cioè Willi Weber), nel 1997 aveva fatto cucire prima della gara di Jerez migliaia di cappellini con la scrttia “world champion”. Vada,