Marco Melandri: peggio di così non può andare

Marco Melandri: peggio di così non può andare

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    marco melandri

    Era forse meglio il cappellino Fortuna….

    Ne abbiamo parlato più volte e questa, si teme, non sarà l’ultima.

    La stagio 2008/09 di Marco Melandri non è delle più rosee e, nonostante si stia provando a cercare di capire il problema e correggere la rotta, non si sono ancora visti risultati consistenti.

    Una delle cosè più fastidiose, ovviamente, per il pilota ravennate dev’essere la frustrazione di vivere questa situazione.

    Per tanto tempo, infatti, Macio (come ogni pilota, del resto) ha sognato una moto ufficiale e adesso che il sogno è diventato realtà, tutto sembra essere diventato solo un grande incubo.

    Il passaggio alla Ducati Campione del Mondo, a quella GP7 (poi diventata GP8) capace di battere senza diritto di replica quel mostro di Valentino Rossi, avrebbe dovuto significare la consacrazione del pilota ravennate: tutto sembrava organizzato per essere perfetto, la moto, l’ entourage, le condizioni, i team-mate, la possibilità di sbagliare anche e tutte le scusanti del caso.

    Ma, come spesso capita nella MotoGP, gli dei o il Dio o il Fato o chissà cos’altro hanno riservato a Marco una sorte diversa.

    La GP8 non si plasma su Macio, Stoner (almeno nella prima gara) dà spettacolo, Macio rema e continua a remare, prova a stare a galla, ma i risultato positivo stenta ad arrivare.

    Ho fatto qualsiasi cosa fosse possibile, all’inizio delle difficoltà cercavo di staccare la spina per ricaricare le pile, visto il risultato negativo ho provato ad isolarmi, per cercare concentrazione e nuove soluzioni ai problemi

    Queste sono le parole che Marco affida alla sua pagina personale sul Confessionale di Marco Melandri.

    Umile, deluso forse, amareggiato molto, a tratti disperato (Quando penso di aver toccato il fondo continuo a sprofondare ancora), uno Spettatore di Lusso, come lui stesso si definisce: questo è Marco sulla sua nuova moto.

    Marco si confessa veramente e racconta: “ Non riesco nemmeno a rivedere le gare in tv, se mi capita di rivedermi in moto mi dico che non posso essere io quello, sembro uno che non è mai salito in moto: rigido, insicuro, lento nei movimenti. Solo pochi mesi fa in Malesia mi sentivo un gatto, facevo quello che volevo con la mia moto, ridevo sotto al casco quando scivolava in ingresso in curva. Ora non sento mai l’asfalto, sono solo uno spettatore di lusso (in partenza, perchè dopo 2 curve non vedo più nessuno…). In ogni caso continuo a crederci, a casa lavoro sodo e prima o poi dovrò tornare ad essere padrone della situazione. Sabato, dopo le qualifiche, Giorgio Faletti mi ha detto una frase troppo vera: “E’ più lungo un minuto seduto su una stufa accesa che una settimana in poltrona”.