Marco Simoncelli, anniversario morte: biografia di un campione [FOTO e VIDEO]

Sono passati ormai tre anni dalla morte di Marco Simoncelli, in quello sciagurato gran premio di Sepang il 23 ottobre 2011

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    Questo è l’articolo con cui oggi, 23 Ottobre 2016, a cinque anni dalla sua scomparsa, concludiamo il ricordo che abbiamo di Marco Simoncelli. Abbiamo parlato della sua stranezza “normale” da ragazzo, vi abbiamo detto che persona era sia dentro sia fuori dalla pista. Adesso vi raccontiamo del campione. Perché Marco non è neanche un Campione normale, lui con la squadra ufficiale Aprilia non è riuscito ad ottenere il titolo, venendo anche definito “un asino di 80 chili“, mentre con la squadra non ufficiale e con la RSA solo da metà campionato in poi c’è riuscito eccome!

    Marco Simoncelli, anniversario della sua morte

    La prima gara di Marco nelle “ruote alte” risale al 2001 ma l’approdo al mondiale 125 risale al 2002, per la precisione a Brno. Risultato, 27°. Ma già qualificarsi ad una gara, perché bisogna avere un tempo di qualifica dal primo del 107%, non è proprio semplice, ovviamente arrivare tra i primi con una Aprilia impostata per il Campionato Europeo (che vinceva quell’anno) non era nemmeno pensabile. Marco partecipò anche alle 5 manche successive, con miglior piazzamento il 13° posto all’Estoril. Se non fosse che erano solo 15 i partenti per quella gara, non sarebbe male. Pazienza.

    Il primo podio della 125 arriva, a livello mondiale, a Jerez, nel 2004. Ma quello è ancora il periodo delle apparizioni saltuarie. Nel 2005 iniziò a frequentare assiduamente le piazze iridate, e si prese i podi di Jerez(1), Barcellona (2), Sachsenring (3), Brno (3), Losail (3) e Phillip Island (3), concludendo al 5° posto del campionato con 177 punti. Ma la sua stazza era già molto penalizzante nella classe dell’ottavo di litro, lui pesava mediamente già 10 chili in più degli avversari. E questo, soprattutto quando si parla di moto di piccola cilindrata, vuol dire un sacco di decimi persi in giro per la pista.

    Marco Simoncelli 125cc

    Ed è proprio per questo che nel 2006, nonostante non avesse vinto il mondiale 125, Marco passò in 250, e con la RSA ufficiale Gilera/Aprilia. Nonostante le aspettative fossero di livello altissimo, i risultati non arrivarono. Si perché Marco il rapporto con la squadra lo accusava tantissimo, e lui con quel team cosi freddo e professionale proprio non si trovava. Quindi, nonostante la moto “da battaglia”, il mondiale sfumò ancora prima di prendere forma. Così nel 2007 la Gilera gli tolse la moto ufficiale e gli diede una LE, ossia un modello 2005. Ma la cosa positiva è che riuscì a prendere come capotecnico Aligi Deganello, che lo portò alla vittoria del mondiale, nel 2008. Stagione che, per la cronaca, corse per metà con la LE e per metà con la RSA, e ottenne complessivamente sette pole, sei vittorie e dodici podi. Che, per essere un “asino di 80 chili” non fanno proprio schifo dai.

    Anno 2009: la decisione ricadde sulla dueemezzo. Ma l’idea di bissare il titolo si fratturò insieme allo scafoide durante un allenamento alla Cava, e cosi il primo Gran Premio volò via con uno zero. Nulla di irrecuperabile, se non fosse che tutto quello che poteva andare storto in quella stagione, ci andò alla grande. Sei vittorie e dieci podi permisero di decidere il titolo all’ultima gara, dove però Hiroshi Aoyama doveva arrivare 13 per lasciare il primo posto alla fine del campionato al Sic. Arrivò 7°, ma comunque Marco cadde quando era in testa. Fine della storia. Nello stesso anno Marco corse anche ad Imola, in Superbike, e ignorò alla grande ciò che Deganello gli disse prima della gara (“non fare la cazzata, non passare il numero 3″). Quando scese dalla moto, 3° posto in gara-2 dopo la caduta in gara-1, Sic come se nulla fosse disse “OH, mi sa che abbiamo fatto la cazzata“.

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    Marco Simoncelli, l’approdo in MotoGP

    Il 2010 è stato l’unico anno che ha fatto davvero in MotoGP, per intero. Ovviamente nel Team di Fausto Gresini, ovviamente su Honda. Ma si portò appresso la sua squadra della 250, che adesso però si ritrovava per le mani i pezzi di qualcosa di decisamente più complesso. Praticamente la prima metà del campionato era di apprendimento sia per il pilota che per la squadra. Così finì ottavo in campionato, con un terzo posto come miglior piazzamento. Nel 2011 le premesse c’erano tutte, si poteva fare un ultima stagione di apprendimento per poi puntare, quest’anno, al titolo. Ma si sa, le cose raramente vanno come vogliamo. Neanche a dirlo, si cominciò con un terzo posto a Brno, e si concluse con un secondo posto in Australia.

    Adesso Marco non c’è più, e oggi ricorre l’anniversario della sua scomparsa. La scomparsa di colui che, prima ancora di un Campione del Mondo, di un pilota, era un ragazzo. Bisogna arrivare a patti con questa triste realtà, come ha fatto Paolo Simoncelli, e riconoscere che le moto per quanto possano venire adottate soluzioni all’avanguardia sul fattore sicurezza restano uno sport pericoloso, adatto solo ai coraggiosi. Marco è morto facendo ciò che amava, e in più lo stava facendo alla grande. Non so voi, ma a me non sembra poco