Mark Webber: io al pari di Vettel

Mark Webber, pilota Red Bull di grande talento, non ci sta ad essere messo al secondo posto rispetto a Sebastian Vettel e spiega come le sue possibilità di lottare per il titolo siano ancora intatte

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    Mark Webber insiste. Ristabilito fisicamente, il pilota Red Bull ricorda che nel team austriaco non c’è ancora un numero uno e che le sue chance di lottare per il titolo sono le stesse di Sebastian Vettel.

    MARK WEBBER. A separare Webber da Vettel ci sono 3,5 punti. Basti questo per descrivere il sostanziale equilibrio tra i due piloti. Se, invece, si va a prendere il numero di vittorie e di pole position, la prospettiva cambia. Ma di questo l’australiano non vuol saperne:“Credo che il campionato sia ancora aperto perché tra me e Sebastian ci sono solo pochi punti. Fossero stati 20, sarebbe stato diverso ma la realtà dice che che sono lì” ricorda il pilota Red Bull dando appuntamento al Nürburgring per la sua prima vittoria in carriera. “E’ presto da dire - prosegue Mark Webber ragionando sulle possibilità che la Brawn GP conosca un periodo di declino a favore della Red Bull - a Silverstone abbiamo avuto la pista giusta e le condizioni giuste per cui dovremmo scoprire cosa succederà nelle prossime gare per avere la sicurezza che siamo diventati noi la squadra da battere”.

    JENSON BUTTON. Se Vettel è il nemico in casa, lo spilungone proveniente dalla Terra dei canguri non dimentica che per vincere il titolo deve mettere nel mirino l’inarrivabile Jenson Button:“E’ un una posizione incredibile, non ci sono dubbi. Può amministrare il vantaggio con comodità ma se dovesse segnare un paio di battute a vuoto, allora le cose cambierebbero” spiega il pilota vittima di un incidente in bici nello scorso inverno. Incidente che ha rischiato di stroncargli la carriera ma che, invece, ha solo condizionato la preparazione fisica e lo ha portato ai nastri di partenza del 2009 ancora claudicante.

    SINDROME BARRICHELLO. Le prossime gare saranno decisive. Webber non pare un fermo. Ha piede pesante e carattere per farsi valere. Adesso non gli resta che piazzare la pole e vincere una gara, la prima della carriera, in faccia al fenomeno biondo che gli furoreggia accanto. Altrimenti, saremmo costretti nostro malgrado a spostarlo nel club dei Barrichello. Quello che comprende gente come Fisichella e Coulthard, cioè piloti potenzialmente da numero 1 ma ai quali manca o è mancato quell’indescrivibile fattore “Z” che lascia sempre le cose a metà. Chiamiamolo “guizzo” del campione?