Mark Webber: l’Indiana Jones della F1 lascia il Circus e sale sulla Porsche

Cambia abitacolo Mark Webber, dalle monoposto da gran premio ai prototipi da Le Mans

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    AP/LaPresse

    L’ha ammesso indirettamente alla vigilia del Gran Premio del Brasile 2013: la Formula 1, in fondo, non gli mancherà troppo, se pensa a tutti gli aspetti del Circus. Mark Webber si libera di una convivenza insopportabile, quella con Vettel ma forse e ancor di più quella con Helmut Marko, già di per sé un’ottima ragione per cambiare aria. Si fossero aperte le porte della Ferrari lo scorso anno, saremmo qui a raccontare altra storia, altro futuro per l’australiano e lui stesso lo ha confermato. Ma gli strateghi rossi hanno preferito tenere ancora Felipe Massa e Webber è rimasto in Red Bull. Quanto è bastato per toccare il punto più basso dell’esperienza lunga 7 anni con il team di Milton Keynes: Multi 21 è sufficiente per inquadrare il fatto.

    Malesia, Sepang, ordine di scuderia non rispettato da Vettel. E’ la rottura definitiva. Che pilota è stato Mark Webber in Formula 1? E’ tra quelli che avrebbero meritato più di quanto non abbiano raccolto, perché la velocità l’ha sempre avuta, anche quando – nel 2012 – il suo ben più blasonato e titolato compagno di squadra non riusciva a inizio anno a capire la macchina, mentre lui, Mark, collezionava punti e arrivava a un meno 13 dal leader Fernando Alonso. Finirà con il peggior risultato nel mondiale degli ultimi anni per Webber e Vettel conquisterà l’ennesimo titolo.

    Chi è Mark Webber lo definisce piuttosto bene un episodio, il Gran Premio di Gran Bretagna 2011, quando seppe rispettare un ordine di scuderia e coprì le spalle al secondo posto di Vettel. E’ una persona leale, non serve frequentarlo per rendersene conto. Il rispetto massimo di Fernando Alonso, il modo con il quale il ferrarista ha celebrato il ritiro dalla Formula 1 sul podio di Interlagos, la dicono lunga sulla stima di cui gode Webber nel paddock. Ecco, se si fosse comportato in maniera più cinica, strappando con i denti quel che in fondo meritava e che spesso ha rinunciato per la ragion di squadra, forse avrebbe ottenuto qualcosa in più. Il titolo? Quello gli sfugge di mano nel 2010, di fatto all’ultima gara, in realtà già nelle due gare precedenti.

    Adesso tornerà in una realtà a lui familiare, quella delle vetture a ruote coperte, i prototipi già incontrati all’inizio della sua carriera con l’esperienza di Le Mans a bordo delle Mercedes che decollavano sull’Hunaudières. Siederà dentro l’abitacolo di una Porsche LMP1 e troverà un ambiente diverso, probabilmente più genuino e vicino alla persona Mark Webber. Si lascia alle spalle un trascorso tra Benetton, da collaudatore nel 2001, Minardi, nel 2002 – subito a punti alla prima gara in Australia -, Jaguar nel biennio 2003-2004 dove espresse tutta la sua velocità al meglio in qualifica, un altro biennio in Williams e il settennato in Red Bull.

    Una carriera esente da incidenti importanti, che viceversa arriveranno dalla sua seconda passione, il triathlon e la bicicletta: frattura alla gamba destra nel 2008 durante un’evento di beneficenza da lui organizzato e frattura alla spalla nel 2010 per una caduta in mountain bike: ultime tre gare corse come se nulla fosse.

    Riassumendo in cifre oltre un decennio di Formula 1, queste sono le principali:

    217 Gran premi

    9 vittorie

    42 podi

    13 pole position

    19 giri veloci

    1047,5 punti complessivi

    3 volte terzo nel mondiale piloti

    (2010, 2011, 2013)