Marquez-Dovizioso: a Valencia l’ultimo set di una partita a tennis durata tutta la stagione

Venerdì 10 novembre, con l’inizio delle prime prove libere ci saranno le prime avvisaglie di ciò che potrebbe succedere Domenica 12 a Valencia, dove assisteremo all’ultima gara, decisiva per il campionato 2017 della MotoGP. Una lunga partita a tennis durata tutta una stagione.

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    Marquez-Dovizioso: a Valencia l’ultimo set di una partita a tennis durata tutta la stagione

    In questi giorni si celebra con un bellissimo film il dualismo leggendario tra Bjorn Borg e John Mc Enroe, probabilmente gli assi del tennis più amati della storia. Di assonanze con gli accadimenti del campionato MotoGP 2017 e soprattutto con Marquez e Dovizioso che si stanno giocando questo ultimo set ce ne sono molte. Durante l’arco della stagione gli spettatori, in Tv e in pista, è come se avessero assistito ad una lunga partita di tennis, con la testa che andava da una parte all’altra del campo a seguire tutti i colpi che si scambiavano gli avversari: lunghi, rovesci, battute fulminanti, errori a rete, risposte a sorpresa che spiazzavano l’avversario, palle riprese in modo impossibile e piazzate a punto disorientando l’avversario. Fino ad arrivare al set finale, tutto da giocare.

    Dovizioso come Borg

    Bjorn Borg è un talento costruito negli anni, grande disciplina, allenamenti intensi, un mostro di regolarità, una solidità mentale a prova di bomba, una potenza di tiro che sfiancava qualsiasi avversario, specialmente da lontano. L’unico suo punto debole era di subire l’effetto sorpresa, se gli avversari riuscivano ad entrare nel suo modo di giocare e reggere le sue bordate pazzesche. Ecco, Dovizioso in molte cose somiglia molto a Borg. Quest’anno è giunto ad una maturità che lo può definire un fuoriclasse, come pochi nella MotoGP moderna: ha trovato aggressività anche nei corpo a corpo con i più specializzati del settore, come Marquez e Valentino, ma ci mettiamo anche Zarco e Petrucci, ha dimostrato una velocità, una cattiveria ed un’astuzia degne dei migliori animali feroci della savana riuscendo a sbranare gli avversari sferrando l’ultimo morso nelle ultime curve. Proprio come faceva Bjorn Borg.

    Marquez come McEnroe

    Genio e sregolatezza. Sono stati gli appellativi usati sempre da tutti nel raccontare fuori e dentro il campo da gioco le gesta di quest’uomo imprevedibile, dal mostruoso talento innato, che oltre a possedere una battuta fulminante era il tipo che parava bordate impossibili per chiunque e poi ti rimetteva, come faceva non è dato saperlo ai comuni mortali, la palla nel punto più impossibile da raggiungere. Era capace di rimonte pazzesche stordendo l’avversario, che credeva di avere la partita in pugno e invece doveva ricominciare a combattere e a soffrire, spesso e volentieri perdendo clamorosamente la partita all’ultimo set. Marquez è esattamente come John McEnroe, se lasciamo da una parte la vita privata. E’ successo un’infinità di volte che navigava fuori dalle posizioni del podio, in apparente difficoltà, con i primi che gongolavano pregustandosi una vittoria o una volata col vicino di moto e poi, zac, in due o tre giri, magari ad un giro e mezzo dalla fine il primo non faceva in tempo a voltarsi che se lo trovava dietro attaccato alla ruota che aveva già superato il secondo e un attimo dopo si infilava andando a vincere, stordendo l’avversario come faceva esattamente Mc Enroe.

    Chi vincerà?

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    Marquez ha ventuno punti di vantaggio su Dovizioso, gli basta arrivare undicesimo anche se il Dovi dovesse vincere e si prenderà di forza il suo sesto titolo mondiale, il quarto in MotoGP, il che a soli ventiquattro anni è di per sé un bel record, e considerando tutto il tempo in termini agonistici a sua disposizione nei prossimi anni, il traguardo dei nove titoli di Valentino Rossi è alla sua portata, se non superabile. Tanto per essere in linea con il suo carattere, nelle ultime dichiarazioni di questi giorni ha già fatto capire che farà sicuramente una gara come se non ci fosse un domani, non pensando troppo al vantaggio in classifica, cioè cercando “solo” di vincere o al massimo di stare con i primi, Quindi, proprio come con Mc Enroe stiamo pronti all’ennesimo colpo a sorpresa che ci riserverà l’imprevedibile Marc.

    Dovizioso invece sarà obbligato a vincere, perché anche se arriverà secondo, qualsiasi sarebbe la posizione di Marquez per lui il campionato sarebbe perso.

    Nelle sue ultime dichiarazioni è stato molto diplomatico, parlando della grande crescita della Ducati in questi ultimi cinque anni, della sua crescita come pilota negli ultimi due, di un grande lavoro di squadra e personale che sicuramente regalerà un futuro 2018 ancora più competitivo a lui e alla Ducati, considerando la sfida di Valencia tutta ancora da giocare ma molto, molto difficile da vincere. Insomma un Dovizioso come un leone sornione che aspetta nascosto tra la vegetazione della savana, pronto ad approfittare del primo passo falso della preda per raggiungerla e divorarla.

    Biscottone in vista o corrida spagnola?

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    Si è parlato anche di questo, negli ultimi tempi, per la gara di Valencia, di un possibile biscottone, con frasi sibilline di Valentino che diceva che lui avrebbe fatto come Marquez nel 2015 in Malesia, cioè niente… Si è parlato anche di qualcuno tra i piloti pronto all’arrembaggio estremo di Marquez, che, magari attaccando briga con il pilota di turno si fa prendere la mano come un pistolero in un saloon del Far West e ci scappa una caduta, così poi il Dovi va a vincere, et voilà, il titolo è suo. Insomma, tutto può accadere a Valencia, il prevedibile e l’imprevedibile, come del resto tutte le fasi del campionato fino ad oggi, in fin dei conti la Spagna è la patria della corrida, o no?