Max, Ago, Mike, Vale ed altri Miti (1° Parte)

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    Doverosa premessa: chi scrive ha visto correre dal vero tutti i Miti motociclistici citati in seguito, ed ha avuto la fortuna di frequentare il leggendario Continental Circus degli anni 60 e primi 70 dall’interno, prima che si dissolvesse, sia pure visto attraverso gli occhi di un bambino che andava a vedere lo zio corridore privato gareggiare nelle corse valide per il campionato Italiano ed anche Mondiale.

    Ho avuto la fortuna di avvicinare, osservare, studiare, ammirare, spesso anche conoscere di persona, diventandoci amico, Miti assoluti del Motociclismo come Renzo Pasolini, Hailwood, Redman, Bergamonti, Ago, Read, Ivy, Jack Findlay, Kent Andersson e tantissimi altri piloti più o meno famosi, fino ai più sconosciuti, ma non per questo meno importanti protagonisti di quell’epoca irripetibile.

    Un epoca di macchine straordinarie, esotiche, a due e quattro tempi, da uno fino a sei cilindri, come la Honda RC166 250 sei cilindri di Hailwood che ruggiva a 18.000 giri con un urlo indimenticabile, o la RC149 125 cinque cilindri di Taveri che arrivava a 20.000, (a cui mio zio contrapponeva, pilotandola però con una perizia ed un coraggio fantastici, la sua povera Ducati monocilindrica monoalbero!) oppure la sibilante, incredibile Yamaha RDO5A 250 due tempi, 4 cilindri a V a dischi rotanti di Read ed Ivy, fragile e delicata ma velocissima, quanto le migliori 500 pluricilindriche dell’epoca.

    Moto favolose, irripetibili che un’assurda decisione della Federazione Internazionale uccise nel 1970 limitando il numero dei cilindri, cosa che causò il ritiro dalle gare di molte Marche e precipitò il Mondiale Velocità in una lunghissima crisi tecnica (dominata da anacronistiche due tempi) da cui stiamo uscendo faticosamente solo adesso, con l’introduzione della odierna MotoGp a 4 tempi.

    Un’epoca dove accanto ai mostri sacri, ai Miti, correvano eroi oscuri che pagavano, addirittura si indebitavano per correre, su circuiti spesso stradali, pericolosissimi, su asfalti urbani scivolosi già da asciutti e resi più viscidi dagli aghi di pino e dalle foglie morte, sfiorando cordoli, case, alberi, paracarri, guardrails affilati come lame ed altri ostacoli mortali, correndo a velocità pressochè identiche a quelle attuali e cercando di stare in equilibrio su gommine che oggi sarebbero risibili su un ciclomotore.

    Uomini di un coraggio leonino, che non potevano alzare la mano e fermarsi quando incontravano nebbia (sì, si correva anche con la fitta nebbia dello IOM TT, del terribile Nurburgring stradale o della foresta delle Ardenne di Spa- Francorchamps, dove si svolgeva la corsa più veloce di tutta la Storia del Mondiale, il cui storico record sul giro di oltre 220Km/h di media resta a tutt’oggi ineguagliato) o pioggia, ma che dovevano correre avanti sempre, oltre la loro paura e sospinti solo dalla passione, veri manici che farebbero sembrare i migliori corridori di oggi signorine viziate……….e tra le cui fila, purtroppo, la Morte crudelmente falciava via qualcuno quasi ad ogni gara.

    Infine, per concludere questa premessa, chi scrive vive attualmente in Romagna, la Terra Dei Motori (Tèra Ad Mutòr, qui per “motori” si intendono appunto le motociclette, NON i motori in genere) per eccellenza, ha iniziato ad andare in moto (da pilota intendo, come passeggero molto prima!) a 6 anni – come un suo certo idolo, incidentalmente – e non ha ancora smesso percorrendo più di un milione di Km su due ruote, ha corso in Regolarità (oggi detta Enduro) negli anni 70, in Velocità in pista negli anni 80 (e pure in Regolarità in auto negli anni 90), e si diverte ancora a rimanere nell’ Ambiente, ed a correre con le moto d’epoca da competizione nei circuiti di tutta Europa, sia in vere gare, che in prestigiose Rievocazioni Internazionali, dove ho incontrato e conosciuto anche alcuni Grandi Campioni del Passato che per ragioni anagrafiche avevano già smesso di correre quando frequentavo io il Continental Circus, come il nove volte iridato Carlo Ubbiali ed il simpaticissimo Umberto Masetti.

    Torniamo a Max ed Ago.

    Come ho già detto, il leggendario stile pulito, redditizio, dalle traiettorie velocissime ma ideali del Grande Agostini ha come solo vero erede attuale Max Biaggi, che la cosa piaccia oppure no.

    In questo senso, Max deve essere considerato tra i migliori e più efficaci piloti, e senza dubbio tra i migliori stilisti, di Tutti i Tempi.

    Ma le similitudini tra il Campionissimo (15 Titoli Mondiali, 18 Titoli Italiani, 123 GP vinti, 311 vittorie internazionali in totale, più le 200 Miglia di Daytona ed Imola nello stesso anno, ripetendo tal quale nel 74 l’impresa del Grande Jarno Saarinen dell’anno prima) ed il Campione romano non si fermano qui.

    I due si assomigliano moltissimo anche per il carattere. Per la caparbietà, per la determinazione assolute. E per la ossessiva, quasi maniacale ricerca della perfezione tecnica nella preparazione della moto.

    Max è senza dubbio un puntiglioso, un noioso perfezionista, vuole la moto sempre al 100%, ed esattamente così era Ago, che arrivava ad esempio a spostare di un millimetro la sella, o gli ammortizzatori, o qualsiasi altra cosa sulla moto, pur di ricreare le sue condizioni ottimali, quelle che gli permettevano di esprimersi al meglio.

    Ago, negli anni in cui è stato contrastato da piloti (e su moto comparabili alla sua) del suo calibro, cioè i primi e gli ultimi della sua inimitabile carriera, poteva certo battere chiunque, ma meglio se aveva la moto perfetta al 100% (come ammette lui stesso nel libro “Quindici Volte”, recentemente uscito), perchè solo così riusciva a dare, anche psicologicamente, il massimo. Esattamente come Biaggi.

    Giacomo Agostini, a mio giudizio, è stato forse il pilota più completo di Tutti i Tempi (e certamente Il Più Titolato in assoluto) perche aveva una suprema abilità di guida, una grandissima intelligenza (anche nel gestire se stesso e la sua carriera), ed una estrema sensibilità tecnica, che gli consentiva di mettere a punto la moto alla perfezione, dote quest’ultima che Hailwood certo non aveva.

    Era sempre costante, concentrato, lucido, teso solo al risultato che voleva raggiungere. Non faceva mai tardi la notte, non beveva, aveva una vita e dei metodi di allenamento da vero atleta, assolutamente inediti per l’Epoca.

    Non gli importava che di VINCERE, niente altro. 

    Ecco, questa parola è la chiave per capire veramente Agostini………VITTORIA!

    Non per nulla, anche sua figlia si chiama così!

    Penso davvero che, in tutta la Storia del Motociclismo, non ci sia MAI stato nessuno che avesse neanche la metà della incredibile voglia di vincere sempre, qualcuno con la stessa inestinguibile fame di vittorie del Mino Nazionale

    Hailwood ad esempio, secondo chi scrive comunque nettamente IL PIU’ GRANDE PILOTA DI TUTTI I TEMPI, nonchè il SOLO nella Storia che si possa degnamente contrapporre al Bresciano, non ebbe mai questa suprema capacità di concentrazione, dote principale di Ago, e neppure una frazione della sua smisurata voglia di Vincere.

    Mino ebbe anche, certo, la fortuna di avere sempre una grande moto (ma come lui stesso dice, non per caso, la moto migliore viene data al pilota migliore), e per di più curata da un team e meccanici straordinari, che seguivano alla lettera i suoi suggerimenti. Ciò, sia alla MV Agusta, grazie anche al grande Arturo Magni, mai abbastanza valutato direttore tecnico della Squadra Corse MV, sia nei due anni con la Yamaha Ufficiale, col mitico Nobby Clark quale capo meccanico, già mago delle MV di Hocking e Hailwood, per poi seguire quest’ultimo alla Honda alla fine della stagione 65!

    Cosa che, invece, negli ultimi tempi non è certo capitata a Biaggi…………a cui è mancato clamorosamente il team HRC, palesemente in stato confusionale da almeno due anni, da quando Vale si portò via i tecnici migliori.

    E’ stata questa, in realtà, la VERA mossa vincente di Rossi, decapitare il team avversario, e nello stesso tempo continuare a cooperare anche alla Yamaha con i suoi tecnici di fiducia. Un colpo di autentico Genio.

    Max è, come Ago, un abilissimo collaudatore, che pretende sempre il mille per mille nella messa a punto della moto, e, forse più di ogni altra cosa, di essere ascoltato e compreso! Anche nella grande attenzione alla preparazione fisica, i due sono uguali………..In questo senso, Mino fu davvero il primo dei piloti moderni, con un’attenzione maniacale alla forma fisica assolutamente sconosciuta ai suoi tempi, quando anzi i piloti del Circus – specie quelli Anglosassoni – erano giustamente famosi

    per le loro clamorose bisboccie alcooliche ed uscite notturne……..:)

    Agostini e Biaggi si assomigliano pure per le grandi sobrietà e serietà con cui hanno gestito la loro vita privata, e la loro carriera.

    Le doti umane di Max sono ben note, specie tra chi appena un pò lo conosce personalmente, come può vantare il sottoscritto, tuttavia trovo che non siano apprezzate quanto meriterebbero, almeno qui da noi in Italia.

    Cosa strana, all’estero questo non accade: Max ha un enorme Fan Club giapponese, tanto per fare un esempio, che Vale manco si sogna.

    Ancora una volta, Nemo Propheta in Patria?

    DONOVAN

    Foto: Google.it