Max, Ago, Mike, Vale ed altri Miti (2a parte)

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    E veniamo adesso a Mike e Vale.

    Mike Hailwood.

    Mike the Bike, cioè Mike la Moto.

    Queste sono le parole che meglio di ogni altra definiscono questo Genio Assoluto delle due ruote, quello che i piloti di ogni generazione costantemente indicano con ostinazione, a maggioranza (forse a ragione, ma anche perchè sono per lo più Anglosassoni) come Il Più Grande Pilota di Tutti i Tempi.

    Io stesso, avendo visto Mike correre tantissime volte dal vivo, ed avendolo anche conosciuto personalmente – egli era infatti un grande amico di mio zio corridore – per quello che può valere, mi associo pienamente a questo peraltro difficile giudizio storico.

    SI, anche per me Mike è stato sicuramente, SENZA ALCUN DUBBIO IL PIU’ GRANDE PILOTA DI TUTTI I TEMPI.

    Egli infatti era, senza mezzi termini, la PERSONIFICAZIONE della Moto da Corsa.

    Un Genio Assoluto come Agostini, ma dalla personalità e dallo stile di guida DIAMETRALMENTE opposti a quello di Ago.

    PURO ISTINTO.

    Mike poteva salire su qualsiasi moto, a lui completamente sconosciuta, e di qualunque cilindrata, e ricavarne istantaneamente il massimo. Cosa impensabile anche per il grande Mino. Mike infatti vinse corse in tutte le cilindrate, e sulle macchine più diverse, a 2 e 4 tempi, dalla 50 in su!

    E’ infatti quasi impossibile stilare qui un elenco completo di tutte le moto con cui egli corse e vinse, perchè sono parecchie decine!!

    Anche di carattere i due erano molto diversi, perchè Mike, di un paio d’anni più anziano di Ago, faceva spesso tardi la notte, amava moltissimo gli scherzi, le goliardate, la vita mondana, il chiasso, talvolta alzava pure un pò il gomito. La sola cosa che li accomunò sempre fu la grande quantità di ragazze di cui fecero, è il caso di dirlo, man bassa.

    Per contro, Mike non fu mai un grande collaudatore, capace di curare alla perfezione la messa a punto della moto, materia di cui Ago era il Maestro assoluto.

    Forse non ne aveva neppure bisogno. Lui, tanto, rendeva al massimo comunque.

    Anche lo stile di guida era, come ho già detto, diametralmente opposto.

    CHI ha inventato lo stile di guida in curva in più o meno costante derapata? McCoy? Rossi? Ma non fatemi ridere………:)

    MIKE HAILWOOD!!

    Ciò, quasi quarantanni prima dei vari “Slide King” McCoy e compagnia bella.

    Nessun altro all’epoca si sognava, ed era semplicemente IN GRADO, di fare altrettanto. Ma Mike usava già allora questa tecnica, fin da ragazzino e dalle sue prime corse, per entrare più velocemente degli altri in curva, e per percorrerla di forza.

    La Honda stupidamente non capì mai che per un simile, unico stile di guida occorresse un telaio diverso, molto più rigido di quelli a culla aperta e col motore appeso che si ostinava a dare a Mike ( e che per gli altri piloti andava bene……) e ciò costò ad Hailwood, costretto a pilotare l’inguidabile Honda 500 RC181 a 4 cilindri, strapotente, ma detta “Bronco” per come si dimenava anche in rettilineo alla stregua di un cavallo selvaggio, i due titoli mondiali 500 del 66/67, andati alla più leggera, meno potente ma maneggevolissima ed altrettanto veloce MV Agusta 500 Tre Cilindri di Giacomo Agostini, un tempo suo allievo, ed ora trasformato in un implacabile rivale.

    Ciò, soprattutto a causa dell’orgoglioso irrigidimento della Honda che oppose un netto rifiuto alle disperate richieste di Mike di cambiare il telaio alla moto!

    COME facesse, Mike, a correre così, nessuno era in grado di spegarlo, neppure Lui stesso.

    COME faceva a piegare sempre molto di più di tutti gli altri, senza tuttavia cadere, ed a consumare letteralmente ad ogni corsa le pedane, gli scarichi, un paio di stivali ed i sui stessi piedi? Interrogato innumerevoli volte sull’argomento, Mike invariabilmente rispondeva: “se lo sapessi………”.

    Tenete sempre presente come le moto e soprattutto le gomme di allora non fossero neppure lontanamente paragonabili a quelle attuali.

    E COME faceva a competere ad ogni Gran Premio, nell’arco di poche ore, in TRE classi diverse, cioè in TRE massacranti corse, contro le moto e gli avversari migliori come Ago e Read, come Mike fece nel terribile biennio 66/67 ( un biennio che fisicamente e nei lineamenti lo invecchiò letteralmente di dieci anni, tanto fu lo stress a cui si sottopose ), gareggiando con le Honda in 250, 350 e 500, vincendole spesso TUTTE e tre?

    Era qualcosa nel suo Dna, qualcosa di innato, un Magico Dono.

    In quei due epici anni, Mike vinse 4 Titoli Mondiali ( aggiungendoli ai 5 vinti in precedenza, dunque 9 in tutto nel Mondiale Velocità FMI, cui però va aggiunto la Corona Iridata F1/TT del 78 che storicamente equivale all’attuale Titolo Mondiale WSBK, ciò che porta a ben 10 il totale dei suoi Allori Iridati) facendo due volte la doppietta in 250 e 350 con le favolose Honda Sei Cilindri – che un altro Genio appena 24 enne, Soichiro Irimajiri, gli aveva costruito a tempo di record -, correndo per giunta sempre da solo, senza compagni di squadra tranne che in 250 nel 67 (compagno di squadra Ralph Bryans ma dovendo cedere al grande Mino i due sospirati titoli della Classe Regina, che l’inglese aveva vinto 4 volte di fila, con la MV ora di Ago (ma Mike usò solo la vecchia 500 Quattro cilindri, mai la nuova Tre) negli anni precedenti, 62 63 64 65.

    Tutto ciò che Redman (solo nei primi DUE Gp del 66, entrambi vinti dal Grande Jim contro Ago, prima del terribile incidente di Spa – terzo GP di quell’anno – dove dovette chiudere la carriera) ed Hailwood riuscirono ad ottenere nella Classe Regina con la inguidabile RC181 fu l’inutile Titolo Mondiale Marche del 66, Alloro a cui non importava a nessuno, tanto meno alla Honda stessa!

    Da notare come Mike ed Ago, nel 65, fossero compagni di squadra alla MV Agusta, e si siano sempre lealmente aiutati fra loro nel vano tentativo di battere Redman e la sua Honda 350 a 4 cilindri.

    Mino ha sempre guardato ad Hailwood come al suo vero Maestro, e lo riconosce apertamente.

    Alla Honda questo sforzo sovrumano di Mike, che lo aveva quasi distrutto, non bastò.

    La casa giapponese si ritirò improvvisamente dalle corse alla fine del 67, in piena crisi economica dovendo all’epoca mettere in campo tutti gli sforzi possibili in F1, ed addirittura pagò lautamente Mike perchè egli NON corresse nel 68 per la concorrenza!.

    Mike, disgustato per questo sconcertante comportamento, messo improvvisamente di fronte al fatto compiuto quasi alla viglilia della stagione successiva 68, illuso ed ingannato da vigliacche e false promesse della Casa Giapponese circa il suo immediato futuro, e non potendo correre neppure per altre Case, perchè era ormai troppo tardi per trovare un ingaggio importante e soprattutto per il fatto che ormai NON fosse rimasta in campo più nessuna Marca che potesse validamente opporsi allo strapotere della MV Agusta (a parte la Yamaha, che però aveva già due straordinari piloti in Read ed Ivy), passò stabilmente alle corse in auto, alla Formula 2 (in cui vinse il Campionato Europeo) e poi alla Formula 1 - che aveva già assaggiato in contemporanea agli immani impegni motociclistici che aveva! - abbandonando le moto, non per sempre però, come vedremo in seguito.  

    Ebbe uno straordinario, epico, storico ed ormai mitico ritorno nel 78, vincendo appunto il Titolo Iridato (il suo DECIMO – ed ultimo – in assoluto) delle F1/TT, dopo 11 anni di ritiro completo dalle corse in moto ed alcuni di dorato – ma per sua stessa ammissione, noiosissimo – esilio in Nuova Zelanda, che è forse la cosa più bella della sua Leggenda, sia agonistica che umana.

    Ora, avrete già capito chi sia il geniale erede di Mike, vero?

    Si, è Valentino Rossi.

    Ciò, sia per genialità, sia per stile di guida, ma anche per la sregolatezza, la teatralità, l’impossibilità di essere del tutto seri………. in una parola, la FACILITA’ con cui Vale adesso riesce, come Mike un tempo riusciva, a fare qualsiasi cosa in sella ad una moto.

    Naturalmente. Istintivamente.

    Entrambi, puro istinto, puro genio.

    Vale è a tutt’oggi il solo vero erede di Mike Hailwood.

    L’urbinate (chi sapeva che Rossi non è nato a Pesaro?) stesso ne è consapevole, tanto da preoccuparsi, con un mirabile gesto, che mi ha commosso, di chiedere scusa pubblicamente al Grande Mike the Bike quando lo ha raggiunto vincendo il suo 76 Gp, quota a cui si fermò per sempre il Genio di Oxford.

    MA………

    Si, c’è un MA.

    Valentino non arriverà MAI alla perfezione assoluta di Mike.

    Per quanto si sforzi, non potra MAI essere come lui.

    Ciò, per DUE motivi.

    Il primo, è che Mike era un personaggio dalle eccezionali doti umane, che invece, mi spiace dirlo, scarseggiano terribilmente in Valentino.

    Dove Mike era simpatico, leale, altruista, modesto, Vale è antipatico, quasi sempre falso, egoista, spesso spocchioso. Nonchè, come se non bastasse, ridicolmente, anzi patologicamente superstizioso.

    Il secondo, e per me decisamente il più grave, anche perchè non dipende dalle innate doti di simpatia che ciascuno di noi ha o NON ha, è che dove il gentleman Mike era la CORRETTEZZA ASSOLUTA in gara, Vale è secondo me il più scorretto pilota ( ovviamente intendo solo tra i protagonisti, escluso cioè l’esercito dei comprimari ) nella condotta di gara dai tempi di Phil Read – e di Mike, appunto – ad oggi.

    La cosa più triste, è che il geniale Rossi non avrebbe alcun bisogno di esserlo, per essere comunque il migliore.

    Ma di questo, parlerò più diffusamente un’altra volta.

    DONOVAN

    Foto: Google.it