McLaren-Honda, le sei monoposto entrate nella storia [FOTO]

Cinque stagioni, quattro monoposto e "mezza": il connubio McLaren-Honda ha affascinato la F1 a fine anni Ottanta. Scopriamo le monoposto di quel periodo.

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    Cinque stagioni, innumerevoli trionfi. La storia del legame McLaren-Honda affonda le radici nel 1988, anno in cui i giapponesi irrompono nell’era turbo e rimpiazzano il sovralimentato TAG Porsche che l’anno prima motorizzava le monoposto di Woking.

    Prost, Senna, Honda. Tre termini pressoché inscindibili, ai quali si legano record di vittorie che al tempo determinarono il dominio totale, concentrato tra il 1988 e il 1990, prima di un “declino” tecnico che non seppe fronteggiare l’avanzata Williams-Renault. Ma quali furono le monoposto che resero possibile l’epopea McLaren-Honda? Ripercorriamo la loro storia e le caratteristiche vincenti.

    McLaren MP4/4

    Quindici vittorie su 16 gare, questo fu la McLaren-Honda nel 1988. Disegnata da Gordon Murray e Steve Nichols, era spinta dal motore Honda, un sei cilindri biturbo con bancate a 80° e una potenza di circa 650 cavalli. L’angolo del V6 più aperto rispetto alla motorizzazione Porsche, permise a Murray di estremizzare la forma della carrozzeria e abbassarla. Senna vincerà quel mondiale a Suzuka, dopo una partenza tutt’altro che perfetta, dove piombò a centro gruppo per problemi con la frizione.

    McLaren MP4/5

    Da turbo ad aspirato, dal V6 al V10. Cambia la tecnica, ma non la musica, che vede ancora primeggiare Prost e Senna per il mondiale. Il 1989 è un profondo cambiamento regolamentare con il ritorno ai motori aspirati, e conseguentemente anche le monoposto variano aspetto: l’airscope sopra la testa del pilota è il dettaglio più evidente rispetto all’anno prima, mentre nel team di progettisti diretto da Murray si aggiunge Steve Oatley. Da segnalare l’affinamento aerodinamico con il posteriore a Coca Cola.

    Nel 1990 in McLaren si evolve il progetto, privo di significative modifiche e nasce la MP4/5B. Prost è andato via e al suo posto arriva Berger. Il mondiale sarà di Senna, con la manovra alla prima curva di Suzuka, dopo che 12 mesi prima il brasiliano fu vittima di un’ingiustizia, con la squalifica alla chicane Casio per il contatto con il francese.

    McLaren MP4/6

    Prost guida la Ferrari che definirà camion all’Estoril, Senna e Berger la MP4-6. Colpisce di quegli anni la possibilità di cambiare motore, assistendo al salto turbo-V10-V12. I giapponesi di Honda corrono con il plurifrazionato dodici cilindri sotto la monoposto disegnata da Oatley, ma il cambio non è al livello dei migliori, i semiautomatici Ferrari e Williams, Berger e Senna devono ancora accontentarsi del manuale e sarà l’ultima trasmissione manuale a vincere un mondiale con il brasiliano.

    Otto successi su 16 gare, 7 li portò Senna ma a dispetto di quanto si possa credere, la McLaren-Honda del 1991 non era certo la più veloce, senz’altro quella più affidabile tra i top team.

    McLaren MP4-7

    Con la MP4/6 si correranno le prime gare del 1992, prima che arrivi la MP4/7, aggiornata con il cambio semiautomatico e un telaio che funge anche da carrozzeria all’anteriore, dove in passato era applicata una carena. Tecnologicamente è all’avanguardia per l’acceleratore by-wire, ma contro lo strapotere delle Williams-Renault non potrà granché: 5 vittorie, tre Senna e due Berger. E’ l’ultima McLaren-Honda ad aver partecipato a un mondiale di Formula 1. I giapponesi si ritireranno a fine anno e McLaren vivrà un 1993 molto complesso, con i motori Ford clienti e Senna che correrà “a gettone”.