Melandri, Dovizioso, De Angelis: quando la Testa è più importante della Moto.

Melandri, Dovizioso, De Angelis: quando la Testa è più importante della Moto.

Marco Melandri, Andrea Dovizioso e Alex De Angelis: tre modi diversi di intendere la nuova MotoGP

da in Alex de Angelis, Andrea Dovizioso, Ayrton Senna, Ducati MotoGP, Honda Gresini, Marco Melandri, Primo Piano
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    Mini Moto

    C’è qualcosa di diverso in chi “vince”.
    O in chi riesce a conquistare ciò che spera, per cui ha lavorato, in cui ha creduto.
    C’è qualcosa di diverso in tutte quelle persone che, nonostante gli eventi, le situazioni e le controindicazioni, portano a termine una “missione”.
    C’è qualcosa di magico, forse. O di estremamente sensato in tutto questo.

    Più volte abbiamo parlato di moto, di pneumatici, di tecnica e di contratto, di piloti.
    E altrettante volte abbiamo parlato di Testa.

    Difficile non accorgersi di questo “piccolo particolare” guardando una gara di alto Motociclismo, come potrebbe essere una bella gara di MotoGP. Difficile non accorgersi, poi, di quanto, spesso, la testa serva e funzioni molto più del pacchetto tecnico.
    Valentino, ma anche Doohan, Senna o Schumacher parlando di Formula 1, ma anche molti altri sportivi, più piccoli o raramente menzionati sulle pagine dei giornali, ma non per questo meno importanti.

    La testa (e chi la sa usare) è la carta vincente per costruire una vittoria.
    Ma la “testa” si costruisce. Il Talento probabilmente no, si può sviluppare, indirizzare, assecondare, esplodere, ma occorre possederlo. Non si può creare né inventare.
    La testa, invece, no. La testa si costruisce, vive e respira in un ambiente in cui si sente a proprio agio, combatte e vince o perde, a volte è pure meteoropatica!

    In queste prime gare di MotoGP 2008 è stato facile accorgersi della “variabile T”.
    Alex De Angelis, al Mugello, andava più forte di Valentino.
    Andrea “Dovi” Dovizioso ha fatto una gara superba in Catalunya.
    Marco Melandri non riesce a trovare la quadra su una Ducati GP8 che si trascina dietro un peso schiacciante, quello di Stoner.

    Alex sembra aver trovato nella Honda la sua naturale metà.

    Feeling assoluto che non si vedeva dai tempi del connubio Rossi/Honda. Questione di mentalità? Fattore T galoppante? Un team perfettamente tagliato su sé stessi? Motivazioni a palla? Serenità per aver raggiunto un obiettivo cercato da tempo? Qual è la vera discriminante per il successo?

    Oltre ad Alex, si potrebbe provare a chiederlo anche al Dovi nazionale, sorpresa (anche troppo scontata, visto il suo innato talento) e conferma contemporaneamente. L’ennesimo suo traguardo potrebbe essere una due ruote ufficiale, chissà…

    Chi, invece, naviga in cattive acque è Marco.
    Un intorno che probabilmente non gli è congeniale, coccole ben diverse da quelle del team Gresini, una moto ufficiale che porta con sé la necessità di sviluppo e il ruggito di un motore desmodromico ostico da capire. Un compagno di squadra ingombrante e qualcosa che non gira come dovrebbe. Un confronto pesante, un ambiente agli antipodi dal precedente.
    E l’impressione di non riuscire ad uscirne.
    Poco silenzio forse, poca calma, molta velocità (e in questo, la Ducati, non è seconda a nessuna), un unico obiettivo: il risultato.
    Per confermare un anno glorioso e, forse, irripetibile.
    E Marco? Un punto in mezzo ad una ruota che gira vorticosamente, in cui sembra impossibile aggrapparsi a qualcosa, qualche riferimento, comprendere il suo moto, adeguarsi alle sue leggi, afferrare le sue motivazioni, condividere le soluzioni, immergersi in una forma mentis, fare risultato.

    E se Marco non si fosse ancora accorto di non essere un punto isolato e statico in mezzo alla ruota… ma di esser un giovane cavaliere con la facoltà (e il dovere?) di divertirsi sulla più ruggente giostra della MotoGP?

    Punti di vista….

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