Michael Schumacher: 3 sfide da vincere

Michael Schumacher si prepara al suo ritorno in Formula 1 nel Gran Premio di Valencia dovendo affrontare 3 precise sfida: ritrovare la forma fisica e mentale, imparare a guidare una nuova vettura di Formula 1, inserirsi all'interno del team

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    Michael Schumacher ha fatto capire che torna in Formula 1 non per fare il supplente ma per darci ancora dentro. Nelle poche parole dette fino ad ora, il pilota Ferrari ha parlato di “nuova sfida”. Ecco, facendo bene i conti, che le sfide da vincere sono ben 3. Tutte fondamentali. Vediamole.

    MICHAEL SCHUMACHER. La prima sfida che Michael Schumacher si trova di fronte si chiama proprio Michael Schumacher. E’ contro se stesso che dovrà vincere. Contro l’eta, contro qualche acciacco fisico, contro dei riflessi che non sono più quelli di un ventenne. E’ allenato, è palestrato da sempre e per sempre. Benissimo. Ha un collo, però, un po’ più deboluccio ed una caduta con la Superbike che, completamente riassorbita, potrebbe far di nuovo capolino sotto le sollecitazioni letteralmente disumane della Formula 1. Avrà fatto bene i suoi conti. Ci sta dentro? Perfetto. Passiamo oltre. Passiamo alla testa, alla mente ed ai riflessi. L’anello debole della catena che solo sotto massimo stress e sotto massimo sforzo può essere giudicato. La prima sfida, probabilmente, deve vincerla lì.

    FERRARI F60. La seconda sfida a cui è chiamato Michael Schumacher riguarda la conoscenza della nuova monoposto. Avrà di fronte un volante con ali mobili e KERS. Avrà delle gomme slick bizzose, schizofreniche e delicatissime al cambi di temperatura. Sarà senza traction control e con una vettura ben più scarica dal punto di vista aerodinamico. Nulla di impressionante per chi è stato il precursore dei manettini sul volante? Nulla di drammatico se si pensa che potrà stazionare, all’occorrenza, notte e giorno davanti al simulatore Fiat di Torino? Una bazzecola per chi ha dato lezioni di guida in mondovisione per tre lustri?

    TEAM FERRARI. La terza sfida è l’integrazione con il team. Schumacher conosce tutti. E’ di famiglia. I suoi ingegneri storici, però, se non son passati a fare altro (vedi Chris Dyer), stanno con la macchina di Kimi Raikkonen. Il tedesco dovrà inserirsi tra gli amici di Felipe Massa senza troppa invadenza e, contemporaneamente, dovrà gestire il chiacchieratissimo rapporto con Kimi Raikkonen non più da osservatore ma da collega. Ci riuscirà?

    MISSION IMPOSSIBILE. Messa così, non sembra facile la missione di Michael Schumacher. Talmente complessa che viene da chiedersi chi glielo abbia fatto fare. Lui parla di senso di riconoscenza per la squadra. E ci può stare. L’impressione, però, è che ci sia dell’altro. E’ che ci sia una sfida più grande e maggiore. In molti lo hanno descritto in questi 3 anni come un ragazzo non ancora cresciuto e questa scelta di tornare a fare il pilota lo conferma. E’ come se lui si fosse reso conto che l’unica cosa che può fare è correre. E’ come se abbia vissuto per due anni frustrato, lontano dalla Formula 1, ed ora abbia benedetto la possibilità di rimettersi in gioco per dimostrare ciò ci cui è fermamente convinto: sono ancora io il migliore di tutti. E’ giunto il momento di rimettere le cose a posto.