Michael Schumacher lascia la pista e dà una grandissima lezione a tutti

Michael Schumacher lascia la pista e dà una grandissima lezione a tutti

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    Michael Schumacher lascia la pista e dà una gran lezione a tutti

    Vedendo come si comportano i piloti di adesso, ripensando alle scenette comiche tra Alonso-Hamilton e il mangiafuoco Dennis, viene da rivalutare ancor di più Michael Schumacher.

    A chi lo credeva uno bravo solo a guidare o a collaudare la macchina. A chi pensava che lui stesse alla F1 come Pelé al calcio. A chi era convinto che – dopo aver fatto vedere cose inaudite in pista – non sarebbe stato capace di far nulla dopo. A qualcuno deve venire qualche dubbio. Adesso.

    Proprio adesso. Adesso che lui ha detto “Basta! Ma che ci sto a fare qui? A fare il ridicolo… no grazie! La F1 si evolve talmente velocemente che non mi sento utile, non so dare consigli. Visto che non seguirò la Ferrari 24 ore su 24 e che solo questa è la condizione per restare al passo coi tempi, meglio che me ne stia con la mia famiglia a godermi la vita.” E’ in sostanza questo lo Schumacher-pensiero, riportato dalla sua portavoce Sabine Kehm.

    Con queste affermazioni Schumacher dimostra ancora una volta grande intelligenza. Non ci sta a fare il burattino o, peggio, la “mascotte”. E’ in evidente inmbarazzo al muretto e, dopo qualche tentativo, lascia per pensare ad altro.

    Proprio adesso viene, però, da sperare che non se ne vada dalla Ferrari. Proprio adesso ci ritornano in mente le parole dei suoi capi, Montezemolo e Todt, con le quali hanno sempre elogiato ANCHE la sua intelligenza. Chi meglio di loro lo conosce? Che motivo avrebbero, loro, di fargli dei complimenti gratuiti quando i complimenti lui se l’è già fatti, e tanti, in pista?

    A questo episodio ci aggiungiamo un’altra considerazione. Schumacher decide di lasciare la pista proprio nel Gran Premio dove altri suoi colleghi dimostrano di essere fatti di un’altra pasta rispetto alla sua.

    Si dirà che Schumi in Ferrari è sempre stato supercoccolato e non aveva certo bisogno di fare colpi di testa. E’ vero. Ma ha sempre e comunque rispettato la squadra. Mai una parola fuori posto. Mai una polemica, neanche quando il catorcio rosso lo lasciava a piedi spesso e volentieri e non andava neanche a spinta (quanti piloti consapevoli di essere i numeri 1 indiscussi, avrebbero aspettato 5 anni in un team prima di vincere?). Dicevo, mai una polemica: neanche a Suzuka nel 2006 o neanche alla Benetton nel 1994 quando – per colpa del team – veniva squalificato a raffica.

    Grande esempio di campione e di uomo. Giovanotti in F1: imparate.

    Quanto a noi: rivalutiamolo. Non era uno stolto, bravo solo a pestare sull’acceleratore. Sarebbe stato anche un bravo superconsigliere. Peccato che, anziché lavorare in giro per il mondo, abbia preferito godersi i suoi miliardi e la sua famiglia… roba da scemi, vero?