Michael Schumacher: sei patetico!

Michael Schumacher è patetico

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    È rimasto indelebile. Indelebile come quello schiaffo in pieno viso, indelebile come quella vacanza che hai tanto sognato, indelebile come il giorno in cui ti sei diplomato, indelebile come il momento in cui hai assaporato per la prima volta il sapore della vittoria. È rimasto indelebile.

    È stupido trovarsi a scrivere queste quattro righe e chiedersi perché mai la pellicola non avanzi? Non credo. Penso che sia stupido questo senso di vuoto che sento dentro per un uomo che per “piccolezza” non è degno di essere chiamato col suo nome.

    Quel puzzle che, con indomita energia, avevo costruito è dilaniato: hanno iniziato rubandomi un pezzo e ora sono io a possederne solamente uno.

    Quello che in breve periodo era diventato “il mio mito” con la “M” maiuscola, non solo come pilota, ma anche come sportivo e come uomo, mi crea un tumulto di emozioni negative che per lui, non avrei mai creduto di provare. È triste. È triste, per noi, vedere il fallimento della sua vita normale. Un campione del mondo che vuole tornare a essere, perché nella sua vita normale non ci sono soddisfazioni tali da avergli fatto capire che la decisione di appendere il casco al chiodo all’apice della carriera, era stata la scelta giusta. Il giorno del suo addio aveva dichiarato di avere bisogno di tranquillità e di famiglia, ma questa tranquillità che cercava, non gli serviva, direi che non gli piacesse per niente.

    Quel 29 luglio 2009, inconsapevolmente, quel Luca Cordero di Montezemolo mi aveva fatto di certo il regalo di compleanno più bello, ma altrettanto più inaspettato annunciando che a sostituire il buon Felipe Massa sarebbe arrivato il mio campione, il mio mito. Dopo una settimana, in esattamente 12 ore, avevo quasi concluso lo striscione per il mio campione, che avrei orgogliosamente esposto in occasione del GP d’Italia: THE KING IS BACK, recitava.

    È uno di quegli attacchi d’arte che ritengo incompiuti. Quando a mancare di essere colorata era solo la “K” di back, arrivò la smentita che Michael Schumacher non avrebbe sostituito Felipe Massa a causa di estenuanti dolori al collo causati da fratture vertebrali (causa precedente caduta in moto di febbraio), tali da poter farlo rimanere accecato o ancora peggio su una sedia a rotelle.

    Non capivo se non corresse perché effettivamente non potesse o forse c’era qualcosa di più. Ho immediatamente eliminato quei dubbi dalla mia testa: non corre perché ha male! Per il resto c’è solo un pulsante che semplifica il concetto: DELETE – elimina.

    Ora che dopo tre, quattro mesi, accetta la sfida di ritornare, i dolori così lancinanti sembrano essersi spariti come la neve al sole. È per questo che ritorni? Per la voglia di affrontare nuove sfide? Liberissimo di farlo, ma sappi che questo tuo ritorno ha un altro sapore, amaro e patetico.

    Verissimo che la Ferrari ha compiuto scelte diverse, non compatibili col tuo desiderio di tornare a correre, ma obiettivamente, corrette sportivamente e temporalmente.

    Sarà duro per una tifosa Ferrari dei bei tempi, che ti ha applaudito in tante vittorie e che ti considera in assoluto il più forte, non provare nulla rivedendoti in pista. Un pezzo del mio cuore già non riesce più a seguiti, non riesce a guardarti con quegli stessi occhi.

    Eppure c’è un perché a tutta questa strana storia: in un circo dove abbiamo il direttore, i domatori, le bestie e gli spettatori, mancavano giusto i clown e ora abbiamo il re dei pagliacci. Come disse Schopenhauer: “dei giorni felici della nostra vita ci accorgiamo solo quando ormai hanno lasciato il posto ai giorni infelici” e presto qualcuno se ne renderà conto…

    Forse credete che io sia felice di distruggere con le mie parole quello che fino a ieri era il mio idolo, un mito, un campione, un modello? Se la vostra risposta è affermativa, significa che non mi conoscete abbastanza e io non giudico le opinioni di chi non conosco abbastanza.