Michael Schumacher: video tributo [VIDEO]

Michael Schumacher: video tributo per il pilota, ora non più in coma a Grenoble dopo un brutto incidente sugli sci

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    Michael Schumacher esce dal coma

    Chi è Michael Schumacher? Lo sappiamo. Ma, ora che non lotta più tra la vita e la morte per l’incidente con gli sci che gli ha causato lesioni al cervello e lo sta tenendo in coma farmacologico, a più di 20 anni dal suo debutto in Formula 1, sentiamo il bisogno di raccontare ad una giovanissima generazione di nostri lettori come mai si possa tranquillamente scomodare la parola “mito” per raccontare le gesta dell’ex pilota della Ferrari. La sua storia più bella, infatti, è quella dei primi anni. Quando i grandi numeri ed i record non c’entravano nulla.

    MICHAEL SCHUMACHER. Il mito di Schumacher inizia molto prima della lunga serie di successi ottenuti con la Ferrari a partire del nuovo millennio. Sta qui la differenza tra chi ha oggi 18 anni e chi almeno una decina in più. Gli adolescenti che seguono la Formula 1 da un paio di lustri, infatti, non hanno memoria delle vere e proprie imprese che hanno avuto come protagonista Michael Schumacher. Solo lui ed il suo talento. Non ordini di scuderia o una macchina più forte della concorrenza. E’, infatti, drammaticamente riduttivo prendere per buono che la leggenda del 7 volte iridato sia stata costruita solo ed esclusivamente da 1999 in poi. E’ assurdo. Basti dire, ai nostri giovani lettori, che se Schumacher avesse smesso di correre con due soli titoli mondiale, nell’incidente del 1999 a Silverstone, sarebbe comunque passato alla storia come uno dei più grandi di sempre. Per il gusto di ripescare nella memoria, abbiamo ripercorso brevemente le annate delle imprese.

    SCHUMACHER IN JORDAN. Il debutto in Formula 1 avviene nel 1991 a Spa-Francorchamps. Il giovane Schumacher è ancora sotto contratto con la Mercedes che già pensa a tornare in Formula 1 con la coppia tedesca Schumacher-Wendlinger ma viene girato “in prova” alla scuderia di Eddie Jordan per sostituire Bertrand Gachot. L’allora 22enne rifila quasi un secondo di distacco in qualifica all’esperto Andrea De Cesaris lasciando a bocca aperta tutti. In gara, purtroppo, resta a piedi dopo poche curva ma ormai è fatta: Flavio Briatore lo mette sotto contratto e lo infila immediatamente dentro alla sua Benetton per affiancarlo ad un mostro sacro di questo sport: Nelson Piquet.

    SCHUMACHER IN BENETTON. Non bastano 3 titoli mondiali a Nelson Piquet per tenere testa ad un Michael Schumacher con ancora pochi chilometri di Formula 1 alle spalle. E’ ancora il 1991 quando il tedesco batte il brasiliano in qualifica 4 volte su 5 e, nelle gare in cui entrambi vedono la bandiera a scacchi, vince 2 a 1. Nel paddock non si parla d’altro. Il fenomeno è esploso. Nel 1992, sempre a Spa-Francorchamps, porta la Benetton alla vittoria e distrugge la concorrenza di Martin Brundle. Sarà terzo nel mondiale. Nel 1994 vince il titolo mondiale battendo un Damon Hill con una Williams stratosferica che negli anni precedenti aveva portato, passeggiando, al titolo mondiale Nigel Mansell e Alain Prost. C’è di più, quell’anno, per colpa del team Benetton di Flavio Briatore che in più di un’occasione ha tentato di fare il furbo, Schumacher viene squalificato dall’ordine d’arrivo di due gare ed escluso in altre due: alla fine della storia, però, con ben 4 gare in meno, riesce a vincere il titolo mondiale: i numeri dicono che nelle 12 gare regolari, ha portato a casa 8 vittorie, 2 secondi posti ed altrettanti ritiri. Mostruoso. Senza gli intoppi del 1994, il 1995 è un titolo facile, apparentemente: Johnny Herbert, l’altro pilota che ha la sua stessa macchina fa la metà dei suoi punti mentre il rivale Damon Hill butta Schumi fuori pista in più d’una occasione restando regolarmente impunito (salvo un piccolo richiamo verbale della Federazione).

    SCHUMACHER IN FERRARI. Nel 1996 Schumacher passa in Ferrari. La scuderia di Maranello è in un momento critico. Le vittorie sono un miraggio, lottare per il titolo mondiale utopia. Già al primo anno, al volante di una F310 rimaneggiata più volte, dà 3 grandi gioie ai suoi tifosi. Epica quella di Barcellona. Da infarto quella di Monza, dove negli anni precedenti Jean Alesi e Gerhard Berger avevano raccolto solo delusioni. Nel 1997, con una Ferrari ancora nettamente inferiore all’ultima grande Williams-Renault, riesce a portarsi davanti a tutti in classifica mondiale fino all’ultima corsa. La gara dove avverrà l’incidente con Jacques Villeneuve. Incidente per il quale ha già “pagato” abbondantemente. Esageratamente. Come se Ayrton Senna, Alain Prost ed altri campioni non avessero mai fatto quel genere di cose… Nel 1998 si ripete lo scenario dell’anno prima. Stavolta sono le frecce d’argento quelle imbattibili ma Schumacher riesce comunque a regalare vittorie ed a restare attaccato al treno mondiale fino all’ultima gara. In Germania la protesta sale. I tedeschi si rendono conto che il loro connazionale sta sprecando il talento dentro ad una Ferrari non alla sua altezza. Dal 1999, però, le cose cambiano: dopo l’incidente, capitato in una stagione che lo avrebbe probabilmente sicuro vincitore, inizia il nuovo millennio. Quello in cui non ce n’è più per nessuno. Quello che ha fatto venire il dubbio che non fossimo di fronte ad un fenomeno. Tze.

    SCHUMACHER IN MERCEDES La voglia infinita di adrenaline e sfide, assieme alla presenza dell’amico Ross Brawn, portano Schumacher, dopo ben 3 anni di inattività, a rimettersi in discussione come pilota di Formula 1 nell’avventura firmata Mercedes. Sono cambiate le regole. Sono cambiate le macchine. Sono cambiati gli avversari. C’è quell’Alonso che gli ha tolto l’ottavo titolo. Ci sono dei tipi nuovi e cattivissimi come Sebastian Vettel e Lewis Hamilton. C’è soprattutto Nico Rosberg. Il giovane tedesco regge il confronto impossibile con il Kaiser. Non chiediamoci come sia possibile. Non stiamo a pensare che un’intera carriera debba essere rimessa in discussione. Diciamo solo che l’immenso Schumi, con più di 40 primavere sulle spalle, ha tenuto testa ad un campione – pur se non titolato – che oggi dimostra di avere lo stesso passo di un talento cristallino e conclamato come quello di Lewis Hamilton. Certo, se la Mercedes gli avesse dato una macchina migliore…