Michelle Duff racconta Mike: un Eroe del Continental Circus – Parte 1

Prima Parte della lunga Intervista rilasciata in esclusiva Mondiale a Donovan da Michelle Ann Duff, un tempo Mike Alan Duff, grande pilota degli anni ruggenti del Continental Circus

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    mike duff Brno 66

    Mike Duff, Yamaha RD56 privata, Brno 1966

    Michelle Ann Duff è un nome che potrebbe suonare sconosciuto agli appassionati della Storia del Mondiale Velocità, ma in effetti non è altro che il nuovo nome di un notissimo Campione del Continental Circus degli anni 60′, ovvero il Canadese Mike Alan Duff.

    Per chi non lo sapesse, Mike è stato uno dei piloti più Veloci di Tutti i Tempi, in senso assoluto.

    Pur essendo stato spesso molto sfortunato nei momenti decisivi della propria carriera, e pur non disponendo per la gran parte della carriera dei mezzi più performanti, vanta al proprio attivo 3 Vittorie in GP Mondiali ed è stato un brillante pilota Ufficiale Yamaha nel 64 (inizialmente per soli 3 GP, poi subito estesi a 6) e nel 65 (per l’intero anno), correndo contro illustrissimi rivali come Jim Redman, Giacomo Agostini, Mike Hailwood, Tarquinio Provini, Jack Findlay e tantissimi altri Campioni, aiutando in modo decisivo il Team Mate Phil Read a vincere i Titoli Mondiali della Classe 250 del 64 e 65, battendo il grande Jim Redman su Honda 4 e 6 cilindri.

    Corse da Pilota Ufficiale per la Yamaha saltuariamente nella Classe 125 sulla piccola e delicata bicilindrica RA97 e soprattutto in Classe 250 sulla gloriosa e velocissima RD56, bicilindrica a dischi rotanti raffreddata ad aria, come detto sopra due volte Iridata.

    Inoltre, corse saltuariamente sulla RD56 in versione 254cc per competere nella Classe 350.

    Ha corso inoltre per tutta la sua carriera con le agili, leggendarie ma a quel tempo ormai non più competitive 4 tempi monocilindriche inglesi, all’inizio Norton Manx (500 e 350) e soprattutto Matchless G50 nella Classe 500 e AJS 7R in quella di 350 come semplice pilota privato e meccanico di sè stesso, vincendo numerosissime Gare Internazionali non Iridate.

    In effetti, in queste importanti corse, che costituivano la netta maggioranza nella stagione (a quel tempo potevano essere anche 50 e più all’anno, contro appena una decina circa di GP Iridati) Mike è stato uno dei Piloti più vittoriosi in assoluto.

    Ha corso saltuariamente con Bultaco e MZ Ufficiali nella Classe 125, oltre che con diverse altre moto di varie Classi portate in gara privatamente, tra cui Paton ed Aermacchi.

    Il suo Record personale allo IOM TT è fantastico, considerando che vi ha quasi sempre corso da privato: un secondo posto, tre terzi (quindi ben 4 Podi), due quarti, un quinto, un sesto, per citare solo alcuni piazzamenti sul Mountain, nell’Isola più motociclistica del Mondo.

    Purtroppo, la sua già brillante carriera fu brutalmente interrotta da un grave incidente occorso provando alla fine del 65 in Giappone la prima, problematica versione della poi formidabile 250 Yamaha RD05, potentissima 4 cilindri a V a dischi rotanti, destinata al Titolo Iridato 1968 nella radicalmente migliore versione RD05A ad opera di Read (che scippò letteralmente il Titolo destinato dalla Casa a Bill Ivy, dopo che questi lo aveva lealmente aiutato a vincere il Titolo 125).

    Il suo lento ma costante e quasi miracoloso recupero fisico dopo il terribile incidente, ed il conseguente ritorno alle corse, così risolutamente voluto ed infine raggiunto, è narrato in un bellissimo film breve di Robin Spry, uscito nel 67, appropriatamente intitolato Ride for Your Life.

    E’ un documentario bellissimo e commovente, che davvero vale la visione!

    http://www.youtube.com/watch?v=vM2XFeP8Urg

    Vi si possono vedere rarissime immagini di repertorio di Mike in sella alla mitica Yamaha RA97 (bellissima, agile, leggera, veloce ma fragile e delicata 125 bicilindrica 2 tempi – raffreddata prima ad aria e poi ad acqua – la Yamaha da GP che Michelle dichiara di aver preferito in assoluto) portata privatamente in gara ad Assen 1966, appena al rientro dall’infortunio (arrivando buon sesto, mentre l’anno prima aveva vinto!), oltre ai suoi primi allenamenti appena dopo l’intervento chirurgico all’anca (con relativa protesi coxo-femorale) a bordo di una poderosa Norton Manx 500.

    Si vedono anche la sua verde Paton 350 bicilindrica bialbero privata, e Kriss, la graziosa sua moglie finlandese dell’epoca, assieme ai due figlioletti.

    Quella che sentite è proprio la voce di Mike.

    http://www.youtube.com/watch?v=vM2XFeP8Urg

    Duff E’ tutt’ora il SOLO pilota CANADESE, ed il PRIMO NORDAMERICANO nella Storia del Mondiale Velocità ad avere vinto GP Iridati.

    Essi furono nella Classe 250, il GP del Belgio a Spa nel 64 (Yamaha RD56 Ufficiale), il GP di Finlandia a Tampere nel 65 (Yamaha RD56 Ufficiale) e nella Classe 125 il GP d’Olanda ad Assen sempre nel 65 (Yamaha RA97 Ufficiale)

    E’ stato Terzo assoluto nel Mondiale Classe 350 del 64 (anno in cui fu anche quarto assoluto in 250 e quarto pure in 500, da privato) correndo privatamente sulla monocilindrica AJS 7R, e soprattutto brillantissimo Secondo assoluto nella Classe 250 del 65, comn una Vittoria e facendo l’en plein di Podi (in tutto vanta ben 24 Podi Iridati!) , preceduto soltanto dal Team mate in Yamaha Phil Read, entrambi sulla velocissima bicilindrica Yamaha ufficiale a disco rotante RD56, precedendo Jim Redman su Honda 4 (e, nella seconda parte della stagione, 6) cilindri.

    E’ stato anche Campione Britannico Classe 350 (Titolo prestigioso a cui potevano concorrere tutti i cittadini del Commonwealth) del 64, prevalendo su piloti fortissimi, da Read a Minter, da Hailwood a Redman e Ivy, pur avendolo ottenuto in sella ad una vecchia AJS 7R privata.

    Similmente, è stata Campione Britannico delle 250 nel 1965.

    Assieme al compatriota Yvon DuHamel è stata ammessa e consacrata nella Canadian Motorcycle Hall of Fame il 27 Ottobre 2007.

    Fu inoltre l’ultimo Pilota della Storia a far correre in gare iridate la mitica AJS 500 Porcupine bicilindrica bialbero, passata alla Storia ed alla Leggenda per aver conquistato nel lontano 1949 il PRIMO Titolo Mondiale della Classe 500 con Leslie Graham, il tutto oltre 10 anni dopo il ritiro (con conseguente pensionamento) ufficiale di questa straordinaria moto!

    La Casa letteralmente la tolse dal suo museo e la diede a Mike, a LUI e non ad altri.

    Era l’ultimo esemplare esistente, quello stesso che recentemente è stato venduto all’asta per un Milione e mezzo di Euro.

    Non vi dice niente, questo?

    La sua Carriera Mondiale riprese con un ritorno sensazionale quanto insperato alle gare – dopo il lunghissimo e penoso infortunio – nel 66 pilotando privatamente una RA97 ed una RD56, ex-ufficiali dismesse dell’anno prima, oltre che le fidate AJS 7R 350 e Matchless G50 500, finendo poi trionfalmente la carriera l’anno dopo nella pista di Casa a Mosport, in occasione del GP del Canada del 1967, a bordo della fida – ed allora ancor più antiquata – Matchless G50 monociclindrica 500, arrivando Terzo, preceduto solo da Hailwood su Honda RC181 4 cilindri e Giacomo Agostini su MV Agusta 3 cilindri.

    Questo suo eccezionale ed ultimo Podio Iridato (il suo ventiquattresimo in assoluto) nel suo GP casalingo fu il degno coronamento finale di una carriera unica, a cui seguì il suo ritiro ufficiale.

    In realtà, la sua carriera ebbe una coda estemporanea ma prestigiosissima nel 68, arrivando al terzo posto assoluto alla famosa 200 Miglia di Daytona, pilotando una Yamaha TR2 350 sperimentale (la cui versione definitiva avrebbe in seguito monopolizzato assieme alla sorella TD1 e TD2 di 250 il mercato delle GP per i piloti privati a partire dal 1968/69, salvando di fatto il Mondiale dalla terribile crisi post 67, quando gran parte delle Case si ritirarono ufficialmente lasciando le griglie di partenza quasi deserte: questa situazione vi ricorda qualcosa?) tremendamente difficile da pilotare in quanto in omaggio agli antiquati regolamenti AMA – che ammettevano allora solo moto a 4 velocità per favorire le Harley Davidson – era stata privata delle prime due marce.

    E’ autrice di quello che io considero di gran lunga il più bel libro esistente in assoluto sul famosissimo, mitico ed ormai perduto Continental Circus, ovvero il nomadico, romantico, bohemien Mondiale Motociclistico degli anni 60, intitolato MAKE HASTE, SLOWLY, the Mike Duff Story.

    E’ una lettura straordinaria, emozionante e pressochè obbligata per ogni appassionato che voglia capire quel particolare periodo Storico del nostro Sport, così eroico, unico ed importante per comprendere anche quello attuale.

    Assolutamente imperdibile!

    Quella che segue è la PRIMA PARTE di una lunga intervista che Michelle mi ha rilasciato IN ASSOLUTA ESCLUSIVA MONDIALE alla fine del 2006.

    Salve, Michelle.

    Dopo averti ammirato correre dal vivo come Mike negli anni 60, sono addirittura commosso nell’incontrarti adesso. Allora, ai miei occhi di bambino, la tua incredibile velocità faceva di te uno dei miei piloti preferiti.

    Tu ovviamente non puoi saperlo, ma ad esempio ti vidi correre nel 67 in due gare della Mototemporada romagnola, allora primaverile e tradizionale ciclo di gare internazionali, valevoli per il Campionato italiano ma molto importanti e frequentatissime anche in quanto preparatorie per il Mondiale Velocità.

    Mike Duff, Matchless G50, Senior IOM TT 1962

    D: Come accadde che iniziasti a correre in moto?

    M: Da ragazzo, andando in moto per strada incontravo molti altri piloti. Uno di essi una volta mi chiese se avessi voluto accompagnarlo in un posto chiamato Edenvale per assistere ad una gara di moto. Mi divertii molto e pensai che un giorno mi sarebbe piaciuto provare anch’io.

    Appena pochi mesi dopo notai per caso un annuncio riguardante una Triumph 500 (come quella che già avevo) in vendita, ma a differenza della mia era una vera moto da corsa, peraltro in vendita completamente smontata.

    Chiesi ai miei genitori se avessi potuto comprarla, e mio padre pensò che fosse una buona idea, pensando che il rimontarla mi avrebbe tenuto occupato per un lungo tempo. Allora mi mancavano ancora 9 mesi ai 16 anni, un’eta in cui avrei magari potuto prendere decisioni circa il correre.

    Invece, riuscii a metterla insieme in sole quattro settimane. Dopo molte discussioni con i miei, alla fine consentirono a lasciarmi provare a correre fin dall’età di 15 anni

    D: Quali erano i tuoi Eroi Motociclistici al tempo in cui iniziasti a correre in moto?

    M: I miei eroi, a quel tempo, erano Geoff Duke e Bob McIntyre. Ovviamente, qualsiasi pilota corresse in GP mondiali era un eroe per me, ma Geoff e Bob eranoi miei preferiti, semplicemente perchè erano i migliori in assoluto.

    D: A mio giudizio, sei stata uno dei Piloti naturalmente più talentuosi di Tutti i Tempi.

    Secondo te, il Vero Campione è quello nato tale? O un Campione può anche essere costruito da infiniti allenamenti?

    M: Credo che chiunque possa andare veloce se davvero lo voglia ed abbia a disposizione una moto competitiva, MA anche che andare così veloce da vincere in modo continuativo nei GP richieda un vero talento naturale, che davvero pochi possiedono.

    Pochi infatti hanno quella speciale abilità di “sentire il limite” e di raggiungerlo senza oltrepassarlo. Ci vuole davvero un pilota speciale per fare questo. Chiunque puo fare un giro veloce confidando nella fortuna, ma per farlo consistentemente, ad ogni singolo giro, ci vuole un talento speciale.

    Solo pochissimi in ogni data Era ebbero questo dono, Mike Hailwood, Geoff Duke, John Surtees, Barry Sheene, Kenny Roberts, per citarne solo alcuni.

    D: Sei stata sicuramente uno dei Piloti più Veloci del Continental Circus degli anni 60: cosa ti è mancato per diventare un Campione del Mondo?

    E’ stata solo una questione di sfortuna?

    M: Non so se io possa rispondere adeguatamente a questa domanda.

    C’è stata una serie di ragioni. Avevo la determinazione, a volte ho avuto anche i mezzi meccanici adeguati, e avevo l’abilità sufficiente per questo scopo. In ogni caso, non credo che sia stata la sfortuna a privarmi di un Titolo Mondiale.

    Una volta Phil Read mi disse come io fossi un pilota veloce, duro da battere, ma che pensava non fossi abbastanza “cattivo” per poter vincere un Titolo Mondiale.

    Da parte mia, penso che la singola ragione principale che mi abbia impedito di diventare Campione Mondiale sia stata il ritiro della Avon dalle competizioni.

    Potevo fare qualsiasi cosa con le Avon.

    Ma quando a partire dal 64 fui costretta ad usare i Dunlop a pera, li odiai da subito.

    Ovviamente, ci sono altre ragioni, ed alcune di esse consistevano in conflitti all’interno del Yamaha Racing Team, alcuni dei quali probabilmente superabili, se li avessi affrontati più decisamente. All’epoca scelsi di non affrontarli.

    D: Certo, le gomme sono importantissime nelle corse di oggi, ma lo erano anche molti anni fa. Nel tuo meraviglioso libro Make Haste, Slowly, parli appunto del tuo feeling perfetto con le Avon, mentre non hai mai imparato a fidarti interamente delle Dunlop. Pensi veramente che la decisione dell’Avon di ritirarsi dalle competizioni abbia pregiudicato le tue chances di diventare Campione del Mondo?

    M: Certo, come ti ho appena detto.

    Mike Hailwood vince il Titolo Mondiale TT/F1, IOM TT 1978

    D: Hai avuto modo di batterti contro i migliori Piloti di Tutti i Tempi, Ago, Redman, Hailwood, Read, Ivy, Provini, McIntyre, per citarne solo alcuni.

    Secondo te, chi è stato il Migliore in assoluto fra tutti, senza tener conto dei mezzi che hanno cavalcato? E perchè?

    M: Senza alcun dubbio, il Migliore è stato Mike Hailwood, nella mia Era.

    Non importava con che moto corresse, ogni volta costituiva un pericolo mortale.

    Anche con moto inferiori, riusciva comunque a prevalere, come accadde ad esempio al Senior IOM TT del 1967 contro Agostini (al quale si ruppe la catena mentre era leggero in vantaggio nel quarto dei cinque giri della corsa, N.d A).

    Ho corso contro di lui in tante occasioni, ed era proprio quando correvi con lui nello stesso tratto del circuito, andando più veloce che potevi, che ti rendevi conto di quanto fosse incredibilmente bravo.

    D: Nelle decadi successive (70, 80, 90), quali Piloti ti sono piaciuti?

    M: Durante questi decenni sono vissuta in Canada, e lì arrivavano pochissime notizie del mondo dei Gp Europei. Non avevamo nè giornali, televisione o radio che ci tenessero informati a questo proposito.

    Inoltre, durante gli anni 80 mi sono allontanata dal Motociclismo agonistico per ragioni personali, così non ho potuto seguirlo molto. Non si adattava molto al mio nuovo stile di vita, se così posso dire.

    In ogni caso, mi è sempre piaciuto Barry Sheene.

    Anche Wayne Rainey mi ha sempre impressionato. Lui era abbastanza simile a noi piloti degli anni 60, che in qualche modo riuscivamo comunque a rendere al meglio possibile, qualunque moto ci avessero dato. Le Yamaha che Wayne ha pilotato erano spesso difficili ed ostiche da guidare, eppure spesso riusciva a vincerci ugualmente.

    Oggi lo ammiro tantissimo. Non sono sicura che avrei il coraggio di andare avanti se mi fosse capitato quel che è successo a lui. Al GP di Laguna Seca 2006, andai a stringergli la mano. Mi sono presentata, ma non credo sapesse chi io fossi.

    D: Passando ai Piloti del presente, quali di essi ti impressionano di più? (ricordo che questa intervista è stata rilasciata alla fine del 2006, N.d A.)

    M: Valentino Rossi naturalmente. Penso che nessuno possa non rimanere ammirato dalla sua guida.

    Mi piace anche Max Biaggi, specialmente nei suoi anni in Yamaha, in cui ha fatto miracoli pilotando moto assolutamente inferiori alla concorrenza.

    Mi piace guardar correre anche Marco Melandri, ma è discontinuo ed è veloce solo poche volte. Anche Dani Pedrosa è un pilota molto ammirevole.

    Casey Stoner è quello che preferisco attualmente, sono sicura farà benissimo nel 2007 sulla Ducati. Per me è quello che promette di più per il futuro, è il pilota forse più veloce in assoluto.

    Seguivo e tifavo Xaus e Bayliss quando erano in WSBK, poi però sono passati in MotoGp e non hanno fatto bene in questa Classe. Al loro ritorno in WSBK sono stata per fortuna in grado di seguirli nuovamente. E quando a Valencia 2006, l’ultima gara dell’anno in MotoGp, Bayliss ha trionfalmente seminato tutti, per me è stata una vera gioia ammirarlo!

    D: Nell’ambiente motociclistico mondiale, praticamente tutti gli addetti ai lavori, indistintamente e quasi unanimemente (specie tra gli Anglosassoni), ritengono Mike Hailwood sicuramente il Più Forte Pilota di Tutti i Tempi.

    Sei d’accordo?

    E se sì, perche?

    M: E’ sempre molto difficile comparare un pilota di una certa epoca con uno di un’altra Era.

    Di sicuro, Mike Hailwood è stato il meglio del meglio in assoluto negli anni 60.

    Alcuni dicono (io sicuramente sono tra questi!) che sia stato il Migliore di tutti i Tempi, così come altri lo dicono di Rossi, o di Agostini.

    Certamente Rossi è un grande pilota, ma ancor di più lo è stato Agostini nella sua Epoca, vincendo molto di più di Valentino.

    Sarebbe certo un’interessantissima gara, SE potessimo mettere i Migliori di ciascuna Epoca sulle stesse identiche moto, e tutti al massimo della loro forma.

    Ovviamente questo non è possibile, ma io credo che se si potessero (contro piloti attuali) mettere i Migliori degli anni 60 su moto di oggi, essi sarebbero comunque capaci di vincere praticamente da subito, come del resto dimostrò proprio Hailwood ritornando alle gare nel 78 allo IOM TT, vincendo il Titolo Mondiale TT/F1 su Ducati – su moto completamente diverse da quelle che era solito usare un decennio ed oltre prima – dopo una lunghissima e completa pausa di 11 anni.

    VINSE SUBITO, alla sua primissima gara dopo tutto quel tempo, e su una moto molto più moderna.

    INVECE, se poteste mettere i migliori piloti di oggi sulle nostre moto di allora, vedreste che ci metterebbero un lunghissimo tempo per adattarsi ad esse, ed essere competitivi contro di noi!

    Bill Ivy, Yamaha RD05A

    D: Hai avuto modo di conoscere bene Ivy e Read , tuoi compagni di Squadra in Yamaha (anzi, in effetti il primo ti ha poi sostituito nel Team Ufficiale in seguito al tuo grave infortunio, occorso in Giappone testando la nuova RD05 250 a 4 cilindri, mentre sei stato per anni team mate del secondo): che parole useresti per descrivere le loro differentissime personalità?

    Chi era il miglior Pilota tra i due?

    Sei d’accordo con l’opinione corrente, che nella famosa faida tra i due del 68, William fosse il Buono, e Phil il Cattivo?

    M: Penso che sia Read che Ivy fossero dotati di una enorme abilità naturale, anche se Read era un pilota molto più aggressivo di Ivy.

    Phil correva solo per se stesso, a qualsiasi costo, era capace di tutto.

    Non ci fu mai tra noi un vero lavoro di Squadra, a meno che non fosse a SUO esclusivo beneficio!.

    Come pilota rispetto Read, ma come uomo è ed è sempre stato un maneggione ed un antisportivo: in definitiva un tonto, uno che non ha mai capito nulla dello Sport.

    Le sue vittorie furono spesso frutto di raggiri e scorrettezze, di tattiche psicologiche spregiudicate, attuate anche al di fuori della pista, per non parlare dei suoi imbrogli anche finanziari a danno mio e di altri circa gli ingaggi ed i premi partenza.

    Nessuno lo poteva vedere, tanto meno Hailwood (grande amico invece di Ivy) , che lo considerava men che spregevole.

    Anche Agostini non lo poteva soffrire, tanto è vero che la loro spinosissima coabitazione in MV durò solo un anno e mezzo.

    A me piaceva molto lo stile di William, è stato certamente un grande pilota, che ha dimostrato periodi di vera brillantezza, ma non riuscì mai a raggiungere il suo pieno potenziale prima del ritiro della Yamaha alla fine del 68, e la sua prematura morte in prova al Sachsenring stradale nel 69 (sulla fatale Jawa 350 V4, N.d.A.).

    In ogni caso, posso vantarmi di averli battuti entrambi a parità di moto, e per più volte!

    D: Sei sempre stata specialista dei circuiti ultraveloci, come il vecchio Spa stradale.

    Cos’è la Velocità, per te?

    M: C’è qualcosa di terribilmente eccitante nell’andare veloci. Non 160 o 180 Km/h, ma velocità ben oltre i 240 o 250, e tenerle nelle curve.

    Ho sempre amato le curve veloci come le Cocoa Bends a Spa, o quella in fondo alla discesa di Bray Hill al Mountain dello IOM TT, o il Curvone di Monza.

    Non sono sicura se amassi andare veloce perchè ero brava a farlo, o se ci riuscissi così bene perche amavo essere veloce: penso che entrambe queste cose siano vere.

    D: La Velocità sembra essere da sempre un’esigenza universale della Gioventù.

    Invecchiando, senti sempre allo stesso modo il Fascino della Velocità?

    M: Invecchiando, mi piace ancora andare veloce, anche se ogni anno che passa questa esigenza si fa sempre meno frequente. Ci sono alcune curve non lontano da casa mia su cui mi diverto talvolta, ma andare realmente veloci sulle strade pubbliche non è solo pericoloso, ma può essere pure molto costoso se si viene beccati.

    Non credo che la Polizia apprezzi molto lo spettacolo di me che sfreccio ai 200 attorno a quella curva a destra lungo la strada che porta a casa mia. Non credo neanche che lo ritengano possibile da parte mia, secondo me non lo crederebbero mai.

    Ovviamente, ad una certa età ci si fa molto più male che non da giovani: talvolta sono caduta in piena velocità, quando correvo negli anni 60, e quasi sempre mi sono rialzata indenne. Ma se cadessi adesso a 160 e oltre, penso che non resterebbe che raccogliere tutti i pezzi, metterli in un sacchetto di plastica, e seppellirmi.

    D: Cos’è il vero Coraggio per te?

    E’ soltanto andare sempre più veloci?

    M: No, il vero Coraggio è Wayne Rainey, come ho detto prima.

    Il vero Coraggio è riconoscere i propri limiti e vivere di conseguenza.

    Mi ricordo di un giovane pilota australiano al TT, che aveva sempre problemi alla moto, insomma accampava ogni genere di scuse per non andare a provare.

    L’ultimo giorno di prove finalmente si decise, fece sì e no un chilometro e poi tornò indietro. “Non riesco a farlo”, disse. Per me, questo fu vero Coraggio.

    Lo è riconoscere i propri limiti ed andare a scoprirli, velocissimi lungo la discesa di Bray Hill all’Isola di Man, col mento incollato al serbatoio, ed il gas aperto al massimo.

    Il Vero Coraggio è avere dei princìpi e difenderli qualunque cosa accada.

    Avere un sogno, magari impossibile, ed avere la determinazione di lottare per trasformarlo un giorno o l’altro in realtà con i soli propri mezzi, questo richiede Coraggio.

    D: Cos’è la Paura?

    E’ una sensazione negativa, o non piuttosto positiva per un pliota, dato che può salvargli la vita? Possiamo usarla per correre più saggiamente, e perciò stesso più efficacemente, in gara?

    M: Per me la Paura è un segnale d’allarme, ci segnala che abbiamo ecceduto, andando oltre i nostri limiti.

    Certamente la Paura può salvarci la vita, a patto che ci si comporti di conseguenza. La Paura non può certo farci andare più veloci, ma può aprire la porta alla cautela in una certa occasione, inducendoci ad “affrettarsi con calma” (Make Haste, Slowly“) insomma, in modo da poter essere più veloci un’altra volta.

    La Paura può mostrare ad un pilota i propri difetti nella guida, o in un certo tratto di un circuito, o aiutarci a scoprire qualche fallo nella preparazione della moto.

    Mike Duff, Assen 1965, Yamaha RA97 125 (winner)

    D: Cos’è la Fortuna (e la Sfortuna) nella carriera di un pilota?

    E’ sempre decisiva? O è solo un fattore di una situazione molto più complessa?

    M: Molto spesso la fortuna se la crea il pilota stesso.

    Alcuni piloti hanno avuto tutto servito su un piatto d’argento, e Rossi ne è un esempio tipico.

    Molti altri hanno invece dovuto lavorare duramente per raggiungere il proprio massimo in fatto di prestazioni, ma sembra che, non appena un pilota raggiunge un certo livello, molte porte gli si aprano, e le opportunità che sceglierà di lì in avanti certamente condizioneranno la loro carriera in futuro.

    Dunque, è anche in queste scelte cruciali che un pilota si crea da sè la propria Fortuna.

    Noi valiamo soltanto quanto il nostro ultimo risultato, o almeno questo era certamente vero ai miei tempi.

    Possiamo anche vivere sui fasti del passato per un certo tempo, ma in mancanza di nuovi risultati, irrimediabilmente non potremo che perdere favore agli occhi degli altri, e soprattutto di noi stessi.

    D: Chi è Michelle Ann Duff adesso? Parlaci delle tue attuali attività.

    M: Chi sono io adesso?

    Buona domanda.

    In Canada lo Sport motociclistico non ha molto seguito. Qui la gente non ha praticamente idea di chi io sia e cosa abbia ottenuto in questo sport, e anche se le fosse noto, probabilmente non le importerebbe affatto.

    “Motocicletta” è una parola brutta qui nel mio paese, qualcosa semplicemente da evitare.

    Conseguentemente, io vivo una vita quasi completamente separata dal Motociclismo agonistico, ma vado ancora in moto sulle strade pubbliche.

    Entro la Comunità Motociclistica Mondiale sono conosciuta e rispettata, ma per chiunque io incontri che non abbia idea della mia condizione attuale, il nominare il fatto che una volta ho corso nei GP Iridati, potrebbe aprire un tipo di conversazione che forse non sarebbe opportuna.

    Se non sei davvero dentro il Motociclismo agonistico, non puoi pienamente apprezzare l’assoluta ed incredibile Grandezza (“Magnitude“) di una Vita spesa nei GP Mondiali.

    Vivo una vita serena e ritirata assieme a due cani e tre gatti in un piccolo cottage costruito tutto in legno, in Canada, nel selvaggio Ontario Centrale, a 100 metri dal lago Otter.

    Ho due acri di terra, pieni di alberi, cespugli, insetti……..e pure una moltitudine di animali selvatici, come lupi, coyotes, orsi, alci, volpi, eccetera.

    Ho una moto, una FZR 600 Yamaha dell’1991, ormai d’epoca, con la quale ancora terrorizzo le strade pubbliche.

    Sono pensionata ormai da sei anni, ed ora me la prendo comoda. Passo il mio tempo scrivendo. Ormai sono una scrittrice a tempo pieno, se così posso dire.

    Ho gia pubblicato diversi libri, tra cui il più famoso è senza dubbio il mio libro di memorie di gara, “Make Haste, Slowly“, e cinque altri di novelle e racconti che hanno per protagonista un lupo nero.

    Un’altro, per ragazzi, ha per protagonista la mia stessa moto: si intitola Serial Number 6218, ovvero proprio le ultime 4 cifre del numero di serie della mia Yamaha (è un libriccino davvero delizioso, con illustrazioni spiritossissime, perfetto per far imparare l’inglese ai bambini, N.d.A.)

    Poi ne sto scrivendo altri, una serie per ragazzi, una per adulti, e forse un sequel di Make Haste, Slowly.

    Per ulteriori dettagli sui miei libri, c’è il mio sito: www.michelle-duff.ca.

    Ho anche iniziato a suonare la chitarra………..una classica Yamaha, ovviamente!

    Faccio anche molte foto, particolarmente di animali selvatici e paesaggi, di cui qui vi è eccezionale abbondanza. Recentemente sono passata alla fotografia digitale.

    Sono contenta di quello che ho, non chiedo molto di più dalla vita.

    (Quello che segue ora è stato aggiunto alla fine del 2008).

    Fino al 2008, facevo anche una mezza dozzina di prestigiose rievocazioni internazionali ogni anno con le Yamaha da corsa d’epoca del Team Yamaha Classic di Ferry Brouwer, ma dopo la mia “botta” a Spa (in seguito alla quale sono rimasta incosciente per alcune ore, probabilmente il casco mi ha salvato la vita) nel luglio 2008 con una Yamaha da GP, ho deciso di smettere del tutto di correre in pista, a meno di improbabili ripensamenti.

    Michelle Duff, RD56, 2004 Spa La Source

    Ho trascorso alcuni anni bellissimi ripercorrendo con stupende moto da corsa d’epoca gloriosi Circuiti del passato, che ormai per molti non sono che nomi su un libro.

    Penso però di non avere ormai più nulla da dimostrare, e di non poter più correre il rischio di altri infortuni come quello di Spa che, alla mia età, forse non potrei più sopportare.

    Quindi, anche se con un pò di tristezza, ho deciso di smettere con le rievocazioni.

    Fine della Prima Parte

    DONOVAN