Mika Hakkinen: bravo pilota o vero campione?

analisi della carriera del pilota di formula 1 mika hakkinen per capire se si tratti di un bravo pilota o di un grande campione

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    Prima di Lewis Hamilton, è stato Mika Hakkinen il pilota capace di portare il titolo mondiale in McLaren. A sette anni dal suo ritiro ed a dieci dal suo primo successo, proviamo a chiederci se il finlandese è stato un avversario dello stesso calibro di Michael Schumacher o solo un bravo pilota che ha sfruttato il fantastico mezzo che aveva a disposizione.

    FORMULE MINORI: 1987-1990. Grazie ai successi del 1987 e 1998 in Formula Ford e Formula Opel, approda nell’89 in F3 dove arriva solo 7° avendo come miglior risultato un 2° posto. Vinse quell’anno Allan McNish che avrà poca fortuna in F1. Smaltito l’apprendistato, nel ’90 domina la categoria. Il suo avversario è Mika Salo, un altro pilota che, al pari di McNish, avrebbe meritato qualcosa in più. Il successo nella F3, gli apre le porte della F1 senza neanche dover passare dall’allora tappa obbligata della F3000.

    GLI ESORDI: 1991-1992. L’inizio è con la Lotus. La prima stagione raccoglie 2 punti con un quinto posto a San Marino. Il resto è sofferenza all’interno di un glorioso team ormai desolatamente al tramonto. Per metà stagione condivide il box con Johnny Herbert, non sempre avendo la meglio. Le cose migliorano l’anno seguente ed arriva la chiamata che gli cambia la vita.

    LO SPERICOLATO: 1993-1994. Passati gli anni della Lotus, Mika Hakkinen ha trascorso la sua intera carriera in Formula 1 vestendo la tuta del team McLaren Mercedes. Inzia come tester per poi togliere il posto nelle ultime 3 gare a Michael Andretti e, già nella sua prima qualifica alla corte di Ron Dennis, anno 1993, mette in mostra le sue doti andando a battere nientemeno che Ayrton Senna nelle prove ufficiali del GP del Portogallo sul circuito dell’Estoril. Va ricordato che allora non vi erano trucchi di carburante ad influire sul risultato. In quell’anno ed in quelli immediatamente successivi, si mette in mostra per la velocità ma anche per un temperamento molto irruento. Non a caso, dopo aver causato un pericoloso incidente al via del GP di Germania del 1994, viene squalificato per la gara successiva.

    MORTE IN FACCIA: 1995. Non è un errore di guida ma un guasto tecnico a mandarlo in coma nel 1995 durante le prove libere dell’ultimo GP della stagione, in Australia ad Adelaide. Il cedimento di uno pneumatico gli fa perdere il controllo della monoposto ed Hakkinen finisce contro le barriere in uno dei punti più veloci della pista cittadina che dall’anno seguente, va precisato, non a causa di quell’episodio, non ospiterà più il mondiale di F1. Per alcuni giorni resta in bilico tra la vita e la morte a causa del trauma subito. Poi si riprende e riesce persino a ripresentarsi in ottima forma per l’inizio della stagione seguente.

    LA RISALITA: 1996-1997. Non è solo Hakkinen a rinascere nel 1996. Lo è anche la McLaren. Dopo alcune stagioni drammatiche con partner motoristici non all’altezza delle ambizioni del team quali Cosworth e Peugeot, arrivano i primi benefici della partnership con Mercedes, cominciata nel ’95. Nel 1996 arriva anche il suo storico compagno di box David Coulthard. A tal proposito, va precisato che i rapporti tra i due non sono stati rosei come la lunga convivenza potrebbe far credere. Lo scozzese, infatti, nella sua recente autobiografia ha avuto modo di polemizzare con i vertici del team, ammettendo il sospetto (si badi bene, non la certezza) di non aver ricevuto lo stesso materiale e lo stesso trattamento di Hakkinen durante i 6 anni di gare assieme.

    La vera svolta, comunque, è datata 1997 quando si rompe il lungo sodalizio con lo sponsor Marlboro e si aprono le porte di Woking ai profumatissimi soldi della West. Anche la livrea conosce un epocale cambiamento, diventando argentea così come voluto dai soci tedeschi. Nell’ultima gara dell’anno, la famosissima corsa di Jerez con il contatto tra Schumacher e Villeneuve, poi, la rimonta ai vertici della F1 si conclude con la più che simbolica prima vittoria in carriera del finlandese dopo 96 tentativi. Quell’anno Coulthard ha collezionato già due vittorie facendo meglio di Hakkinen il quale, però, era a sua volta andato vicino al bersaglio grosso a Silverstone e al Nurburgring.

    I PRESUNTI FAVORTISIMI. Nel paddock gira la voce che Ron Dennis abbia chiesto a Coulthard di far vincere Hakkinen l’anno prima a Jerez. Alcuni sostengono che il brutto incidente del 1995, dal quale ormai si è completamente ripreso, ha lasciato nel boss McLaren una sorta di senso di colpa che lo poterebbe a privilegiare e preferire il ragazzo biondo rispetto a quello con la mascella quadrata. Queste insinuazioni si intensificano dopo la gara inaugurale del 1998 quando le McLaren dominano la scena: Hakkinen parte in pole ed è primo dopo la prima curva. Immediata arriva la comunicazione box di congelare le posizioni. Coulthard, quindi, non può attaccare il compagno. C’è di più: quando per un errore il finlandese viene richiamato ai box ed è costretto a perdere inutilmente tempo transitando nella pit lane, Dennis chiede allo scozzese di rallentare per far ripassare Hakkinen e ristabilire il corretto ordine d’arrivo.

    I TRIONFI: 1998-1999. Il pacchetto formato dal telaio MP4-13 disegnato da Adrian Newey, dal motore Mercedes e dalle gomme Bridgestone che si adattano ottimamente all’introduzione delle scanalature sul battistrada, danno ad Hakkinen un mezzo pressoché perfetto che gli consente di vincere ben 8 gare e di concludere con estrema facilità a podio. Il finlandese sfrutta meglio del compagno la superiorità tecnica che ha a disposizione e deve vedersela con un mai domo Schumacher che, pur avendo una Ferrari nettamente inferiore, si arrenderà solo all’ultima gara. Nel 1999 arriva il secondo ed ultimo titolo ma a cambiare è l’avversario. In molti sostengono che senza l’incidente di Silverstone Schumacher avrebbe potuto portarsi a casa il titolo. La gamba rotta, però, costringe la Ferrari a puntare su Eddie Irvine e l’irlandese soltanto sfiora l’impresa. Quello che si può dire sul conto del duello mancato Hakkinen-Schumacher è che, al momento dell’infortunio del tedesco, il pilota McLaren era davanti di 8 punti e che anche nell’appuntamento finale è riuscito a fare comunque meglio del ferrarista. In sostanza, quindi, non si puà dire che l’esito della stagione sarebbe stato sicuramente a favore dell’allora due volte campione del mondo.

    LE SCONFITTE: 2000-2001. Gli anni seguenti la Ferrari corona l’inseguimento tecnico sulla McLaren andando a vincere con Schumacher il titolo e iniziando una lunga epoca totalmente Rossa. Hakkinen, però, si prende la soddisfazione di vincere a Spa-Francorchamps mettendo in mostra uno dei sorpassi più famosi della storia della Formula 1. Il momento chiave della stagione 2000 è la rottura del propulsore di Hakkinen nel primo GP di Indianapolis.

    Nel 2001 è sempre l’affidabilità McLaren a mettere in crisi il due volte campione del mondo che va in depressione totale quando riesce a perdere persino il GP di Spagna, dominato fino a poche curve dal traguardo. Grazie a queste circostanza sfortunate, per la prima volta emerge David Coulthard che tenta vanamente di contendere il titolo a Michael Schumacher. A fine anno, Hakkinen si ritira dalla Formula 1 a soli 33 anni. Pare che sulla decisione abbia influito il brutto incidente nella gara inaugurale di Melbourne, sempre Australia, come nel 1995.

    BRAVO PILOTA O VERO CAMPIONE? Per capire il talento di Hakkinen siamo costretti a pronunciarci in paralleli al limite del praticabile. Altre soluzioni non ve ne sono, però, che far parlare i risultati. E’ innegabile che abbia fatto meglio di Coulthard, il quale ne prende da lui esattamente come ne prese da Damon Hill. Restando sul paragone di Damon Hill, Hakkinen non fa come Prost e viene battuto da Senna nel 1993 proprio come accadde ad Hill nella breve esperienza del 1994. Nel 1991 e nel 1992 emerge rispetto ad Herbert ma non fa miracoli. Nel 1994 ha la squadre sulle sue spalle e surclassa il modesto Martin Brundle. Stesso discorso l’anno seguente con Mark Blundell e nel 1996 con David Coulthard. Lo scozzese si prende la rivincita nel 1997 collezionando ben 2 vittorie contro l’unica di Hakkinen. Nel 1998 vince ma solo all’ultima gara nonostante la McLaren abbia dominato nei costruttori mentre nel 1999 ha la fortuna di vedersela con il più malleabile Eddie Irvine. Nel 2000 il divario con Coulthard si assottiglia mentre nel 2001 mostra ancora di essere lui il più forte tra i due pur essendo condizionato da numerosi ritiri.

    Se il confronto con i compagni di squadra lo ha fatto quasi sempre emergere, tanto da far sembrare il suo nome accostabile, tra i campioni recenti, quantomeno a quello di Damon Hill, l’andamento della sua carriera somiglia molto a quello del connazionale Kimi Raikkonen, vale a dire di un pilota velocissimo, bravo a sfruttare al meglio il mezzo a propria disposizione e troppo bersagliato dalla sfortuna in certi frangenti. Quando andiamo a parlare di Michael Schumacher, però, le cose cambiano. Il tedesco conquista il suo primo titolo disputando 4 gare in meno tra esclusioni e squalifiche. Lo stesso anno il suo compagno di box, Jos “the boss” Verstappen, raccoglie la miseria di soli 10 punti. L’anno dopo ne porta a casa il doppio di Johnny Herbert e nell’esperienza ferrarista, oltre ad ottenere vittorie impensabili per il catorcio rosso degli anni ’90, distrugge letteralmente Eddie Irvine facendo fino al sestuplo dei suoi punti. Con Barrichello il divario si assottiglia ma resta comunque impressionante. Prendendo come pietra di paragone il campione indiscusso dell’epoca di Hakkinen, quindi, possiamo dire che il finlandese non ha mai mostrato quel genere di distanza tra lui ed i propri compagni di squadra né avversari. Distanza che, invece, ha costantemente accompagnato la carriera di Michael Schumacher. Hakkinen, pertanto, è giusto metterlo assieme ai grandi piloti di questo sport come Damon Hill, Jacques Villeneuve e Kimi Raikkonen ma è probabilmente un gradino al di sotto di veri fenomeni come Ayrton Senna, Alain Prost o Michael Schumacher. Il tutto, è bene precisarlo, fermandoci ai soli anni ’90. Dite la vostra.