Montezemolo a tutto campo: Agnelli, Marchionne e l’addio di Alonso alla Ferrari

Formula 1: intervistato da Vespa a Porta a Porta, Montezemolo conferma che Alonso lascerà la Ferrari

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    Luca Cordero di Montezemolo ospite a "Porta a Porta"

    Montezemolo spumeggiante parla di Agnelli, Marchionne e l’addio di Alonso alla Ferrari. Intervistato da Bruno Vespa nella trasmissione Porta a Porta, l’ormai ex presidente della Ferrari Luca di Montezemolo ha tolto ogni ipocrisia sul caso di Fernando Alonso. Non avendo più nulla a che spartire con il nuovo corso firmato Marchionne, ha potuto dire ciò che tutti già sapevano ma, ovviamente, affermavano con minore credibilità. Alonso è fuori dai piani del Cavallino Rampante. Alonso andrà altrove. E lo farà per due motivi:«Uno, perché vuole mettersi alla prova in un nuovo ambiente. Due, perché alla sua età non può più aspettare per vincere. Ha sofferto molto per non essere riuscito a vincere in tutti questi anni ed ora va cercando nuovi stimoli», ha spiegato l’ex capo di Maranello.

    Nel corso dell’incontro con Bruno Vespa, Montezemolo non ha nascosto la propria commozione ripercorrendo 23 anni di lavoro al timone di una delle aziende più prestigiose del pianeta. Anche per questa ragione, ha apertamente dichiarato il proprio dispiacere per come l’avventura si è chiusa:«C’è stato un rapporto stretto con la famiglia Agnelli e penso di aver fatto qualcosa di importante quando nel 2004 ho accettato la dirigenza Fiat in un periodo molto drammatico. Mi sarei aspettato un grazie in più, ma va bene lo stesso così», ha ammesso confermando che buona parte dei dissidi fa capo alla volontà di Marchionne di inglobare Ferrari nella nuova FCA. «Ora la Ferrari ha davanti un futuro diverso, che può essere anche migliore. Ma è una fase molto diversa anche dall’interpretazione che avevo io. Una Ferrari che oggi è all’interno di un grande gruppo è un orgoglio per noi»

    Montezemolo e la ragione dei numeri

    Come sua abitudine, Montezemolo si fa forte dei numeri che sono grandemente dalla sua parte, soprattutto se letti in un certo modo. Per chiudere il cerchio della sua esperienza in Ferrari, si affida a quelli:«Dal 1999 ad oggi abbiamo vinto 14 mondiali in 15 stagioni. Nel 2000 in Giappone, dopo 23 anni di digiuno, abbiamo vinto il titolo con Michael Schumacher e ricordo ancora la telefonata dell’Avvocato che piangeva di gioia perché era un momento particolare per la sua azienda, per lui che non stava bene e per il nostro Paese. Nel 2008, nel 2010 e nel 2012 abbiamo perso all’ultima gara. Solo quest’anno, in verità, stiamo disputando un campionato deludente ma alla fine così va nello sport».

    I risultati? Una scusa per silurarlo. Le ragioni dell’addio sono altrove, nella visione di cosa dev’essere la Ferrari e nei giochi economici del gruppo FCA: «Tutto è avvenuto un po’ in fretta in relazione al grande appuntamento con la quotazione di Ferrari-Chrysler alla Borsa americana avvenuta lunedì, c’era necessità di avere una Ferrari dentro un grande gruppo e credo che questo abbia un po’ accelerato i tempi. Non mi ha fatto molto piacere il modo, ma fa parte della vita ed è giusto che chi ne è il proprietario possa prendere delle decisioni».

    Domenicali va in Audi

    Stefano Domenicali, braccio destro di Montezemolo quasi fino all’ultimo, ha mantenuto le promesse. Aveva detto che avrebbe fatto sapere qualcosa sul suo futuro per questo autunno e, arrivati a metà ottobre, esce la notizia che si appresta ad entrare nel grande gruppo Volkswagen-Audi. Almeno inizialmente, per lui non ci saranno compiti legati a progetti sportivi sebbene la marca tedesca sia impegnata con Le Mans e possegga anche brand di un grande blasone corsaiolo come Ducati e Lamborghini.