Montezemolo: Schumacher è il terzo pilota

Montezemolo ammette che Schumacher è il terzo pilota della Ferrari inteso come consulente ma anche uomo test che aiuterà la squadra a sviluppare la vetture assieme a felipe massa e kimi raikkonne

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    Montezemolo: Schumacher è il terzo pilota

    Sono molti gli argomenti toccati da Montezemolo in un’intervista rilasciata a La Stampa. Tra quelli di maggiore interesse c’è il commento che fa su Michael Schumacher, definendolo terzo pilota della Ferrari e cucendoli addosso il ruolo di supercollaudatore.

    “C?è un terzo pilota - ha ammesso il presidente del Cavallino – ed è Schumacher. Facciamo affidamento sulla sua esperienza nella guida senza controllo di trazione”

    E proprio mentre Stefano Domenicali ribadiva le pari opportunità che saranno date ai due piloti, Montezemolo ricalcava lo stesso concetto:“Raikkonen ha vinto al primo anno con noi come soltanto Fangio e Scheckter. Conosce meglio la macchina e la squadra: non può che migliorare. Massa ha dimostrato di saper vincere sempre e, soprattutto nell?ultima gara, di pensare al team. La forza della Ferrari deve rimanere il gioco di squadra”.

    Il presidente della Rossa non si è comunque limitato a parlare dei piloti e nell’intervista ha affrontato numerosi temi, facendo sempre particolare attenzione alla stagione alle porte:“Vedo un 2008 complicato. Non dobbiamo credere che solo perché siamo campioni del mondo avremo vita facile. E non lo dico per scaramanzia. Ci sono stati cambiamenti nei regolamenti e i nostri avversari hanno grandissimi gruppi automobilistici alle loro spalle. Vincere è difficile, restare al vertice ancor di più. Il nostro obiettivo è comunque quello di vincere l’ottavo titolo in dieci anni e portare nel mondo un’immagine vincente dell’Italia”. “Abbiamo compiuto l?ultimo passo del rinnovamento generazionale – spiega Montezemolo – É un cambio senza traumi: diamo fiducia e merito a chi ha vinto in un momento difficile. Non dimentichiamoci che a fine 2006 abbiamo perso Ross Brawn e Michael Schumacher. A Stefano auguro la stessa fortuna che ebbi io negli anni Settanta quando Enzo Ferrari scelse me come capo della scuderia proprio perché non ero un tecnico”