Morte Tomizawa: Dottor Costa predica rispetto e verità

Sono passate due settimane dalla morte di Shoya Tomizawa sul tracciato di Misano e il Dottor Costa prova a difendere l'operato dei medici della sua clinica mobile

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    Sono passate due settimane dalla morte del giovane , Shoya Tomizawa sul tracciato di Misano e il Dottor Costa prova a difendere l’operato dei medici della sua Clinica Mobile con la sua sorprendente testimonianza: “ho rispetto per coloro che mi hanno consolato dopo la tragedia di Misano, dove Shoya ha perso la vita. Sento rispetto per coloro che hanno con rabbia accusato chiunque perché convinti che non fosse stata divulgata la verità sull’ora di quella insopportabile morte. Io purtroppo c’ero e mi sento in dovere, dopo aver letto perplessità e accuse, di raccontare la tristezza di quel giorno”.

    Il Dottor Costa della Clinica Mobile, a due sole settimane dal decesso di Shoya Tomizawa, offre il suo racconto in prima persona degli ultimi tragici e toccanti momenti della vita del giovane centauro nipponico, per cercare di fugare ogni dubbio sull’ora del decesso e sulle modalità di soccorso.

    Secondo “l’angelo custode della medicina dei piloti in pista”, Tomizawa è arrivato al Medical Center dell’Autodromo di Misano in coma, ma ancora vivo: “il suo giovane cuore batteva, i polsi arteriosi erano percepibili. Nel monitor la traccia del suo cuore che pulsava vita era nitida e ci confortava. Con determinazione i Medici si sono affacendati attorno al ferito e i responsabili del piccolo ospedale del circuito hanno predisposto il trasferimento in ospedale del pilota giapponese”.

    Poi, improvvisamente: “il cuore del giovane centauro, ferito dai suoi compagni, si era arrestato. E’ iniziata tempestivamente la rianimazione cardiocircolatoria, mentre si continuava quella respiratoria e si è stabilito di trasferire il pilota giapponese in Ospedale con l’autoambulanza, ovviamente attrezzata per la rianimazione. A mio parere la scelta dei responsabili mi trova d’accordo in quanto in elicottero è quasi impossibile effettuare una efficace rianimazione, oltre al fatto che l’Ospedale dista pochi minuti dall’Autodromo. Infatti in pochi minuti il pilota, sempre costantemente assistito dai medici nel tentativo di rianimarlo, è arrivato all’Ospedale di Riccione”.

    La Clinica Mobile ha fatto tutto il possibile per salvare Shoya, ma le sue condizioni fisiche erano troppo gravi a causa del terribile incidente e per un attimo il pensiero del Dottor MotoGP vola verso il grande Daijiro Kato: “ad un certo punto l’anestesista, brava aldilà dell’incredibile, dopo che abili chirurghi avevano drenato sangue e aria dal torace del pilota ferito, ha esclamato che si riusciva a ventilare meglio, la rianimazione è più facile. A questo punto ho sperato che il cuore di 19 anni di Shoya esplodesse di vita, una nuova vita. Come in un sogno mi è venuto in mente Daijiro Kato che nell’aprile del 2003 arrivò esanime al Medical Center di Suzuka, dopo che la moto impazzita lo aveva schiantato contro le protezioni del circuito. I medici giapponesi erano esausti per la faticosa rianimazione prestata allo sfortunato pilota sul luogo dell’incidente e in ambulanza e stavano per rassegnarsi al peggio quando le mie mani che si affondavano nel petto di Daijiro per rianimare il cuore li convinsero in un attimo a seguirmi in questa impresa disperata, dettata più dall’amore e dalla speranza piuttosto che dalla realtà clinica”.