Morte Tomizawa: meglio sospendere le gare

Ci sono dubbi infatti sulla possibilità che Shoya Tomizawa sia in realtà morto quasi sul colpo, ma che la comunicazione sia arrivata solo durante il gran premio di MotoGP per non dover fermare la classe regina del Motomondiale

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    La morte di Shoya Tomizawa ha lasciato senza parole piloti e addetti ai lavori del Motomondiale.

    Tutti a chiedersi se sia colpa della pista, o se si è trattato di una fatalità inevitabile, che poteva succedere ovunque: di fatti, le immagini mostrano chiaramente il pilota giapponese che scivola da solo per poi essere investito dalle moto degli incolpevoli Alex De Angelis e Scott Redding.

    La Procura di Rimini ha anche aperto un fascicolo d’inchiesta, ma forse sarebbe stato meglio interrompere il circus delle due ruote.

    Ci sono dubbi infatti sulla possibilità che Shoya Tomizawa sia in realtà morto quasi sul colpo, ma che la comunicazione sia arrivata solo durante il gran premio di MotoGP per non dover fermare la classe regina del Motomondiale, grande macchina per far soldi con alle spalle ricchissimi sponsor, macchina che mai va arrestata.

    The show must go on. Ma forse sospendere le gare sarebbe stata la cosa migliore da fare, anche a livello di immagine.

    Quanta bella figura avrebbero fatto Marlboro, Fiat e Repsol – tanto per citare i main sponsor dei principali team della MotoGP – a legare la loro immagine a una scelta di totale rispetto nei confronti del pilota deceduto?

    Forse le manifestazioni di dolore più sincere, più rispettose, sono state quelle dei due piloti coinvolti nel terribile incidente. Per poi loro lo spettacolo non è continuato – anche se fortunatamente ne sono usciti praticamente illesi – e il 5 settembre 2010 sarà una data indelebile nelle loro memorie: “Ciao Shoya sei stato un grande amico, ci mancherai profondamente. Dal mio e da molti altri cuori. Riposa in pace,“ sono state le parole di Scott Redding. Più shockato De Angelis, che ha preso in pieno il povero Shoya mentre era sull’asfalto: “Sono veramente distrutto. In momenti come questo passa tutto in secondo piano.”