MotoGP 2013: perché il vivaio italiano è così in crisi?

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    Bisogna tornare indietro di cinquant’anni per fare il paragone di una stagione così anonima per il motociclismo italiano. Nelle prime sei gare di questa stagione 2013 non c’è stata nemmeno una vittoria da parte del nostro tricolore; solo un podio sembra essere l’unico spiffero di vento che fa muovere la bandiera italiana e questo è un dato preoccupante, specialmente in una nazione con una storia motociclistica invidiata e invidiabile a livello mondiale. Le cause di annate così negative per i nostri colori sembrano essere molte, ma tutte hanno un elemento in comune: i soldi! A detta di molti personaggi ed ex piloti, la causa principale sembra essere proprio la mancanza di sostegni economici che potrebbero fornire a nuovi talenti delle due ruote la possibilità di poter emergere in questo sport. Un problema che in terra iberica pare essere meno ingombrante, visti i costi più ridotti che le organizzazioni devono sostenere per portare un giovane pilota nel mondo delle due ruote che conta. Gli esempi di scommesse iniziate bene e poi proseguite male sono tanti; nessuno investe in maniera intelligente e con costanza sul futuro, gli sponsor sono in netto calo rispetto al passato e il budget di ingresso di un nuovo pilota sembra essere l’unica cosa che conta al momento. Tutti elementi che fanno bene solo ai portafogli, ma non in pista dove alla fine i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

    Sembra assurdo, ma è così… Valentino Rossi è l’unico “giovanotto” che ha dato una leggera scossa al pennone della bandiera italiana in questa stagione. Un pilota di 34 anni che deve fare il lavoro di un talento emergente per evitare di far sprofondare nell’abisso l’Italia del motociclismo. Il Motomondiale sta diventando una categoria troppo lussuosa per rimpiazzare i piloti in fase calante e non è sorprendente che i concorrenti spagnoli stiano molto velocemente e su tutti i fronti, facendo strage di avversari di ogni nazionalità.

    Un analisi più approfondita con alcuni importanti personaggi del mondo delle due ruote, potrebbe forse fare un po’ più di luce sulle cause di questo periodo negativo per i nostri colori.

    marco_Lucchinelli

    L’ex campione del mondo della classe 500 Marco Lucchinelli si è espresso così: “Il problema oggi per il motociclismo italiano risiede sopratutto in due fattori: costi troppo alti e assenza di trofei come invece avveniva fino a 15-20 anni fa. Tempo fa nei trofei potevano emergere piloti molto promettenti, anche quelli che economicamente non potevano permettersi molto. Avevano visibilità e se valevano c’erano sempre offerte da parte di sponsor che ne vedevano nel pilota un probabile futuro campione. Oggi per un giovane pilota è molto difficile mettersi in mostra; la vetrina più prestigiosa è il CIV e i costi non sono molto differenti da quelli che potrebbero essere per apparire come wild-card in 5/6 gare del mondiale. Una spesa spropositata e quasi inutile poiché la visibilità sarà sempre bassa e la considerazione di quel pilota andrà a mancare molto presto. Purtroppo oggi sembra che ci sia più interesse a lucrare sui piloti e sulle loro famiglie piuttosto che investire sull’effettivo talento di un pilota e questo sta penalizzando molto la crescita di giovani talenti nella nostra terra.”

    lucchi

    Ancora più diretto è Marcellino Lucchi che esprime il suo dissenso sopratutto in merito a chi vengono date le agevolazioni per poter correre: “Il motociclismo italiano sta raccogliendo i miseri frutti di ciò che ha seminato nell’ultimo decennio: NULLA! Ci sono state decisioni totalmente sbagliate su molti fronti: la decisione di Aprilia di puntare tutto in SBK, ma sopratutto il passaggio dal 2 al 4 tempi con la convinzione di rendere i costi più accessibili nel mondiale che ha invece sortito l’effetto opposto. Le case motociclistiche inoltre non nutrono molto interesse nel produrre un vivaio degno della nostra storia e tradizione motociclistica. E’ piuttosto triste da ammettere, ma ai miei tempi o valevi qualcosa o non correvi; oggi invece la base solida su cui tutto si erge è il budget che un pilota riesce a portare nell’ambiente. Oggi purtroppo è più considerata una valigia piena di soldi portata da un pilota, piuttosto che il pilota stesso. Non sono molto ottimista per il futuro di questo sport in Italia. In Moto3 i primi 3 piloti prendono un stipendio da miseria, mentre gli altri devono pagare per correre e puoi star certo che se rimani senza soldi durante la stagione, non arrivi lontano. Questa è la triste realtà del motociclismo in Italia.”

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    Dichiarazioni molto importanti arrivano anche da un illustre personaggio come Davide Tardozzi: “A mio avviso il maggior responsabile di questo momento buio per i nostri portabandiera è la federazione italiana motociclismo. La crisi economica ha avuto certamente ripercussioni anche per quanto riguarda la crescita di questo sport nella nostra nazione, ma si è lavorato comunque tra molte scelte sbagliate, facendo molta pubblicità e prendendo decisioni importanti solo a scoppio ritardato. Il team Italia ha un Budget molto importante, ma quest’anno sta letteralmente facendo fuori un pilota come Fenati che, dopo un buon avvio, oggi colleziona solo 15esimi posti. Romano ha avuto un’offerta da parte di KTM ma la federazione lo ha invitato a rimanere nel team Italia che però non gli ha potuto garantire un mezzo competitivo e questo è grave. Bisogna mettersi bene in testa che il ruolo della federazione è quello di garantire il miglior supporto ad un pilota promettente, che gli possa permettere di poter prendere le decisioni migliori in vista del suo futuro. Mi auguro che qualcuno prenda in seria considerazione il fatto che se non si offrirà il miglior supporto ad un pilota valido, si vedranno tanti altri 14-15enni di buon talento buttati letteralmente via.”

    Una piccola considerazione viene anche dalla viva voce di Claudio Corti che sabato sera al Just Cavalli Hollywood ha rilasciato per noi un’interessante intervista che potete vedere nel video soprastante.

    A cura di Alessio Mora