MotoGP Brno 2017, il processo al Gran Premio della Repubblica Ceca

Affrontiamo i temi principali emersi dal weekend della MotoGP Brno 2017. Il processo al Gran Premio su strategie box, flag-to-flag e nuova carena Ducati

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    MotoGP Brno 2017, il processo al Gran Premio della Repubblica Ceca

    Archiviata la MotoGP Brno 2017, passiamo come sempre al nostro processo, cioè individuare tre temi importanti emersi nel corso del weekend ed affrontarli da due di punti di vista opposti, un’ipotetica accusa ed un’altra teorica difesa. Per il gusto di discutere un po’. Gli argomenti che abbiamo scelto dopo il Gran Premio della Repubblica Ceca sono i seguenti. 1) E’ stata fortuna quella di Marquez, la sosta ai box anticipata o piuttosto troppi errori degli altri? Oppure si è trattato di un colpo da maestro? 2) Il sistema flag-to-flag della sosta con cambio moto in caso di pioggia va abolito? 3) La nuova carena della Ducati affidata a Lorenzo e Petrucci ha fatto discutere. E’ giusta la nuova regola? Analizziamo la situazione.

    E’ stata fortuna quella di Marquez? O piuttosto un colpo da maestro?

    Dopo la girandola di soste ai box per sostituire le moto perché la pista si stava asciugando, è emerso che l’unico ad avere azzeccato il momento giusto per entrare è stato proprio Marc Marquez. Gli è solo andata bene, dopo aver sbagliato la mescola di partenza, e deve ringraziare gli errori degli altri? O invece si è trattato di un colpo da maestro?

    Accusa - Aver scelto, unico tra i top drivers, di partire con una gomma rain morbida al posteriore, stava per costare caro a Marquez, come infatti si è reso conto dopo neanche mezzo giro, perché la pista si stava asciugando molto più in fretta di quanto avesse previsto. Il suo rientro anticipato si era reso obbligatorio proprio perché stava distruggendo anzitempo la gomma di partenza, altro che strategia. E rientrando con le slick in una situazione di pista ancora un po’ bagnata, ha rischiato seriamente di cadere. Il campione spagnolo quindi deve soprattutto ringraziare la dea bendata e gli altri team che sono andati completamente in pallone.

    Difesa - Di solito la fortuna o sfortuna viene invocata da chi perde. La stoffa di un campione si vede anche dal modo in cui risponde agli imprevisti e alle avversità. Marquez ha per sua stessa ammissione sbagliato la scelta della mescola di partenza. Ma è stato rapidissimo nel capire l’errore, valutare le nuove condizioni e prendere la decisione migliore, quella che gli ha permesso di vincere. Inoltre guidare per almeno un paio di giri con gomme slick sul viscido senza cadere né perdere troppo tempo è l’ennesima dimostrazione della classe sopraffina di questo ancora giovane pilota. Invece tutti gli altri hanno valutato male la situazione o sono stati troppo lenti a decidere. Hanno perso per colpa loro, non del vincitore.

    Il sistema flag-to-flag va abolito?

    Il cosiddetto sistema flag-to-flag, la regola che in caso di pioggia evita l’interruzione della gara consentendo invece ai piloti di rientrare ai box e sostituire la moto al volo, esiste ormai da più di dieci anni. Però ogni volta che viene attuato, provoca qualche polemica. Difficoltà nel capire quando rientrare, confusione al box con relativi rischi addizionali, vedere la faccenda Iannone-Aleix Espargaro. L’ha detto anche Jorge Lorenzo dopo la gara di Brno, senza mezzi termini: questo sistema è pericoloso, la MotoGP non è la Formula 1. Non sarebbe allora forse il caso di abolire questa regola?

    Accusa - I pericoli sono evidenti e anche domenica a Brno si sono visti in pieno. Molti piloti hanno trascorso troppo tempo in pista con gomme non adatte, aumentando quindi i pericoli di scivolare per il viscido con le slick o, ancora peggio, di trovarsi con un pneumatico esploso perché divorato anzitempo. Poi ai box è successo di tutto. La Ducati è andata completamente in crisi, nemmeno la Yamaha ci ha capito gran che. Per non parlare dell’errore in casa Aprilia nel far ripartire Aleix Espargaro, il quale ci ha messo anche del suo perché non si è guardato indietro come impone il regolamento, così ha sfiorato il contatto con Andrea Iannone, il quale è caduto proprio per la frenata improvvisa che ha dovuto fare. Ha detto bene Lorenzo, la MotoGP non è la Formula 1. I cambi gomme non sono un’operazione naturale per le due ruote. Meglio tornare alle bandiere rosse. Sarà meno spettacolare ma almeno i pericoli diminuiscono.

    Difesa - Appunto, la MotoGP non è la Formula 1. Nelle due ruote non hanno dimenticato cosa vuol dire spettacolo. Poiché in moto fortunatamente i sorpassi non sono una rarità, possono anche permettersi di entrare ai box quando piove. Regala movimento alla situazione e fa emergere ancora di più le capacità tattiche di piloti e team; i migliori ad adeguarsi, vincono. Mentre le interruzioni sono una noia mortale, allontanano gli spettatori dalla televisione. La cultura del cambio gomme non sarà ancora naturale per le moto, ma ciò non esclude che ci si possa adattare. Il mondo cambia.

    La nuova carena della Ducati ha fatto discutere. E’ giusta la regola?

    Il tormentone di tutte le sessioni di prova della MotoGP Brno 2017 è stato quello della nuova carena fatta esordire dalla Ducati, sulla moto ufficiale di Jorge Lorenzo e su quella del team Octo Pramac di Petrucci. Ricordiamo che dalla stagione 2017 il regolamento è stato modificato, vietando per ragioni di sicurezza tutte le appendici esterne alla carenatura, poiché in caso d’incidente queste piccole ali potevano trasformarsi in vere e proprie armi letali. Tuttavia tale modifica ha fatto perdere carico aerodinamico sulla ruota anteriore, necessario per tenere la moto in traiettoria in uscita di curva senza diminuire il gas. Per recuperarlo, gli ingegneri hanno quindi deciso d’inserire delle alette nel profilo interno. Lorenzo ha detto di essersi trovato molto bene. Ducati è stata la prima, ma non sarà l’unica. Altri addetti ai lavori, in particolare Valentino Rossi e il direttore del team Aprilia Romano Albesiano, hanno espresso dubbi sulla validità di questa regola: se si usano ancora ali, allora a cosa è servito cambiare?

    Accusa - Usiamo le parole di Albesiano: “Lo spirito della norma era tornare alle moto tradizionali, recuperando in altri modi la downforce persa. Invece alla fine è stato fatto rientrare dalla finestra quello che era uscito dalla porta“. Effettivamente, siamo di nuovo in presenza di ali. Quindi tanto rumore per nulla. Invece di inseguire gli estremi nell’aerodinamica studiando soluzioni sempre più complicate, per aumentare la sicurezza si farebbe prima a diminuire le potenze dei motori. Altrimenti si rischia di fare la fine della Formula 1, dove l’aerodinamica è così estrema da diventare incomprensibile al pubblico e rendere poco gestibile il veicolo, diminuendo lo spettacolo.

    Difesa - La carena della Ducati, come tutte le altre, è stata sottoposta a preventiva omologazione, quindi è regolare. Le alette interne al profilo ottengono il duplice scopo di recuperare carico ed eliminare potenziali ghigliottine. Quale sarebbe il problema? D’altra parte per sfruttare al meglio le potenze a cui si è arrivati oggi, questo è l’unico sistema o perlomeno il più rapido. Altrimenti si deve andare più piano. Ma nelle corse l’obiettivo è andare sempre più forte. Tornare indietro non è sempre la scelta più saggia.