MotoGP Ducati: Stoner, due piloti in uno

L'australiano Casey Stoner è un fenomeno del motociclismo sportivo o un pilota troppo poco costante per poter davvero essere considerato tra i migliori campioni della storia del Motomondiale?

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    Casey Stoner Ducati 2010

    Casey Stoner è un fenomeno del motociclismo sportivo o un pilota troppo poco costante per poter davvero essere considerato tra i migliori campioni della storia della Motomondiale? Molti pensano che sia entrambe le cose, una variabile impazzita, uno che quando scende in pista può fare il vuoto dietro di sé così come cadere a pochi giri dal termine della gara. Dotato di un talento e di una velocità mostruosa, l’australiano si è dimostrato finora l’unico rider MotoGP a poter domare la Ducati Desmosedici (vedremo il prossimo anno che combinerà Valentino Rossi) ma anche capace di commettere sempre gli stessi incredibili errori.

    Un articolo pubblicato su Bikeracing cerca di capire se quello visto a Phillip Island sia il vero Casey Stoner: “Parlare di un pilota come Casey Stoner cercando di spiegare le proprie caratteristiche risulta sempre una tematica particolarmente articolata. Forse, per assurdo, fin troppo facile,” scrive Alessio Piana, “Phillip Island ha ripresentato definitivamente il Stoner versione mattatore, probabilmente il “vero” Casey. Sempre lì al comando, disegnando il tracciato di Victoria con la sua guida unica, tutt’uno con la propria Ducati Desmosedici.

    Lo Stoner che tutti si aspettano è quello che ha dominato il Gran Premio d’Australia; d’altronde lo ha ammesso lo stesso australiano della Ducati nel dopo gara, quando ha affermato “Forse è meglio che corra sempre così, visto che non ho commesso errori“.

    Uno Stoner così lascerebbe di certo poco spazio agli avversari – inclusi Jorge Lorenzo e Valentino Rossi – perché ha dimostrato di essere il più veloce della MotoGP, un missile imprendibile. Ma di fatto l’australiano è anche il “Rolling Stoner“, il pilota che cade da solo, che getta alle ortiche gran premi già vinti… Non esiste l’uno senza l’altro, e questa imprevedibilità rappresenta ormai uno dei pochi motivi rimasti che rendono interessante seguire un mondiale MotoGP altrimenti troppo spesso scontato.