MotoGP: le 5 livree più belle della storia del motomondiale

MotoGP: le 5 livree più belle della storia del motomondiale
da in Curiosità MotoGp, MotoGP 2017
Ultimo aggiornamento: Lunedì 13/07/2015 12:50

    La MotoGp è una competizione fatta di accelerazioni estreme, staccate letali e sportellate come non ci fosse un domani per guadagnarsi un posto nella storia o anche solo un trofeo in bacheca. Prima e dopo lo show, però, il Motomondiale sa regalare un altro spettacolo: stiamo parlando delle livree che, spesso, vanno di pari passo con la fama delle moto che decorano. Negli ultimi anni sono apparse livree di ogni gusto e genere. Abbiamo voluto cercare le 5 livree che sono piaciute maggiormente ai fans delle due ruote. Girate le pagine per leggere e scoprire quali sono state le migliori livree della storia della MotoGP.

    È la motocicletta che meglio rappresenta l’orgoglio dell’ingegneria italiana nel mondo. Nata da una GP6 che tanto male non era, trovò in Casey Stoner il proprio fantino perfetto in grado di dominare la stagione 2007 che si concluse con il primo, e finora unico, mondiale conquistato dal reparto corse di Borgo Panigale. Analogamente alla F2007, con cui condivideva vari accordi di sponsorizzazioni, era dominata da una carena uniformemente rossa interrotta dalle bande oblique dello sponsor Alice.

    Vi citiamo quella del 1994 poiché ci pare più bella addirittura di quella che vinse il mondiale l’anno precedente, ma non abbiamo particolari motivi per preferirla a quelle immediatamente precedenti e successive. Cavalcata da Kevin Schwantz, spiccava in mezzo allo schieramento per un netto contrasto tra il rosso del retrotreno e il bianco perlaceo della carena vera e propria, sulle cui fiancate era in bella evidenza il bollino rosso della Lucky Strike. A dimostrazione di quanto fosse foriera di capolavori su ruote, ci piace ricordarvi le Bar Honda che nei primi anni 2000 grazie alla sponsorizzazione del noto tabagista si guadagnarono un posto tra le vetture più belle del mondiale.

    La moto perfetta, l’astronave, chiamatela come volete: furono molti i soprannomi che si guadagnò nel corso della stagione 2014 grazie a 14 vittorie su 18 gare, di cui le prime 12 consecutive, le cui prime 10 inanellate dal solo Marquez. Aldilà delle caratteristiche tecniche, chi vi scrive pensa che rappresenti l’apice della collaborazione grafica tra Honda e Repsol, un connubio che va avanti da quasi 25 anni e che tra i vari Doohan, Rossi, Hayden, Stoner e Marquez ha vinto più mondiali di ogni altra casa motociclistica. Progressivamente spogliata del nero che dominava fino al 2012, presenta una base prevalentemente bianca con inserti arancio e, ovviamente, la scritta a caratteri cubitali della nota compagnia petrolifera, senza dimenticare l’ala stilizzata (simbolo della Honda) con tratti neri sotto la sella.

    Fu la più coraggiosa risposta delle corazzate europee (nella fattispecie Elf) allo strapotere nipponico, seppur coadiuvata dalla stessa Honda, che era attratta da questo curioso e coraggioso progetto. A fronte di una guidabilità difficoltosa e scarso feeling, vi ritraiamo quella che venne guidata da Ron Haslam nel 1988: una colorazione semplice quanto impattante, con un nero corvino interrotto soltanto dalla dicitura della compagnia petrolifera nella parte inferiore della carena. Purtroppo, i risultati non furono tali da renderla spesso inquadrata dalla regia internazionale, ma nel paddock era una vera e propria star.

    Mancava solo il triplo diapason in questa speciale raccolta, e da veri nostalgici siamo andati a ripescare l’arma con cui lotto’ Agostini nel mondiale 1974 e che ha segnato gli immaginari di intere generazioni. Essa presenta uno sfondo bianco con inserti color nero e rosso carico, un abbinamento talmente ben riuscito da caratterizzare ancora ai giorni nostri le creature stradali (una su tutte la “vecchia” R1) e da venir rispolverato nel 2011 proprio dal reparto corse della MotoGp, per rendere onore ad uno dei più belli abbinamenti su due ruote mai visti. MANUEL CASALI

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