MotoGP: le frasi più celebri di Valentino Rossi

Valentino Rossi è uno dei più grandi piloti della storia della MotoGP. Il campione di Tavullia si è reso celebre anche per frasi che hanno creato un mito.

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    Il nome Valentino Rossi lo conoscono tutti. Non è solo uno dei piloti più titolati di tutti i tempi nel motociclismo, ma in Italia è un vero e proprio mito: uno degli sportivi nostrani più vincenti di tutte le discipline. Ma pochi possono dire di conoscere davvero a fondo il campione e l’uomo di Tavullia. Per provare a raccontarvelo, alla vigilia dell’inizio della stagione 2017 in cui in sella alla sua fida Yamaha cercherà di centrare il decimo Mondiale, abbiamo scelto il modo migliore: lasciare che sia lui stesso a narrarsi, con questa raccolta delle sue frasi più celebri. Sfogliate le pagine per scopire le citazioni, gli interventi e le dichiarazioni del numero 46 della MotoGP, nove volte campione del mondo della classe regina delle due ruote.

    Destino di famiglia

    Valentino Rossi nasce il 16 febbraio 1979 a Urbino, ma già in tenera età si trasferisce a Tavullia. Così ricorda quel periodo: “Mi sono sempre divertito molto negli anni prima della scuola”. Fin da piccolo sente dentro di sé la febbre dei motori, cominciando a correre prima con i kart e poi con le minimoto. La ragione è facile da immaginare: è merito del padre Graziano, che già tra gli anni ’70 e ’80 aveva corso nel motomondiale, con quello stesso numero 46 poi reso leggendario dal figlio. Lo stesso Vale ammette l’importanza dell’influenza paterna sulla sua carriera: “Sono stato fortunato. Mio padre correva in moto e mi trasmise la passione molto presto. Mi regalò la mia prima moto quando avevo appena tre o quattro anni. Inoltre, quando iniziai a correre conosceva molte persone nell’ambiente e fu più facile per me trovare la mia prima squadra, perciò fu una grande occasione, sicuramente. Forse se Graziano avesse fatto un altro lavoro o un altro sport non avrei avuto questa passione per il motociclismo”.

    Le vittorie più belle

    Il suo esordio nella classe regina del motociclismo fu targato Honda, costruttore con il quale si aggiudicò cinque titoli mondiali. Ma sono stati i campionati conquistati con la Yamaha a farlo entrare definitivamente nell’olimpo delle corse, smentendo quei critici che continuavano ad attribuire al mezzo, più che all’abilità del pilota, le sue vittorie. E’ lui stesso a spiegare il perché: “Prima di allora tutti pensavano che bisognasse guidare una Honda per diventare campione del mondo. La Yamaha non vinceva il campionato da moltissimo tempo. Nel 2002 la Yamaha era più o meno allo stesso livello della Honda, migliore sotto alcuni aspetti e peggiore sotto altri. Ma nell’inverno tra il 2002 e il 2003, la Honda fece un grosso passo avanti e sembrò che la Yamaha non fosse in grado di eguagliarlo”. Fino al 2004, quando alla corte della casa dei diapason arrivò il Dottore. E furono subito due campionati del mondo consecutivi… L’unico rammarico, forse, è di non essere riuscito a terminare la tripletta salendo sul tetto del mondo anche in sella alla Ducati: “Dopo aver vinto con Honda e Yamaha sarebbe stato interessante vincere con un terzo team, per giunta italiano”.

    I segreti del campione

    Qual è la ricetta magica che rende un pilota in grado di vincere nove titoli mondiali? Valentino Rossi ha una sola risposta: “Per essere un grande pilota, la cosa più importante è avere passione per la moto”, confessa. “La cosa più importante è avere una buona relazione con la propria moto: bisogna comprendere cosa lei voglia. Io penso alla mia moto come se fosse una donna. So che può sembrare sciocco, ma è vero. Guidare una moto da corsa è un’arte: una cosa che si fa perché la si sente dentro”. Il sacro fuoco dei motori, per Vale, conta dunque di più di quanto sta scritto nel libro dei record, che pure a suo nome registra numeri impressionanti: 114 vittorie, 221 podi, 64 pole position e 95 giri veloci. “Non corro mai per i record,” spiega. “La motivazione di cercare di battere i record non è sufficiente per continuare. Bisogna divertirsi. Per fortuna durante la mia carriera ho vinto praticamente tutto, perciò ho bisogno di divertirmi per avere la giusta motivazione”. Un uomo che per lavoro corre, soddisfa la sua più grande passione e per giunta vince. Non è difficile, dunque, capire come mai sia arrivato ad esclamare una delle sue frasi più famose: “La mia vita normale è come essere sempre in vacanza”.

    Vita privata

    Nonostante il suo carattere guascone ed estroverso davanti alle telecamere, nel privato Valentino Rossi è un uomo semplice, molto legato alle sue radici romagnole e ai suoi amici d’infanzia, persino riservato. Lui stesso lo ha dichiarato sostenendo che: “Io sono Valentino Rossi. E voglio essere una persona, non un’icona”. Una persona comune, con gli stessi sogni delle altre persone comuni: “Rilassarmi, magari farmi una famiglia e vivere una vita normale. Questo sarebbe impossibile da ottenere in Italia, dove mi chiedono costantemente l’autografo”. Valentino, insomma, vive con una certa insofferenza la sua popolarità: “Non mi piace essere famoso, è come una prigione. E se corressi per la Ferrari sarebbe ancora peggio”. Forse è per questo motivo che non si è mai deciso a fare il grande passo nelle quattro ruote.

    Due o quattro ruote?

    Nelle moto ha vinto tutto. Ma si sa, il primo amore non si scorda mai. Ed è forse per questo che Valentino Rossi, che il suo debutto nel mondo dei motori lo visse proprio a bordo di un kart, non ha mai nascosto di amare molto anche le auto da corsa. “Forse le moto sono più pericolose,” ha dichiarato, “ma al secondo posto per me c’è la passione per le auto”. Tanto da essersi anche affacciato più di una volta al mondo della Formula 1. Con la Ferrari disputò svariate sessioni di test nelle due piste private del Cavallino rampante, Fiorano e il Mugello, tanto da far sorgere indiscrezioni di un suo possibile futuro come pilota ufficiale della rossa. “Corro per vincere,” amava ripetere all’epoca. “Su una moto o su un’auto sarà sempre la stessa cosa. Potrei anche cominciare a correre in F1 o nei rally. I rally mi piacciono ancora di più”. E infatti proprio nel mondo degli sterrati disputò ben tre gare ufficiali del Mondiale: in Inghilterra nel 2002, in Nuova Zelanda nel 2006 e in Galles nel 2008. Ma, alla fine, ha sempre deciso di non tradire le sue amate due ruote.

    Pratica per diventare perfetti

    Non è solo il talento a costruire un campione: sono le lunghe sessioni di test, forse noiose ed estenuanti ma fondamentali per mettere a punto il mezzo, quelle che fanno davvero la differenza. E Valentino Rossi lo sa bene: “Il lavoro che svolgiamo durante l’inverno è molto importante. Abbiamo una nuova moto ed è importante svilupparla durante questo periodo, iniziando dai test. E’ un grosso, grosso vantaggio, perché comprendere quali cambiamenti potremmo apportare richiede tempo, così come lavorare sulle messe a punto e capire a fondo il nuovo mezzo. Quando poi si inizia a correre è più difficile, non c’è mai abbastanza tempo per provare”. Soprattutto con gli infiniti calendari degli ultimi Mondiali: “Secondo me siamo al limite, oggi,” commenta. “Disputiamo troppe corse. E se si aggiungono i test, questo significa che siamo sempre in moto ed è piuttosto difficile”.