MotoGp Malesia 2011: a Sepang mesto addio a Marco Simoncelli

Disamina tecnica sulla dinamica dell'incidente mortale di Simoncelli a Sepang 2011, che ha coinvolto anche Edwdards e Rossi

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    Simoncelli Brno 2011 a

    Premessa: Questo pezzo è stato interamente scritto la sera stessa della morte di Marco, ed il giorno immediatamente dopo.

    La pubblicazione del medesimo è stata invece VOLUTAMENTE ridardata a fin dopo il funerale del pilota.

    Adesso che Marco (nato a Cattolica, morto a Sepang, cremato a Cesena) riposa in pace nella sua Coriano, dopo cerimonie commoventi – e tra la folla c’era pure il sottoscritto – che hanno mostrato quanto popolare ed amato fosse questo generoso ragazzo, trovo sia giusto che leggiate questa monografia.

    Non avrei davvero mai voluto scrivere queste note.

    Prima di tutto, desidero esprimere il mio più sincero dolore ed il mio più vivo cordoglio alla famiglia, gli amici, il Team ed i colleghi dell’illustre caduto, porgendogli solidali e fraterne condoglianze.

    Mi ha colpito l’atteggiamento forte e positivo del padre di Marco, Paolo: certamente, una grande persona, forte, intelligente, sensibile, rarissima da trovare non solo nel nostro ambiente.

    Un grande abbraccio a lui ed a tutta l’ammirevole, dignitosa famiglia del Campione scomparso.

    Nihil nisi bene, solevano dire gli antichi come aurea norma circa i defunti: cioè, (dire) nulla se non buone cose.

    In questo caso, però, sono d’accordo solo a metà.

    Certamente mi atterrò a questa regola per quanto riguarda l’UOMO Marco, del resto adesso così osannato – praticamente da chiunque, anche chi non lo conosceva affatto – tanto da rasentare quasi la santificazione.

    Essendo però questo pezzo anche una disamina tecnica di quanto sia effettivamente avvenuto in pista a Sepang, non posso promettere, con tutta la mia buona volontà, di uniformarmi ad essa anche per quanto riguarda il PILOTA.

    Sono abituato a dire esattamente quel che penso in ogni occasione e circostanza, senza sconti o peli sulla lingua, con estrema onestà intellettuale, ed intendo pertanto farlo anche questa volta.

    Come UOMO, non conoscevo Marco, dunque in questo senso non posso proprio esprimere un opinione.

    L’ho visto tantissime volte dal vivo, sia correre in pista che nei paddocks, ma non ci ho mai parlato direttamente.

    Giudico pertanto esternamente, superficialmente, solo dalle tantissime interviste e filmati di lui che ho visto, praticamente fino al giorno prima della sua scomparsa.

    Era sicuramente un ragazzo allegro, estroverso ed espansivo, magari anche troppo, esagerato forse anche in questo.

    Certamente un compagnone, sincero, decisamente naive e, immagino, bonario e generoso fuori dalla pista. Umanamente mi era alquanto simpatico, anche perchè mio conterraneo.

    Il suo volto eternamente allegro e sereno, l’enorme casco di riccioli, l’incedere goffo da spilungone ed il nasone ispiravano indubbiamente confidenza, semplicità e simpatia quasi a tutti.

    Il classico “patacca” (solo chi è Romagnolo capisce alla perfezione il complesso significato di questo termine) della compagnia, come lui stesso più volte si era definito, dimostrando una autoironia ammirevole, sicuramente non calcolata, assolutamente spontanea.

    A Fellini – suo grande conterraneo e quasi concittadino – sarebbe piaciuto un sacco, garantito.

    Questo, per chi non lo avesse capito, è un grande complimento al suo genuino personaggio.

    Proprio per queste sue doti di solarità, di estroversa, quasi involontariamente comica spontaneità, gli sponsors più disparati – lo abbiamo visto tutti, in TV come nelle riviste specializzate – gli si erano letteralmente buttati addosso negli ultimi mesi, forse al di là dei suoi effettivi meriti (e certamente, MOLTO al di là dei suoi effettivi RISULTATI) come pilota, in pista.

    Probabilmente loro, più che ai punti in classifica, guardavano proprio all’accattivante personaggio che Marco, probabilmente NON recitando affatto, lasciava apparire all’esterno, ovvero (a mio personale giudizio) il suo vero sè stesso, naive, stralunato, eccessivo – gli anglosassoni direbbero: larger-than-life – sgraziato, ipercinetico, allampanato, eternamente fuori dalle righe, ma indubbiamente reale, ruspante e simpatico.

    Molto recentemente, quindi, nel mondo dei media e della pubblicità italiani stava lentamente ma inesorabilmente prendendo il primo posto tra i Campioni del Motociclismo nostrano, ossia quello da sempre occupato da Rossi.

    Insomma, era un tipo impossibile da ignorare, ovvero che certamente non lasciava indifferenti.

    Magari poteva anche suscitare antipatia quanto simpatia, ma era veramente difficile non notarlo.

    Tutto in lui contribuiva a questo, non solo le vistose statura e capigliatura, ma anche la sua caratteristica voce alla Donald Duck (solo più profonda), che restava impressa più di ogni altra cosa lo riguardasse: aveva un suono veramente simpatico e divertente, buffo ed involontariamente comico, direi.

    Io stesso, lo confesso (mandando nel contempo un affettuoso saluto a Marco, dovunque si trovi adesso: secondo me è in ottima compagnia, assieme a Kim, Mike, Gary, Jack, Kent, Renzo, Angelo, Jarno, Santiago, Gilberto, Bill, Guido, Daijiro, Shoya, Peter e tantissimi altri), so imitarla alla perfezione.

    In pista però era evidente, per sconcertante e brutale contrasto, la sua radicale, quasi insana trasformazione: diventava improvvisamente, insensatamente feroce e spesso totalmente avventato – da placido teddy bear a grizzly – sembrava quasi non ragionare più una volta abbassata la visiera, lui pacifico e bonario Dr.Jeckill nella vita mutato sinistramente in un irresponsabile e pericolosissimo Mr.Hide (nome Stevensoniano quando mai appropriato……..to hide vuol dire nascondere, celare infatti) quando annegava il testone zazzeruto dentro quel casco bianco e rosso, molto, troppo simile a quello che indossava Jarno Saarinen a Monza quell’altrettanto fatale 20 Maggio 1973, dagli stessi identici colori, bianco a strisce rosse, sanguigne..

    La mia decisa (solo leggermente attenuata negli ultimi GP) avversione – sempre ben motivata – verso il Simoncelli PILOTA, invece, è ben nota a tutti.

    Anche proprio per i motivi appena citati.

    Su questo, premetto subito, nonostante il sincerissimo dolore che provo per la perdita di una vita umana prima di tutto, ma ancor più per un bravo pilota che sicuramente amava il Motociclismo sopra ogni cosa al Mondo, non ho affatto cambiato idea: trovo che Marco, pur essendo stato Campione del Mondo della Classe 250 (peraltro in un anno eccezionalmente propizio, il 2008, quasi senza avversari degni di questo nome, visto che sia Lorenzo che Dovizioso erano appena emigrati in MotoGp alla fine dell’anno prima), e dunque un rider ormai teoricamente assai esperto, fosse in pratica ancora molto immaturo, ed in ultima analisi, nonostante la sua indubbia velocità, troppo poco professionista (e sto appunto parlando del comportamento che un vero professionista debba tenere in pista, NON della sua abilità o velocità nella guida), per poter stare con l’eletto gruppo dei piloti della MotoGp.

    LaPresse

    I tremendi disastri da lui combinati quest’anno (chiedere per esempio a Pedrosa, che ha avuto il promettente Mondiale 2011 completamente rovinato da lui) non fanno che confermarlo nei crudi e semplici fatti, ed al di là di ogni ragionevole dubbio.

    I colleghi della MotoGp, non necessariamente più anziani di lui, si sono giustamente molto allarmati fin dall’inizio del 2010 ed hanno provato veramente in tutti i modi a metterlo in guardia, a fargli capire che il suo comportamento in pista, troppo aggressivo, troppo impaziente, troppo avventato, troppo pericoloso, troppo………TUTTO, fosse qualcosa di terribilmente pernicioso per sè stesso e soprattutto per gli ALTRI.

    SE, dopo il brutto episodio di Le Mans, avessero fatto quel che suggerivo, ovvero dare una solenne squalifica (io avevo suggerito addirittura di 5 GP: avrebbero potuto essere anche solo uno o due, ma a quel punto qualcosa andava comunque fatto) a Marco, adesso con ogni probabilità avremmo un pilota sempre deciso e determinato ma anche più corretto e calmo e, quel che più conta, ancora vivo e vegeto.

    Dite quel che volete, ma di questo sono personalmente convintissimo.

    In passato hanno sospeso piloti per MOLTO meno (vedi anche il giovanissimo, spesso troppo avventato Lorenzo), e lezioni di questo tipo, date al momento giusto, spesso sono servite.

    La stessa cosa, se ricordate, era puntualmente accaduta gli anni precedenti il 2010 in Classe 250, e questo certamente non può essere un caso.

    La verità è che Marco si fosse creata negli anni una piuttosto ben meritata fama di mina vagante, quasi di pericolo pubblico, particolarmente tra i piloti spagnoli, ma NON solo tra quelli.

    Tutto inutile.

    Gli avvertimenti dei colleghi, dati solo per il bene comune, quindi di tutti, oltre che suo, non sono stati ascoltati.

    Anche oggi, sebbene le esatte circostanze siano ancora da accertare nonostante l’evidenza televisiva, quello che accaduto sembra. mi spiace dirlo, sostanzialmente colpa sua.

    Prima di tutto, per quanto riguarda la caduta in sè, la colpa sembra esclusivamente sua.

    Poi, una volta avvenuta la scivolata, per quanto accaduto in seguito, l’elettronica, credetemi, tirata in ballo dalla barbogia Nullità per spiegare tutto, invece non centra proprio assolutamente NULLA.

    La verità è ancora impossibile da stabilire con certezza, ma pare proprio che Marco abbia incredibilmente tenuto il gas aperto per un istante ANCHE A TERRA, restando altresì (del tutto evidentemente) attaccato volontariamente alla moto, sperando in chissa mai cosa.

    Infatti, a quel punto, riprenderla era ormai assolutamente impossibile!

    Cioè, a quel punto, una volta caduti ed a terra, la logica, la prudenza, il semplice buon senso, in ultima analisi l’ISTINTO DI CONSERVAZIONE impongono di mollare assolutamente il mezzo più in fretta possibile.

    SE Marco lo avesse fatto, se avesse mollato SUBITO la presa, la moto (e dietro a lei, ovviamente LUI stesso) sarebbe uscita per la tangente all’esterno, come sempre succede in questi casi, E NON SAREBBE ACCADUTO PROPRIO NULLA DI GRAVE!

    Magari Marco avrebbe incasellato un altro zero, ma sarebbe ancora con noi vivo e vegeto, pronto ad una nuova battaglia a Valencia.

    Magari invece, come del resto ad esempio Rossi ha fatto tantissime volte, avrebbe rialzato la moto e sarebbe ripartito subito.

    Invece, questa è tornata innaturalmente in pista, e ripeto, NON per colpa dell’elettronica e/o del TC: altrimenti, anche in tantissimi altri casi la moto sarebbe andata avanti comunque a spingere, anche senza pilota!

    NO, assolutamente NO.

    MARCO STESSO, lo si vede benissimo, ha voluto tenere aperto il gas per qualche frazione di secondo anche a terra, restando contemporaneamente ABBARBICATO al mezzo in modo totalmente INSENSATO, forse per tenerla accesa, e poter ripartire subito.

    In ogni caso, qualcosa di totalmente folle ed assurdo.

    Una cosa semplicemente, assolutamente inspegabile, MAI vista prima.

    Ad una mentre fredda e distaccata, razionale e lontana dalle logiche motociclistiche, potrebbe sembrare anche un gesto quasi suicida.

    Solo che, con questa sua estrema, fatale imprudenza, Marco non ha ucciso solo sè stesso, ma avrebbe benissimo potuto ammazzare, falciandoli, pure i completamente incolpevoli Edwards e Rossi, due amici e compagni che appunto lui ha effettivamente comunque travolto, e che per un semplice caso del destino – che ama spesso rovesciare beffardamente le parti a suo piacimento – sono invece divenuti, totalmente loro malgrado e del tutto incolpevolmente, i suoi carnefici, anzichè sue vittime.

    Inoltre, anche la stessa singolare scelta di gomme del pilota, extrahard davanti e dietro, avrebbe dovuto suggerire un’estrema prudenza almeno ai primi giri, per farle scaldare a dovere.

    Marco invece non ha quasi MAI saputo aspettare neppure mezzo giro per questa elementare esigenza delle coperture, specie le problematiche Bridgestone attuali, con i risultati che abbiamo ben visto durante l’anno.

    Non più tardi di qualche giorno fa, avevo sottolineato con forza QUALCOSA di estremamente allarmante, che è sembrato stranamente essere sfuggito a praticamente TUTTA la stampa specializzata, nazionale e non, ovvero che Rossi abbia serissimamente RISCHIATO LA VITA a Phillip island, quando, anche in questo caso per SUA esclusiva colpa, è caduto davanti a Bautista e la ruota di quest’ultimo gli ha letteralmente sfiorato il casco.

    Qualche centimetro o qualche centesimo di secondo di differenza, e la ruota dello spagnolo avrebbe potuto benissimo passargli dritta sul COLLO, proprio come hanno fatto quelle degli assolutamente incolpevoli Edwards e……………ironicamente, Rossi stesso, rispettivamente sul TORACE e sul COLLO di Simoncelli.

    LaPresse

    Ora guardate e riguardate attentamente questo video!

    http://www.youtube.com/watch?v=nANOvKJLoQk

    E’ una stupefacente, struggente, agghiacciante MA chiarissima moviola di quello che e successo, visto da dietro.

    Vedendo piu volte queste tremende immagini in slow motion, si vede benissimo Marco che, tenacemente aggrappato alla moto pur essendo a terra, la tiene in qualche modo in piedi da sotto, mantenendo ancora parzialmente iin trazione la ruota posteriore dando ancora gas per un ultimo istante, prima di lasciare finalmente il manubrio.

    E’ ESATTAMENTE QUESTO che la fa tornare violentemente al centro della pista deviando repentinamente (per ovvie leggi fisiche, visto che è sbilanciatissima da quella parte, come piegata ad arte in una curva volontaria) verso destra, ovvero verso l’interno della curva, proprio quando stanno sopraggiungendo i due totalmente incolpevoli altri protagonisti della tragedia, ovvero i malcapitati Edwards e Rossi.

    Nel veloce abbrivio verso destra dell’insieme moto bianca-corpo di Marco sotto di lei, questo si infila letteralmente DAVANTI e poi SOTTO LE RUOTE dei due riders che sopraggiungono quasi appaiati nella parte interna della pista, compiendo la fase finale della curva, ancora leggermente piegati ma ormai quasi sul dritto.

    A questo punto, sembra proprio che la moto di Colin passi dritto sopra al TORACE di Marco e contemporaneamente (proprio praticamente all’unisono) quella di Rossi addirittura sul suo COLLO, comprimendoglielo in modo talmente brutale da sfilargli, o meglio letteralmente strappargli il casco a forza, forzando il robustissimo cinturino sottogola a rompersi!

    Voi tutti sapete quale tremenda forza occorra per farlo.

    Si vede chiaramente tutto il braccio del povero Sic esteso completamente alla destra (cioè verso l’interno della pista ) della ruota di Vale mentre questa gli passa molto verosimilmente sul collo in pieno, certamente spezzandogli – internamente ad esso – il midollo allungato, cosa che da una morte certa, immediata ed indolore.

    Non ci sono praticamente dubbi.

    La ruota di Vale si solleva, facendo un salto all’insù, certamente passando sul collo di Marco, poi ricade giù, violentemente spostata allo stesso tempo verso destra, perdendo contemporaneamente il parafango in carbonio (che urta, cosi come la ruota, sul collo e sul casco di Marco) ed immediatamente dopo la ricaduta della ruota sull’asfalto e la sua brusca deviazione verso destra – segno che ha incocciato in qualcosa di solido a terra, vale a dire proprio il collo ed il casco del malcapitato corianese – si vede il casco rosso e bianco che comincia a muoversi ormai vuoto e libero verso destra.

    La cosa veramente incredibile resta il fatto che Vale comunque NON cada, nonostante sia evidentemente passato sul collo di Marco, facendo per davvero miracoli di equilibrismo, sfilando poi via sull erba, come ben si vede senza piu il parafango che ha appunto incocciato, cosi come la ruota, sul collo, l’attaccatura del braccio ed il casco del povero Sic.

    Probabilmente, qualche decimo di secondo dopo, quando la moto di Rossi è ormai stata violentemente deviata e proiettata all’esterno, anche la moto di Colin dà un violento colpo (sembra, piu che con la ruota posteriore, con il codone) in testa a Marco – scivolante a terra ormai privo di casco – cadendo giù come una ghigliottina.

    Guardate voi stessi le immagini, io l’ho fatto per un centinaio di volte.

    Ogni volta vedevo le stesse, terribili, raccapriccianti ma anche chiarissime cose.

    LaPresse

    Dunque, per riassumere tutto in qualche parola, posso dire come in fondo Marco sia rimasto vittima di sè stesso, delle proprie stesse eccessive irruenza, imprudenza e giovanile avventatezza…………insomma, proprio della sua ECCESSIVITA’ in tutto, ma che altri potrebbero anche ridenominare volontà indomita, generosità d’animo e voglia di primeggiare sempre e comunque a totale disprezzo del rischio che si corre.

    A questo punto, a piacere.

    Scegliete voi.

    Dei suoi difetti o dei suoi pregi come pilota, comunque SEMPRE vittima di sè stesso è rimasto, questo è semplicemente incontrovertibile.

    Visto che questo è un blog, ora tocca appunto a VOI dire la vostra.

    Io, forte anche della mia pluridecennale esperienza di pilota prima in fuoristrada e poi in pista, nonchè quasi quotidianamente su strada, ho detto la mia, come sempre senza peli sulla lingua e con totale sincerita’ intellettuale.

    Resta solo da dire qualcosa sui soccorsi, secondo me semplicemente SCANDALOSI.

    Davvero, vedendo la dilettantesca farsa malese, e come si sia fatto scempio del povero corpo di Marco, senza avere la benchè minima idea di cosa fosse necessario fare, sembra che 40 anni, ovvero il periodo passato dalla tragedia di Monza, siano passati invano!

    Io mi chiedo, con tutti i soldi che girano in questo ambiente, perchè a tutt’oggi non si sia fatto assolutamente NULLA da allora, a parte la benemerita Clinica Mobile (che però NON è presente in pista!), resta una cosa assolutamente stupefacente.

    Ora, si dà il caso che chi scrive sia un vero esperto in questo campo, perciò perfettamente in grado di riconoscere un soccorso valido da uno completamente inefficace.

    Allora, visto che la corsa era stata immediatamente fermata, a Marco andava immediatamente messo, subito lì in pista, il collare di sicurezza obbligatorio per i politraumatizzati della strada, senza assolutamente essere sollevato o mosso, a parte mettere poi la testa e il corpo prudentemente e lentamente nella posizione di sicurezza per evitare l’eventuale soffocamento da parte del suo stesso sangue, liberando nel contempo le prime vie aeree, spostando ad esempio la lingua che fosse eventualmente rimasta in posizione innaturale.

    Indi, la RCP (Rianimazione Cardio Polmonare) andava praticata LI’ SUL POSTO ed IMMEDIATAMENTE, senza perdere neppure un secondo, con anche un defribrillatore a portata di mano.

    E’ assurdo perdere tanto tempo, addirittura oltre 10 minuti, forse ben più sono passati dal momento della caduta a quello in cui l’ambulanza sia effettivamente arrivata al centro medico, in questi frangenti anche i singoli secondi sono preziosi!

    SE necessario, Marco andava anche intubato LI’ IN PISTA, senza aspettare neppure un minuto.

    In questi casi, anche solo un rianimatore in gamba – ma meglio due, agenti in equipe in questo particolare caso – può fare realmente la differenza tra la vita e la morte.

    Lo so a cosa state pensando adesso, alle parole di Paolo Simoncelli.

    SI, Marco era già irrimediabilmente morto, io l’ho realizzato immediatamente, vista la dinamica dell’incidente – e la mia vasta esperienza in materia – e perciò in QUESTO particolare caso, ma solo in questo, non avrebbe fatto nessunissima differenza.

    Marco è morto all’istante, sul colpo, per lo schiacciamento toracico e cervicale, ultima cosa questa che gli ha irrimediabilmente e mortalmente spezzato il midollo allungato.

    Volgarmente parlando, la ruota di Vale gli ha completamente spezzato l’osso del collo, tanto per capirci…………..uccidendolo all’istante, qualora il gravissimo trauma toracico da schiacciamento operato dalla ruota di Colin non lo avesse già fatto.

    Era assolutamente impossibile che ne uscisse vivo, credetemi.

    Almeno, sappiamo come Marco NON abbia assolutamente sofferto, se non per un paio di secondi al massimo.

    Si, ma questo lo ha visto il mio occhio esperto anche da lontano, e in pratica la visione diretta di suo padre: quindi, qualcosa di vero (ma di questo abbiamo avuto conferma solo dopo) ma di non provato, solo teoria dunque.

    MA poniamo, SE Marco fosse per caso stato ancora vivo, ma avesse avuto gravi lesioni alle vertebre cervicali ed al midollo allungato, sarebbe potuta benissimo bastare quella goffa caduta dalla barella ad UCCIDERLO!

    In pratica, quindi, bisognava tentare comunque, e TUTTO avrebbe dovuto essere esattamente come ho detto.

    Ovvero, occorre che ci siano medici rianimatori professionisti a bordo pista, uno ogni 500 – 750 metri circa, assieme ad un infermiere professionale in suo supporto, con tutta l’attrezzatura necessaria, per garantire le massime velocità di intervento, e professionalità.

    Poi vicino ad ognuno deve esserci un’ambulanza perfettamente attrezzata di tutto punto, in cui si sia in grado di fare, da parte del medico rianimatore e dell’infermiere, praticamente tutto quel che si farebbe al centro medico, sempre troppo lontano.

    La vita del paziente si salva (o si perde) nei primi 5-6 minuti, ragazzi, sappiatelo, dopo è tardi.

    LaPresse

    Potremmo a questo doloroso punto chiederci dove sarebbe arrivato Marco se avesse potuto continuare a correre fino alla fine della sua carriera.

    E’ ovviamente, questa, una domanda molto difficile a cui rispondere, essendo la risposta legata essenzialmente ai suoi possibili progressi, non tanto e non solo in velocità o abilità di guida in assoluto – ma anche qui aveva ancora molto da imparare, naturalmente, rispetto ai migliori – quando proprio alla sua condotta di gara, tatticamente e strategicamente parlando.

    Avrebbe fatto un passo in avanti radicale come quello realizzato da Lorenzo nel 2009 e l’inizio dell’anno dopo?

    Magari anche Marco sarebbe migliorato molto maturando, o forse anche no. Indubbiamente, dopo un inizio d’anno semplicemente disastroso, stava lentamente adattandosi ad una condotta un più giudiziosa e meno scriteriata della corsa, e qualche buon risultato era arrivato, come i brillanti podi di Brno (terzo) e Phillip Island (secondo).

    Come si vede, anche proprio come posizioni sul Podio, la progressione in questa seconda parte della stagione era promettente, tanto da far presagire che, prima o poi, al gradino più alto ci sarebbe arrivato, come del resto è capitato, dopo tanti secondi e terzi, anche all’amico-rivale di sempre, il conterraneo Dovizioso (nel 2009 al suo secondo anno di MotoGp, quale era questo per Marco: dunque aveva solo Valencia per eventualmente eguagliare l’eterno avversario).

    Quanto poi ad arrivare al Mondiale nella Classe, questo è davvero un altro paio di maniche, ed io sinceramente – e con tutto il rispetto dovuto – NON penso ci sarebbe MAI arrivato, vista la fortissima concorrenza attuale (Stoner, Lorenzo, Pedrosa, Dovizioso, Spies) per di più circa della sua stessa età o poco più, nonchè quella ancora da venire (Marquez e Bradl).

    In ogni caso, ormai non lo sapremo più, e per i suoi tanti tifosi potrà essere bello pensarlo in vetta al Mondo anche in MotoGp: un modo come un altro per onorare la Sua Memoria, e tenerla viva.

    Sarebbe comunque stato un grande ed interessante spettacolo vederlo in sella alla nuova RC213V 1000 in gara.

    Forse, era questo cambio epocale che lui aspettava per dare una svolta in meglio alla sua carriera, quello che lo avrebbe visto migliorare davvero in maniera radicale.

    Non lo sapremo mai, ed è davvero un enorme peccato.

    Sappiate tutti però che Marco, quale Campione del Mondo Classe 250 (come sapete, storicamente la Vera Classe Regina) del 2008, è già nel novero degli Immortali Eroi del nostro Sport.

    Infine, al di là ed al di sopra di ogni e qualsiasi sterile polemica, ormai assurda ed inutile di fronte alla Morte (o meglio, alla Vita, perchè la Grande Consolatrice è solo la sua apparente fine, e dunque parte comunque integrante di Essa) visto che ovviamente TUTTI i caduti sul campo della Gloria ci sono ugualmente cari, così come per le altrettanto dolorose e tragiche perdite di Shoya Tomizawa e del piccolo Peter Lenz – per restare solo ai casi più recenti, risalenti ad appena un anno fa – anche per Marco, caro a noi tutti, devo e voglio scrivere le stesse identiche, commosse parole:

    Il nostro amico Marco Simoncelli è scomparso mentre faceva – volontariamente e coscientemente – ciò che in assoluto amava di più al mondo.

    Proprio in forza di ciò – ovvero per la sua inestinguibile passione per il Motociclismo – la sua vita, seppur breve, è stata intensa e felice, ed è questo che conta.

    Noi tutti lo ricorderemo così, felice in sella alla sua moto: il volto allegro e sereno di Marco – proprio come quello di Shoya e del piccolo Peter – ci accompagnerà sempre.

    R.I.P.

    MARCO SIMONCELLI

    PILOTA

    SPIRITO INDOMABILE

    UNO DI NOI

    ”Non hai paura di ammazzarti se fai un incidente?”

    ”No. Si vive di più andando 5 minuti al massimo su una moto come questa, di quanto non faccia certa gente in una vita intera”.

    Marco Simoncelli

    “Una vita senza rischio non è degna di essere vissuta”

    Charles A. Lindbergh

    Ben detto, Ragazzi.

    DONOVAN