MotoGP Motegi. Preziosi “il Mago” impreziosisce la Ducati

MotoGP Motegi

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    filippo preziosi ducati

    E’ Candido Cannavò che parla, anzi, che scrive sulla Gazzetta.it.

    La storia, non sempre fortunata, di un uomo che ha costruito il successo Ducati 2007 piano piano, mattone su mattone, fino a raggiungere l’alloro.

    Un articolo interessante, bello da leggere, una vittoria che passerà alla storia più fulgidamente di altre.

    E tanto complimenti ai nuovi Campioni del Mondo da parte del Team di Derapate.it.

    BORGO PANIGALE (Bo), 23 settembre 2007 – Ingegner Preziosi, con tutto il rispetto per la sua magica Ducati che si appresta a vincere il Mondiale, guidata da un ragazzo prodigio di nome Casey Stoner, con tutta l’ammirazione per lei e il suo staff che l’ avete concepita, io sono qui per la carrozzina a rotelle sulla quale lei da sette anni è costretto a trascorrere la sua vita. Questo trabiccolo, testimone della sua vicenda personale, romba più dell’imbattibile Desmosedici: è civiltà che avanza, è lotta contro il pregiudizio, è musica che dà coraggio a tanta gente colpita da un agguato della sorte… Filippo Preziosi, direttore generale della Ducati Corse – ma lui però preferisce direttore tecnico – è un bel ragazzo di 39 anni, con due grandi occhi che scrutano nel mistero delle moto e nella profondità della vita e lunghi capelli scuri e ondulati. Tetraplegico per un incidente in Algeria: su una moto. Ascolta la mia premessa e mi guarda imbarazzato, cercando di decifrare a che tipo di persona ha dato appuntamento. E subito capisce che la sua Ducati «divina creatura» rimarrà sullo sfondo del nostro incontro e che al al centro ci sarà la sua storia: il sogno infantile, lo studio, il traguardo, la caduta, il riscatto, il capolavoro.

    LA CONQUISTA – Misano è alle porte, c’ è odore di trionfo definitivo e lui incrocerebbe volentieri le dita per scacciare i brutti pensieri, ma può disporne di uno soltanto, perché anche braccia e mani, oltre alle gambe, sono inerti: “Eppure quell’ unico dito che riesco a muovere – spiega – mi ha cambiato l’ esistenza. Posso toccare i tasti di un computer, posso tenere in mano una penna. Vede com’ è la vita? Muovere un dito può diventare una grande conquista”. Conosco queste situazioni paradossali, questi minuscoli frammenti di felicità nel mondo dei cosiddetti disabili, ma provo ugualmente i brividi dinanzi a quel dito prezioso che si muove e sembra voler irridere ai tanti sprechi del nostro vivere. Siamo in armonia, possiamo procedere. Filippo, diamoci del tu: da dove comincia la tua storia, dove si spezza, quando rinasce e s’ impenna?

    IL MITO – E lui racconta di un bambino di Perugia, generato da una mamma meravigliosa e insieme da una moto immaginaria. Chissà da dove nasce una vocazione così profonda. Nelle vie dell’ infanzia c’ è un motorino di nascosto dal padre Pietro, poi nel cuore e nella fantasia di un ragazzo che avanza entra un mito: Ducati. Come mai Ducati? Un mistero: a quei tempi è povera, in mani statali, sta spegnendosi. Filippo trova una spiegazione quasi ascetica: “La Ducati è diversa, ha una musica inconfondibile, senti che è fatta per te, tu sei come lei, è una moto senza compromessi…”. Ascolto in silenzio, direi in sintonia religiosa, ci capisco ben poco, ma alle visioni non si comanda.

    ASSUNTO – Il ragazzo Filippo corre veloce: ha una Ducati tutta sua a 18 anni, è una TL 350 bicilindrica, fa due anni di università a Perugia, poi la mecca: Bologna, dove prosegue gli studi. La sede delle Ducati è a Borgo Panigale, quattro passi. Il sogno di una vita si avvicina. Laurea in ingegneria meccanica: 110 lode e altri dettagli. E la corsa di quel giovanotto diventa uno sprint. Colloquio alla Ducati: accettato. E’ il 1992, ma c’è il servizio militare di mezzo.

    SCALATA – L’approdo definitivo alla rossa avviene nel 1994 e nel novembre dello stesso anno l’ ingegner Preziosi è responsabile dell’ ufficio tecnico corse. “La Superbike è stata la nostra palestra. È in quell’ ambito che siamo cresciuti e ci siamo presi anche grandi soddisfazioni. Poi nel 2000 si aprì il capitolo affascinante della MotoGP che avrebbe debuttato due anni dopo, ma già si conoscevano i regolamenti”.

    L’ INCIDENTE – Immagino che Filippo disegnerebbe quel momento come l’ apertura delle porte del paradiso, ma troppo bella era stata la sua storia perché il maligno non intervenisse. “La disgrazia avvenne in Algeria, nel dicembre del 2000. L’amica moto mi presentò la faccia brutta della vita. Lesione del midollo spinale a livello cervicale. Ed eccomi qui: tetraplegico. Ti chiedo un favore, anzi ti prego: non parliamo di quell’ episodio”.

    VICINI – Ma del seguito lui racconta tutto, volentieri, perché nel dolore del seguito c’ è il prodigio di una vita che vince, anzi che trionfa. “Mia madre, la mia ragazza Arianna, diventata poi mia moglie, le mie sorelle, Claudio Domenicali, anima della Ducati, sono stati gli angeli custodi che mi hanno sottratto alla disperazione. Tu conosci il problema perché hai frequentato il nostro mondo. Della tetraplegia si colgono in genere solo gli aspetti e le sofferenze esteriori. Ma nessuno riesce a capire, per esempio, quale dramma sia sentirsi inutili, perdere il rispetto per se stessi. Primo ospedale a Innsbruck, poi a Murnau in Germania, quindi a Sondalo in Valtellina. E qui, tra cure mediche e ondate di umanità, ho ritrovato la mente, il rapporto positivo con la vita. Gente eccezionale. In poche parole, sono rinato”.

    NUOVO INIZIO – Filippo non ha bisogno di riprendere fiato. «Claudio Domenicali e i ragazzi della Ducati mi mandavano i disegni e le relazioni. Mia madre leggeva e io con un cenno degli occhi le indicavo di voltar pagina. Ero coinvolto nei progetti e nei problemi dell’ azienda e piano piano realizzavo le prospettive di una vita ancora bella, interessante, faticosa. Vita vera, insomma: in carrozzina, senza gambe, senza braccia, con un solo dito mobile. Ho ripreso il lavoro come prima. Mi assiste tuttora in ufficio Francesca, un’ amabile ragazza”.

    MATRIMONIO – “Nel 2003 avvengono due cose importanti: debutta in corsa la Ducati Desmosedici e io sposo Arianna. Lei lavora in una associazione onlus, Save the Children: condivide in pieno la mia vita, con tutti i bisogni e i limiti che ne derivano. Ogni mattina per quelle cure personali che tu smaltisci in mezz’ ora a me occorrono due ore o più. Questo dall’ esterno non si vede…”. Ci eravamo dati un’ora di tempo, siamo andati al di là e non abbiamo ancora disturbato nel suo empireo la «divina creatura» che ha vinto sette GP con Stoner e sta riportando il Mondiale in Italia dopo i tempi eroici della MV Agusta.

    LE CORSE – Filippo Preziosi cita i nomi di Vittoriano Guareschi, prezioso collaudatore, e di Troy Bayliss il re della Superbike che l’ hanno seguita nella crescita. Io temo che per illustrarmi la moto s’ immerga in dettagli tecnici magari importanti ma per me incomprensibili. E invece l’ ingegner Preziosi mi accompagna nel regno della poesia dove da bambino cominciò a sognare la Ducati: «Questa Desmosedici – dice – è nata pazza. Aveva potenza, velocità, ma un carattere scorbutico che le toglieva efficienza, continuità, equilibrio». E tu, Filippo, cosa hai fatto? «Le ho dato equilibrio, ma le ho impedito di rinsavire. Così è nato il prodigio. Capirossi lo ha battezzato, Stoner lo ha consacrato». E’ il più bell’ elogio della follia che io abbia mai ascoltato. E adesso, poesia per poesia, prima di salutarci, creiamo un garbato dialogo tra la carrozzina a rotelle e la mitica Desmosedici, immaginando che siano un po’ madre, un po’ figlia. In punta di piedi entriamo nel museo. Filippo s’ avvicina alla «divina creatura» e l’ accarezza.