MotoGP. Quando Valentino non vince…

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    quando valentino rossi non vince

    …dopo tanto parlare, dopo tante parole lette, sentite, condivise o discusse, spesso lasciate correre…

    perchè il fiato serve per tifare, non per demolire.

    Strano a dirsi, eppure questo mondo che vive di miti, che ha bisogno di eroi spesso gonfiati ad elio, di streghe da mettere al rogo per sanare la propria coscienza. E poco importa se le streghe si siano estinte da tempo, ormai…

    Si sale e si scende, in questa corsa all’ “uomo più furbo”, per ricordare una canzone di Max Gazzè, e lo si fa velocemente, fin troppo velocemente, a volte molto più che una 800cc in pista, su un rettilineo.

    Anni di asfalto per creare un mito, una manciata di secondi per distruggerlo.

    Questo è, questo è quello che vede la gente, che ascolta la massa, che vogliono le persone. Una transitorietà che fa parlare, in mancanza di altri argomenti, una precarietà di idee, di concetti, di sensazioni che dà sicurezza in un mare di disequilibri e di scommesse senza esiti definiti.

    Così è.

    E Valentino Rossi, nel motociclismo, sta per diventare ancora una volta di protagonista di questo teatro dell’assurdo.

    Il Talento osannato per la vittoria e stigmatizzato nella sconfitta. Come se la vita e i suoi eccellenti modelli dovessero essere imperituri. Statici. Invincibili. Immobili.

    Sbagliato. Ed è strano che ci sia ancora qualcuno che creda in questa favola dell’eroe invincibile.

    E così, ecco che al primo errore di Valentino, ecco sgretolarsi il mito, quell’eroe che forse non era mai stato tale, quello che finchè vince va bene, altrimenti addio, relegato nell’oblio della sconfitta, così velocemente come un giro alla conquista di una Pole.

    Quello che fa più tristezza, in tutta questa follia generalizzata, è che in una frazione di secondo si mettano improvvisamente in dubbio quelle grandiose potenzialità affibbiate all’eroe fino a qualche attimo prima. Come se una caduta, un momento di stanchezza, uno sbandamento, una sottile presa di coscienza, possano mettere in discussione anni di vittorie, di soddisfazioni, di eccellenza.

    Ah, pazza gente!

    Com’è strano il mondo, com’è fatua la gente che si nutre di eventi volatili e randomici. Com’è facile entusiasmarsi in un frattale di tempo senza pensare a quanto ne rimanga per dopo. E a quanto ne sia stato vissuto prima.

    In un mondo usa e getta, perchè non applicare lo stesso servizio anche alle persone?

    Com’è facile dire: “Quello, ormai, è bollito!” con una fragorosa risata.

    Senza pensare a quanto sia difficile domare 200hp quasi ogni domenica e quanti ne siano stati domati nel passato. E quanti ne saranno in futuro.

    E’ proprio vero.

    Strano mondo, strana gente. Che vive di gassose illusioni.

    Senza accorgersi di quanta passione ci sia dietro le cose, dietro le vittorie, dietro le sconfitte.

    Dietro le persone stesse.

    Dietro un mito.