Numeri dei piloti in Formula 1, parliamo dei criteri di assegnazione

che ne pensate di introdurre una numerazione fissa per i piloti di formula 1 come per quelli della motogp? parliamone ricostruendo la storia della numerazione delle monoposto in formula1

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    Nessuna notizia in questo senso, la nostra è solo una domanda. Che ne pensate? Alcuni numeri come il 27, il 5 o il 46, riportano subito alla mente degli appassionati di motorsport il campione che per anni lo ha avuto sulla carrozzeria. Nello specifico il riferimento è ovviamente a Gilles Villeneuve, Nigel Mansell e Valentino Rossi.

    Valentino Rossi ha avuto vita facile visto che in MotoGP la regola che consente ad un pilota di scegliersi il numero già c’è. Da ormai un bel po’ di anni addirittura il calcio ha fatto il grande passo. In F1, invece, non se ne sente il bisogno.

    Pensate che si debba intervenire?

    Per chi non lo sapesse, funziona così: il campione del mondo si prende il numero 1 e lascia il 2 al suo compagno di squadra. Questo avviene anche nel caso in cui la squadra nella quale corre non abbia vinto il campionato mondiale costruttori o non lo abbia portato alla vittoria del titolo. L’esempio più recente di numero 1 “portato in dote” è quello del 2007 di Alonso alla McLaren. Se, invece, il campione in carica non prende parte al campionato, al posto dell’1 viene assegnato lo Zero ed il 2 (vedi Damon Hill nel 1994 quando il campione 1993, Alain Prost, si ritirò) alla scuderia che vince la classifica costruttori.

    Detto dell’1 e del 2, dal 3 in poi i numeri vengono assegnati in base all’ordine di classificazione di ciascun team nel campionato costruttori al termine dell’anno precedente. La brutta conseguenza di ciò è che raramente un pilota, pur restando nella stessa squadra, riesce a mantenere per più di un anno lo stesso numero.

    Prima del 1996 non era così. I team avevano dei numeri assegnati una volta per tutte ed erano molto più fissi, poiché scelti nel 1974 (negli anni ’80, poi, furono ridistribuiti ma la Federazione non toccò quelli delle scuderie “storiche”). L’esempio della Ferrari e del 27, divenuto un vero e proprio logo aggiunto, è in questo senso emblematico quanto suggestivo.

    L’unico modo per sperare nel cambio di numerazione era quello di vincere il mondiale. A quel punto la squadra campione si “invertiva” con quella che aveva vinto l’anno prima e che si era aggiudicata, a sua volta, il numero 1. Questa circostanza ha fatto sì che nel 1990 Alain Prost, passando da Woking a Maranello, portò con sé il numero 1 di campione del mondo e lo mise sulla Ferrari, “costringendo” la McLaren a correre con il 27 e il 28. Curiosamente, quindi, fu Senna l’unico in grado a portare il 27 rosso di Villeneuve a vincere il mondiale…

    Altri numeri celebri e fortemente legati a particolari scuderie, oltre a quelli della Ferrari, furono il 3 e il 4 per la Tyrrell, il 7 e l’8 per la McLaren, l’11 e il 12 per la Lotus e il 25 e il 26 per la Ligier.

    La mia opinione è che, per quanto sia un aspetto ovviamente marginale, dare maggiore dignità al numero con il quale si correre legandolo ad una particolare scuderia o, meglio ancora, ad un particolare pilota non può far altro che bene ad una Formula 1 alla continua ed ossessiva ricerca di interesse e spettacolarizzazione.

    In MotoGP la cosa funziona alla grande e si passa dal 27 (sempre lui) di Stoner al 33 di Melandri, al 65 di Capirossi o il 69 di Hayden.

    Forse esagero, ma credo che persino Valentino Rossi senza il suo 46 sarebbe stato un po’ meno Valentino ed un po’ più un sig. Rossi. No?

    Dite la vostra e… votate il sondaggio!

    Foto | motorsport | wikipedia