Nuovo punteggio F1 2014: come sarebbe cambiata la storia?

Rileggiamo il passato alla luce del nuovo punteggio raddoppiato all'ultima gara

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    Formula One World Championship

    Bel gioco quello di scrivere la storia con i “se” e con i “ma”. Per fortuna i fatti si sviluppano e si consolidano come effetti di determinate cause. Giocare a cosa sarebbe stata la Formula 1 con il nuovo, folle, sistema di punteggi torna utile per ribadirne la stupidità, in quello che è ormai diventato più che Circus, un Circo di pagliacci e saltimbanchi.

    Si decide come un fulmine a ciel sereno che “chi porta la palla merita un gol di vantaggio”, oppure, che “chi segna ultimo, vince”. Se non fossero una cosa seria, le corse, si potrebbe anche scherzare. Proviamo a riscriverla, la storia, con ben in mente un fattore chiave: non è un titolo mondiale in più o in meno a creare la leggenda, a far appassionare i tifosi. Puoi dominare ma restare un perfetto nessuno, ricordato solo dagli annali.

    Cosa sarebbe stato di Fangio, Schumacher, Prost, Senna, se nelle battaglie finali avessero saputo di un punteggio doppio? Probabilmente ci avrebbero messo ancor più cattiveria agonistica e fame di vincere. L’argentino, col senno di poi, avrebbe dalla sua il titolo del 1953, strappandolo ad Ascari, ma sarebbe stato beffato da Stirling Moss nel 1956. L’inglese è uno dei piloti che avrebbe tratto maggior beneficio dalla regola recentemente deliberata dal consiglio mondiale della Fia, visto il titolo del 1958 ai danni di Mike Hawthorn. E’ stato il primo inglese a vincere una corona iridata, ma con il nuovo punteggio questo primato non gli apparterrebbe più.

    Con un balzo di un decennio, si va al 1970. Non ha alcun senso disquisire sul mondiale che sarebbe andato a Jackie Icxk anziché al povero Jochen Rindt, deceduto a Monza e campione postumo. Volendo scrivere la storia con i se e i ma, chissà come sarebbero andate le gare alle quali non potè partecipare l’austriaco.

    Del tutto a sé è la vicenda di Gilles Villeneuve. Il canadese nel 1979 è al secondo anno in Ferrari e Scheckter arriva dalla Wolf: la cooperazione tra i due è onesta e leale, Gilles sarebbe diventato campione del mondo con il punteggio raddoppiato all’ultima gara, ma non sarebbe cambiato nulla nella grandezza del pilota. Villeneuve lo ricordi per il duello di Digione, per il rientro ai box su tre ruote a Zandvoort, per la vittoria a Montecarlo, per la guerra di Imola. Il titolo lo cercava in quel 1982, non certo nel ’79 e l’arroganza e insubordinazione di Pironi al Santerno furono alla base della tragedia di Zolder.

    Avrebbe un titolo in meno Nelson Piquet, mentre Alan Jones metterebbe in bacheca due campionati, con quello del 1981 strappato al brasiliano. A quota due mondiali sarebbero in tanti ma non tutti realmente sullo stesso piano, come vorrebbe far credere la statistica. Lauda, Senna, Piquet, Jones, Mass e Raikkonen insieme. Vicende diverse per ognuno di questi campioni: Lauda perderebbe il titolo del 1984 a vantaggio di Prost: il Professore sarebbe il vero beneficiario del nuovo sistema, visto che balzerebbe a quota sei mondiali, mettendo in cascina anche quello del 1988 andato, invece, a Senna. Il brasiliano scenderebbe di un gradino al pari di Piquet, mentre Alan Jones e Raikkonen avrebbero forse più di quanto effettivamente meritato: il loro unico titolo inquadra correttamente il valore dei piloti.

    Un approfondimento sul 2003, anno del sesto campionato di Schumacher, ottenuto finendo appena a punti, il minimo indispensabile dopo una gara – a Suzuka – costellata di problemi e contatti. Non fu l’anno certamente più esaltante per la Ferrari dedicata all’avvocato Agnelli e la regolarità di Raikkonen l’avrebbe premiato nel finale.

    A Massa sarebbe servito molto meno in Brasile nel 2008 per portarsi a casa il titolo, non solo Glock davanti a Hamilton, ma soprattutto l’incidente evitabile a Singapore. Fotografando il valore del brasiliano in quella stagione si può dire che non avrebbe certo rubato il mondiale, ma non cambia l’opinione sul pilota, un onesto driver sopravvalutato proprio in ragione di quel campionato sfuggito di mano.

    Infine, con il nuovo sistema di punteggi avremmo un Alonso iridato nel 2012, a interrompere lo strapotere di Vettel con una Ferrari in realtà imbarazzante nelle prestazioni e favorita dall’alternanza di vincitori nei primi 8 gran premi dell’anno.

    Undici occasioni su 64, tanti sarebbero stati i titoli passati di mano con il cervellotico regolamento sportivo 2014, in grado di far peggio anche del cambio di punteggio inserito quando Schumacher chiudeva i mondiali prima di Ferragosto, mandando in vacanza tutti e ammazzando il campionato.

    Storia e statistiche non si possono riscrivere, semmai rileggere applicando variabili impazzite. Così gli sforzi di Schumacher e Prost avrebbero portato allo stesso risultato quantitativo, con sei mondiali a testa, Vettel sarebbe a tre così come Alonso, mentre la schiera dei bi-campioni comprenderebbe Lauda, Senna, Piquet, Jones, Raikkonen e Jochen Massa. Alberto Ascari sarebbe in compagnia di Gilles Villeneuve, Jackie Ickx e Massa, mentre Rindt, Scheckter, Hawthorn e Hamilton rimarrebbero a bocca asciutta.

    Nel 2014, arrivare in testa con ben 50 punti di vantaggio all’ultima gara, indice di un dominio deciso, potrebbe non bastare, con buona pace della costanza e velocità distribuite su 18 gare. Chi sarà a “segnare l’ultimo gol” ad Abu Dhabi? Oggi, quello che mette fine al buonsenso e allo sport l’ha fatto la Federazione.