Paul Hembery, intervista ESCLUSIVA: “la F1 è divertimento”

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    AP/LaPresse

    Hanno progressivamente diminuito il loro impatto sul mondiale, dopo che per 8 gare avevano restituito 8 vincitori diversi. Le gomme Pirelli, da principale variabile del campionato 2012, sono via via passate in “secondo piano” nella scala dei fattori in grado di influenzare il risultato degli ultimi gran premi.

    A due appuntamenti dal termine e con la corsa al titolo ancora in pieno svolgimento, solo la gara di Austin, prima assoluta per la Pirelli e tutto il Circus, potrebbe nascondere delle insidie sulla gestione e interpretazione delle gomme; poi ci sarà Interlagos, dove il gommista italiano fornirà un primo assaggio dei compound 2013.

    L’avvicinamento al week end del Gran Premio degli USA 2012 sul circuito di Austin è anche l’occasione per un confronto con Paul Hembery.

    Un’intervista per capire dove andrà la Formula 1 del futuro, quali sono gli elementi chiave nella progettazione delle gomme con gli attuali regolamenti e le sfide per i team in una stagione come quella in corso, caratterizzata da un avvio tra i più incerti di sempre nella storia del mondiale.

    D: E’ possibile rendere la Formula 1 divertente senza complicarla più di tanto?

    PH: «Alla fin fine, la Formula 1 deve intrattenere, perché senza i tifosi non ci sarebbe lo sport. Questo è l’elemento più importante tra tutti, perché non possiamo più fare affidamento sul consueto pubblico europeo, ma andiamo in territori come la Cina, dove ci “scontriamo” con il calcio, e gli Stati Uniti, con la loro enorme varietà di avvenimenti sportivi in tv. Dobbiamo porre l’accento sul divertimento e la nostra strategia sulle gomme, in accordo con le indicazioni ricevute dalla Fia e dai team, riflette questo aspetto. Lo scorso anno abbiamo assistito a più sorpassi di quanti non ne avessimo visti nella storia della Formula 1, quindi credo che stiamo riuscendo nell’obiettivo. I riscontri che abbiamo ottenuto ci dicono che il pubblico vuole vedere i piloti mettere in mostra il loro talento, con tanta azione in pista. Dall’altro lato, è rischioso tornare a gare noiose, senza un impatto in quei territori “cresciuti” con l’idea dello sport che dà un divertimento immediato».

    D: Con o senza rifornimenti cambierebbe qualcosa? Quanto varierebbe nello studio degli pneumatici costruire gomme per una vettura carica di carburante e con una medio scarica?

    PH: «Entro certi limiti è qualcosa che già facciamo: le monoposto iniziano la gara con il pieno e la concludono a serbatoi vuoti, mentre la qualifica si svolge a vetture con la minima quantità di benzina. C’è una grande differenza, circa 160 kg, così le gomme sono progettate per lavorare in un range di condizioni molto ampio. Il carico di benzina che diminuisce incide anche sull’altezza da terra e l’aerodinamica, c’è un effetto a catena. Se dovessimo progettare gomme per una Formula con le soste ai box, sarebbero diverse ma non in maniera enorme, perché semplicemente sarebbero create per lavorare in un range di variabili più ristretto, riguardo alla quantità di energia scaricata sulla struttura. Gomme come queste sarebbero forse più specifiche, ma dubito che vedremmo una differenza significativa».

    D: I team di F1 parlano di gomme Pirelli molto sensibili ai cambiamenti. Di conseguenza, quale lavoro devono fare durante i weekend di gara per adattare le loro monoposto in base al tipo di mescola, alle temperature e al tipo di asfalto? Sta proprio nella difficoltà di portare al suo meglio questo lavoro quindi la spiegazione degli 8 vincitori diversi quest’anno?

    PH: «In un week end di gara le squadre provano a raccogliere quanti più dati possibili sulle gomme nelle tre session di prove libere, variando i carichi di benzina e gli assetti, per vederne le reazioni in diverse condizioni. L’interazione tra una monoposto e le gomme è una scienza così complessa, interessata da così tante variabili che è un compito molto complesso capire ogni singolo parametro e circostanza. E’ inevitabile che ogni scuderia abbia un vuoto di conoscenza a ogni gara, e per certi versi va ascritto a questa differenza il numero di vincitori visti quest’anno. Ma certamente non è tutta la storia, prevalentemente sono state le nuove regole sull’aerodinamica che hanno ridotto il divario prestazionale tra i team, piuttosto che qualcosa relativa alle gomme. Le mescole di quest’anno hanno una finestra di prestazioni più ampia se confrontate con quelle del 2011».

    D: Mancano due gare e il campionato è in sospeso tra 2 possibili vincitori. Sei soddisfatto?

    PH: «Quel che vogliamo vedere più di ogni altra cosa è una competizione esaltante. Quando abbiamo iniziato il nostro percorso in Formula 1 lo scorso anno abbiamo detto che volevamo restituire le gare ai piloti e spero che i tifosi siano soddisfatti del risultato ottenuto. Fino a oggi tutti i nostri vertici mi hanno detto che sono fieri del lavoro fatto, portando la tecnologia e il know-how italiano all’avanguardia di uno degli sport più avanzati e globali che ci siano. La Formula 1 ha un’immagine incredibilmente elevata in ogni Paese, e il fatto che noi siamo un partner così ben riconoscibile mostra le qualità dei nostri prodotti a ogni livello. La Formula 1 condivide anche quelli che sono i nostri valori come azienda: stile, prestazioni, passione ed esclusività. Quindi, si: ci va bene».

    D: Senza naturalmente dirmi chi pensi di sapere: chi vincerà?

    PH: «Credo che finora la stagione ha dimostrato come sia impossibile prevedere qualunque cosa. Matematicamente il leader del campionato sarà sempre favorito , ed è chiaro che Vettel e la Red Bull hanno fatto un lavoro incredibile quest’anno per agguantare il comando, mentre la Ferrari e Alonso hanno fatto altrettanto bene per riuscire a mantenerlo così a lungo. La lotta è ancora lontana dall’essere conclusa, essendoci appena 10 punti tra i due: se qualcuno si ritirerà da adesso in avanti, sarà molto dura recuperare. Non voglio pronunciarmi, sebbene credo che dopo il Gran Premio degli Stati Uniti avremo un’idea molto più chiara».